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Raccontami una storia: “Una terremotata bianca”

“Una terremotata bianca”

di Maria Teresa Coviello

 

Una terremotata bianca, come la vedove bianche che hanno il marito a casa buttato sul divano, e si definiscono vedove poichè sole. Così mi sento anche io una terremotata che ha perso casa, tutto, senza aver subito un terremoto. Solo che il terremoto arriva all’improvviso, il mio lentamente con preavviso.

La terra sotto i miei piedi ha smesso di tremare nel Febbraio 2015, non ricordo il giorno preciso, è come se lo avessi rimosso. Del mese sono sicura, i miei genitori non c’erano, si trovavano in Sicilia purtroppo mia nonna non stava bene. L’ultima scossa è stato l’andarsene del mio oramai ex-marito,definitivamente.

Già da tempo non andavamo più d’accordo, non lo sopportavo più. Mi sono accorta a mente lucida, con la sua assenza che non l’amavo più da anni. È stato il mio amore dall’età di quattordici anni, quell’amore infantile che poi nel tempo credi unico. Quello è stato l’errore più grande : accontentarsi di un amore per sempre, pensando che nella vita non saresti piaciuta a nessun altro. Autostima bassa! Un danno, un enorme sbaglio!

Mi riempiva di regali, era sempre disponibile, buono ma già da allora mi riempiva di bugie (campanello d’allarme naturalmente non sentito). Drogata di un amore materiale, non andava altro che a subissare il vuoto della mia anima insoddisfatta. Negli anni tutto divenne abitudine, routine chiusa poi nel classico matrimonio rimandato per mia indecisione, ma poi fatto per ovvi motivi, l’attesa di una bimba. Mi ero convinta che fosse l’unica soluzione e che lui era l’amore unico della mia vita.

E in quel sempre sono arrivati i miei veri unici amori, tre piccole innocenti anime a cui ho dedicato, e dedico tutt’ora, la mia vita. Una gioia infinita, capisci realmente cosa significa amare, il resto del mondo non conta, nemmeno lui con la sua non presenza. Li ho cullati io , notte e giorno, lui non poteva aiutarmi :dormiva, e se non dormiva, dormiva in piedi. Comodo molto comodo. Per non parlare delle uscite quelle costrette, quelle domenicali dai parenti impiccioni che fomentavano le nostre liti. Per loro e per lui i figli dovevano crescere pascolando, come aveva fatto tutta la sua famiglia; non avevamo nemmeno complicità nel crescere i figli e pian piano diminuiva pure quella sessuale. L’ho allontanato incosciamente e volontariamente. Un matrimonio senza stimoli, senza sorprese, solo quelle dei debiti che iniziarono a piombare senza rendermene conto.

Un nuovo lavoro con poche entrate. Iniziò lentamente, scosse leggere, il terremoto: lui cadde e dovette rimanere un mese a letto. Di lì iniziarono i guai, non solo economici ma anche mentali: una leggera depressione varcò l’ingresso di casa, il tutto venne a galla con un attacco di panico in grande stile a casa, qualche goccia di xanax avrebbe risolto il problema. Ma così non fù.

La sera dopo il lavoro iniziò a intrattenersi al bar con qualche amico a bere una birra, per divagarsi, ma il problema fu l’aumentare delle birre. Cambiammo casa, ne prendemmo una più piccola per risparmiare, ma si sa con un vizio i programmi saltano. Ho cercato di coprirlo agli occhi di tutti: i miei figli non capivano ma ci vedevano litigare. Ai mie genitori spesso raccontavo che era stanco, invece con la sua famiglia era una tortura di chiamate perchè sapevano. Dovevo aiutarlo, solo io potevo e lo feci per i miei figli, ma iniziai a spegnermi io, sfoggiando serenità e sorrisi; ma non mi guardavo più allo specchio,ingrossai, allungai i capelli senza cura come cespuglio di campagna. Acquistavo vestiti senza forma per coprire le mie di forme. Non mi piacevo più, non avevo più tempo, non sorridevo più, piangevo ogni notte e spesso di giorno quando ero sola.guardavo il mondo girare mentre io ero inerme.

Spesso si ritirava ubriaco, si sedeva, non parlava ( meglio perchè puzzava da morire), fissava il vuoto. Preparavo il caffè per farlo riprendere momentaneamente, cercavo di nascondere la realtà. Mi alzavo la notte non vedendolo nè a letto e nè sul divano, lo trovavo fuori al balcone, sdraiato sfatto, con la santa pazienza lo riportavo dentro. Di giorno durante il lavoro iniziò a fermarsi nei bar, e a orario finito non rientrava  a casa. Allora io caricavo i miei figli in macchina e andavo a cercarlo nei vari bar, perchè lui era convinto di non essere alcolizzato e trascinava spesso me nel suo falso mondo tanto da portare a pensare che la pazza fossi io. Incominciò a perdere più di un lavoro, fummo sfrattati. La grande scossa! Dove potevamo andare, dove avrei fatto vivere i miei figli, senza soldi disperata, e fui accolta dai miei genitori, i miei angeli.

Abbiamo adibito la mia vecchia stanzetta in un dormitorio per noi cinque. In un istante la mia casa è svanita, i miei mobili, i miei ricordi, la mia indipendenza, la mia quotidianità crollata in pochi minuti. Tutto ciò andò ad aggravare il suo stato e in me tanta tristezza. I miei pianti aumentavano, a volte il mio secondogenito mi abbracciava e piangeva insieme senza chiedere, come se sapesse il motivo. Ho tentato tante strade per aiutare il mio ex , ma si rifiutava , non ammetteva di essere dipendente dall’alcool. A casa dei miei la situazione era impossibile, io non ce la facevo più. Trovai lavoro presso una professoressa, facevo la donna delle pulizie per qualche ora, ma i soldi non bastavano e lui disperato nella birra ne chiedeva insistentemente. Le liti aumentarono, spesso andava dai suoi poi tornava, chiamate al telefono lunghe, estenuanti ricche di offese come moglie e come donna perchè naturalmente la colpa di tutto era mia. Ritornava a casa ubriaco, si sdraiava a volte vestito nel letto, si copriva fino alla testa per non sentirmi e guardarmi; al mattino lucido chiedeva scusa ed io per amore dei miei figli le accettavo, ingoiavo le offese , sopprimevo la mia infelicità ormai succube di me.

I miei partirono, lui in casa finalmente si sentiva libero fino a quando una sera andò in escandescenza dinnanzi ai bambini ed ebbi il coraggio di cacciarlo di casa, riempì delle buste con i suoi vestiti e continuando a ripetere che fosse  tutta colpa mia andò via , e da allora non è più tornato. Da allora ho ricominciato a vivere, dovevo farlo i miei figli,  avrebbero perso entrambi i genitori. Ho ripreso a scrivere poesie per liberare la mia anima mi ha aiutato tantissimo nei momenti bui.  Non è cambiato molto il mio lato economico, sono ancora dai miei, mi sembra di impazzire in questa stanza, i giorni passano troverò un lavoro stabile e potrò dare felicità ai miei figli, ridare tutto ciò che abbiamo perso. Lo so non siamo felici, io dovrei essere il pilastro per loro ma sono loro a dare a me la forza per andare avanti , per credere che nel mondo c’è un posto anche per noi e girare con lui. Ma penso di dare almeno tanto amore per ora e credo che il ritorno dei miei sorrisi, della mia allegria, della mia forza che non mi ha lasciato, li aiuterà ad affrontare le giornate con una corazza. La felicità arriverà.

A te

A te,

che vai oltre l’orizzonte

il tempo sarà ainfinito e propizio.

A te,

i cui pensieri oltrepassano le stelle

il cielo sarà limpido e sempre azzurro.

A te,

i cui sorrisi trafiggono il mio cuore,

l’amore sarà dolce e idilliaco.

Perchè io ci sarò

nel  tempo, nelle stelle e nel tuo di cuore.

 

Maria Teresa Coviello

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