In cornice
La cornice di un quadro serve a sottolineare e circoscrivere la bellezza dell’opera, a enfatizzarla, a darle dignità e importanza, a proteggerla. Lo stesso ruolo si attribuisce ai capelli: la chioma, soprattutto femminile, ingentilisce o dà carattere al volto, lo “incornicia”. Eppure mi sono resa conto della bellezza autentica di una cara amica quando l’ho vista senza capelli, durante la chemioterapia.
Così ho scoperto quanto fossero profondi e vellutati i suoi occhi, quanto fosse dritto e armonioso il suo naso, quanto fosse aggraziato il suo volto, pur provato dalla malattia.
A volte camminiamo nel mondo senza cornici né orpelli: siamo pienamente noi stessi quando agiamo sapendo che nessuno ci guarda, liberi dal riflesso esterno e dalla ricerca di consenso. In quei momenti una parola, un sorriso, un gesto si rivelano nella loro purezza e autenticità.
Chi siamo noi quando nessuno ci osserva?
Non ho mai amato i giochi di gruppo, anche da piccola la mia perenne natura contemplativa mi portava spesso a comprendere male, o in ritardo le regole. Ricordo bene l’ora di ginnastica alle elementari, quando i compagni venivano scelti uno alla volta per formare le squadre. Temevo di essere l’ultima, giudicata per la mia scarsa attitudine. Per fortuna spesso non era così. Al campo scout di Alfero, durante una partita di palla scout, un bambino finse di essere mio amico per darmi un’informazione sbagliata, mi invitava a passargli palla anche se apparteneva alla squadra avversaria. Non ci cascai, ma quel ricordo mi accompagna ancora, come la sensazione di non essere la prima scelta.
Nella vita mi sono spesso sentita non scelta, o non la prima scelta, o non destinataria di una scelta. L’ho accettato sempre con eleganza e dignità, senza scenate, confidando che il tempo fosse galantuomo. Spesso è stato così. Eppure quella sensazione è rimasta cucita addosso.
Sono stata però la prima scelta dei miei bambini: credo che, prima di incarnarsi, abbiano scelto me come madre per intrecciare la loro vita alla mia. Sono stata la prima scelta del mio cane, che la prima sera appena arrivato a casa, posò la sua bellissima testa sulla mia spalla e mi designò come sua “umana” di riferimento. Sono stata la prima scelta di tanti bambini che mi hanno accolto nel loro mondo, e di molte amiche e amici, con cui è nata un’empatia immediata e con cui condivido mille avventure.
Col tempo la distanza tra ciò che sono e ciò che faccio per non deludere gli altri si è ridotta, anche se ancora fatico a dire qualche no. Ho più consapevolezza dei miei limiti e soprattutto della cura che devo avere per i miei confini. Ho scelto di volermi bene, di essere cornice e quadro insieme, senza timore di mostrarmi nella mia autenticità.
Chiara Macina
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