Il cuore detta e la mano scrive
Il calendario Smembar, appeso in cucina, lo aveva annunciato: luglio sarebbe stato rovente. Ora che agosto avanza, il caldo non allenta la sua presa e promette giorni ancora più torbidi. Fuori mi sciolgo come un ghiacciolo, dentro l’aria condizionata mi sospinge in una dimensione surreale. Ogni uscita è un varco verso un mondo parallelo. Eppure, in questa estate bollente, mi sento leggera: il calore sembra aver sciolto pensieri cupi e paure, lasciando spazio solo alla luce.
I miei programmi hanno un raggio breve: lavoro, cene fresche, passeggiate serali tra vie che di giorno percorro trafelata. L’estate è la stagione del mantra “ci penserò a settembre”: tempo di lasciar andare ciò che non risuona più, senza colpa, senza macigni. Ho impiegato quasi mezzo secolo per compiere questo clic, e ora mi regala una serenità inattesa. È bello viaggiare leggeri, non avere tutte le risposte, smettere di inseguire domande ormai inutili.
Se dovessi disegnare la mia paura più grande, la racchiuderei in un cuore: perdere chi amo senza sapere perché. Ho sempre temuto di deludere, di vedere qualcuno allontanarsi senza capire “dove ho sbagliato”. Ma oggi so che non è sempre colpa: a volte un incastro si spezza, e va bene così. Chi se ne va lascia spazio a chi deve arrivare.
In questa estate ardente ho perso la paura di perdere. Ho lasciato cadere la vecchia abitudine di colpevolizzarmi, di snaturarmi, di farmi male. Ora sento solo pace e spazio: lo riempirò di narrazioni, di parole che dal cuore scivolano sulla carta, perché “il cuore detta e la mano scrive”.
Una carovana si ferma, un’altra riparte. Alcuni li incontrerò ancora, altri non li rivedrò più. Persone che passano senza che me ne accorga, altre che incrocio appena. Man mano che le saluto, mi sento più pura. Devo vivere guardando il futuro che scorre. (Kitchen – Banana Yoshimoto)
Anna Chiara Macina
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