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Per le strade di San Marino: via Giosuè Carducci

Via Giosè Carducci si trova a Domagnano- Repubblica di San Marino

La libertà perpetua di San Marino

Giosuè Carducci visitò la prima volta San Marino il primo aprile 1871.

In tale occasione aveva scritto un ode alla Repubblica di San Marino rimasta purtroppo incompleta.

Ritornò a San Marino il 30 settembre 1889 in compagnia di Pietro Ellero. Fu in tale circostanza che gli venne prospettato l’invito di tenere il discorso per l’inaugurazione di Palazzo Pubblico.

Il poeta accettò senza esitazione e il Consiglio Principe e Sovrano non esitava a manifestargli la sua simpatia eleggendolo cittadino onorario.

Avvicinandosi la data dell’inaugurazione i governanti sammarinesi ripresero contatti con il Carducci, che così scriveva a P.Franciosi: Bologna 15 settembre 1894 “Caro Franciosi accettati l’onorifico incarico or sono cinque anni. Confermai nell’aprile dell’ultimo; è ormai più di un mese che studio e scrivo per San Marino- Che volete di più?”

Il 30 settembre il Carducci teneva il discorso “La libertà perpetua di San Marino” che ebbe accoglienza entusiastica.

Anche se il Carducci non mise più piede sul Titano, non mancarono da parte dei sammarinesi segni di amicizia e stima. Morto il poeta il 16 febbraio 1907, la Repubblica intese onorarne la memoria erigendogli un erma di bronzo nell’atrio di Palazzo Pubblico.

Per rendere più solenne tale cerimonia si ritenne opportuno chiamare a tenere l’orazione ufficiale l’allievo prediletto Giovanni Pascoli, che pronunciò il discorso “alla gloria di Giosuè Carducci e di Giuseppe Garibaldi”.

giosuè carducci

La libertà perpetua: le parole del poeta

Il Carducci nel celebre discorso accetta la leggenda così com’è, anzi ne fa una ricostruzione letterariamente felice e narrativamente commossa. Lo storico svizzero Aebischer, cui si deve la pubblicazione della Vita Sancti Marini, invita a distinguere ciò che è vero da ciò che appartiene alla letteratura agiografica. Anzi afferma che la leggenda non è documento storico ma semplicemente dimostra che nell’epoca della sua composizione (sec. X°)si venerava sul Titano la memoria di un santo anacoreta di nome Marino.
Nondimeno tale leggenda costituì sempre un forte legame per la comunità sammarinese e fondamento della sua coscienza autonomistica.

Chiara Macina

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