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Arrivederci Sonia Rykiel : rivoluzionò la moda col pullover

“ È la donna che anima l’abito. Non può essere il contrario. La provocazione è la donna, mai quello che indossa.”

A salutarci qualche giorno fa è una grande stilista francese: Sonia Rykiel.

Sonia entrò nel mondo della moda all’età di 17 anni, lavorando come vetrinista in un laboratorio tessile parigino. Iniziò a disegnare abiti nel 1962, quando, durante la propria gravidanza, non riusciva a trovare vestiti che le fossero comodi.

Dopo aver ottenuto supporto dall’azienda del marito, nel 1968 la Rykiel aprì la sua prima boutique a Rue de Grenelle, nelle Galéries Lafayette.

La regina del maglione

Era  soprannominata “regina del tricot”, si  concentrò sulla produzione della lana, dandole la stessa importanza che gli altri stilisti normalmente riservavano a tessuti più pregiati; Fu anche la prima stilista a produrre capi in maglia stampati, a realizzare maglioni di ogni foggia e misura e di ogni colore.

Il nero, il suo colore preferito all’inizio della carriera, via via si specializzò nel colore a 360 gradi.

Proprio la maglia, il maglione di lana, spesso di lunghezza abbondante a metà coscia, avventuroso e spregiudicato, sbarazzino e con notevole tasso erotico, a caratterizzare un’intera filosofia della moda riprodotta ogni anno con varianti, aggiunte e deviazioni mai radicali fino ai giorni nostri. Assoluta novità formale fu poi quella di riutilizzare maglioni con disegni vecchio stile per nuovi e pratici utilizzi. Pullover talvolta a coste con larghi giromanica che rendevano le spalle e i corpi più stretti, e grazie a gonne avvolgenti e morbide le gambe più lunghe.

Nei primi anni sessanta un suo maglione finì su una copertina di Elle, ancora non era regina di passerelle e vetrine, e attrici come Anouk Aimée, Audrey Hepburn, Catherine Deneuve e Lauren Bacall, cominciarono ad acquistare i suoi capi.

La carta stampata coniò perfino la tendenza chiamandola “poor boy sweaters”.

Sonia Rykiel ci lascia non solo moda ma anche romanzi e opere teatrali alle quali aveva lavorato, disegnando costumi e collaborando a commedie musicali.

Aristocratica ed elegante l’ultima donna che Sonia Rykiel aveva presentato in occasione delle sfilate di Paris Fashion Week di quest’anno: la collezione autunno-inverno 2016-2017 è ricca di capi di abbigliamento molto ricercati e raffinati, con stampe e motivi che ricordano un po’ una zarina russa, a partire dai colbacchi di pelliccia e dai capispalla realizzati con lo stesso materiale, un must have probabilmente anche nella prossima stagione fredda. Gli abiti sono molto sofisticati, ma non mancano anche look meno chic e più portabili ogni giorno, per uno stile formale e femminile, ma al tempo stesso molto raffinato e prezioso. Una collezione che rispecchia perfettamente la storia del marchio di moda.

sonia rykiel

A portare via questa icona al fashion system, è stata una malattia maledetta, il Parkinson, un meccanismo ad orologeria che lentamente ti porta alla morte, all’età di 86 anni.

Sonia con sé porta via un pezzo di moda contemporanea. La notizia della morte della fashion designer è stata data dai parenti ai media francesi.

Dal 1996 per l’esattezza, soffriva di questa malattia, questione tenuta segreta al pubblico fino a quando pochi anni fa, quando i segni esteriori della malattia non potevano più essere nascosti. Lo ha raccontato anche in un libro, ‘N’oubliez Pas Que Je Joue’, dove ha spiegato paure e incertezze, ma anche le grandi gioie della sua esistenza:  “La mia vita è diversa oggi, il mondo è diventato un posto troppo diverso, ma quando mi guardo indietro sono ancora così orgogliosa del patrimonio che ho creato”.

La regina della maglieria, come è conosciuta in tutto il mondo, ebbe un’intuizione a 28 anni, quando, rimasta incinta, si era accorta che i vestiti in vendita nei negozi non le andavano bene e allora ideò il tricot e fu un gran successo. Fu lei a parlare di un tipo di abbigliamento che doveva adattarsi alle donne e non il contrario.

Da Rue de Grenelle numero 6 nacquero sia il concetto di “demodé” e il “pas d’ourlet”, ma anche la cucitura doppia in evidenza e le scritte sulle maglie. A dirlo oggi suona banale, ma per l’epoca rivoluzionò il mondo della moda e del pret a porter.

Lo stesso presidente francese, François Hollande parlò di lei come di una “una donna libera, una pioniera che ha saputo tracciare il suo percorso”.

Libertà, comodità e anticonformismo, alla base di questo stile: la “regina della maglieria”.

La sua è stata una moda perfetta per il tempo libero, non nel senso Americano di abbigliamento sportivo, ma nel tipico stile francese che induce all’oziosità elegante.

Arrivederci Sonia.

 

Giulia Castellani

 

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