Intervista a una nuvola
di Anna Chiara Macina
Profilo di donna con in testa un cappello
Mi sento una nuvola, sospesa tra cielo e terra, leggera e mutevole. Mi espando e mi raccolgo, mi dissolvo e mi ricompongo. A volte sono ombra che rinfresca, altre luce che si tinge di rosa al tramonto. In certi momenti mi sento scura e carica di pioggia. Vivo di passaggi, di attese, di metamorfosi, come un frammento di cielo che non smette mai di cercare la sua forma.
Cerco tra le tante una nuvola amica, con cui intrecciare una narrazione, un innesto di due forme speciali. Quando mi chiedo se sia più saggio sfidare o rispettare i miei limiti, alzo lo sguardo al cielo.
Cerco la forma strana delle nuvole.
Le nuvole non forzano mai la loro forma, si espandono quando il vento le accompagna, si raccolgono quando la pioggia le chiama, si dissolvono quando la luce le attraversa. La loro saggezza è nel confine invisibile che le custodisce, non oltrepassano ciò che le renderebbe tempesta, non si negano ciò che le fa essere respiro del cielo. Così dovrei imparare anch’io, rispettare il mio lembo sacro, lasciarmi portare dal vento quando posso, ma non tradire mai la mia forma più autentica.
Cara nuvola, ti scrivo come si scrive a un viaggiatore senza mappe. Da dove vieni e dove sei diretta? Ti muovi sospinta da venti invisibili, eppure sembri conoscere ogni angolo del cielo. Come vorrei avere la tua padronanza dello spazio che mi circonda. Ho cercato a lungo il mio posto nel mondo, ora mi pare di averlo trovato, ma è un pensiero così grande che ho quasi paura di condividerlo, le cose belle in fondo vanno sempre protette.
Ti senti più libera quando ti dissolvi in trasparenze o quando ti addensi in forme possenti? Forse la tua verità sta proprio nella mutevolezza, nel non appartenere mai del tutto a una sola immagine. Che cosa provi quando porti la pioggia: è un dono o un peso? Ti piace vegliare dall’alto, specchiarti nei mari, ascoltare i segreti degli uomini che ti osservano dal basso? Sei consapevole di essere ponte tra terra e cielo, tra ciò che è effimero e ciò che è eterno?
Ti scrivo per dirti che, guardandoti, ho imparato che la bellezza non è fissità, ma movimento, che la verità non è possesso, ma passaggio. Nessuna verità, in fondo, è eterna.
Con gratitudine e meraviglia ti mando un bacio: un bacio grande che sale sino al cielo e resta sospeso, come un confine sacro tra me e te.
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