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Nella luce con i piedi al caldo e la pancia piena

“Nella luce, con i piedi al caldo e la pancia piena di cose buone. Questo è ciò che voglio sapere di te”.

Questo gli ho scritto nel biglietto che ha accompagnato il regalo che ho pensato per lui, in occasione del suo ultimo compleanno.

“Piccoli piccoli ma tanti” questa è la preghiera che rivolgevo sempre a Natale a mia mamma, volevo tanti piccoli pacchetti da scartare sotto l’albero, ho sempre amato molto le sorprese.

Per il mio migliore amico ho pensato a tante piccole cose, ciascuna foriera di un messaggio: una candela profumata per ricordargli sempre che non è nelle tenebre che deve nascondersi ma cercare sempre pieno sole, una borraccia che gli rammenti  di bere tanta acqua e avere buona cura di sé, un paio di calze calde con cui affrontare la rigidità dell’inverno, una tisanina profumata e del miele per addolcirla.

Ho fatto impacchettare tutto e il13 novembre sono andata da lui, ci siamo abbracciati forte, più volte.

Io dentro quell’abbraccio mi sento sicura e protetta, compresa meglio di mille parole e spiegazioni, in una terra di mezzo forte e calda dove le parole non esistono né servono.

Noi ci conosciamo da sette anni, un tempo lungo e breve al contempo, litighiamo, ci riappacifichiamo, ci sosteniamo, sogniamo e progettiamo.

Lui ha ciò che manca a me, io ho ciò che manca a lui.

Lui è calmo quando io mi faccio prendere dall’agitazione, io lo faccio ragionare quando lui si fa trasportare dalla rabbia, dalla paura.

Lui è la prima persona alla quale io voglio raccontare quando mi succede qualcosa di rilevante, lui fa lo stesso con me.

Quando sono molto agitata io prendo qualche goccia di essenza di lavanda e mi faccio un massaggio sul cuore per calmarmi, quando glie lo racconto lui mi dice che quando è agitato annusa dalla sua mano gli effluvi del suo posteriore, non è vero, ma quando me lo ripete mi fa così ridere da farmi completamente dimenticare perché ho sentito il bisogno di rasserenarmi  usando la lavanda.

Con gli altri spesso alza la voce e dice qualche cosa di provocatorio, con me non lo fa quasi mai, mi parla sottovoce, quando mi racconta una cosa intima sposta spesso gli oggetti davanti a noi, come sistemasse le dame su una scacchiera, so che sta riflettendo che mi sta mostrando qualche ragionamento che da tempo cova dentro di sé, allora io lo provoco, gli butto là qualche spiegazione a effetto, solo per dargli nuovi input e aiutarlo a capire meglio cosa lo agita, poi smetto, lo ascolto gli apro il mio cuore, non c’è nulla che mi stia più a cuore della sua felicità e quando lo vedo triste cercherei una soluzione anche sulla luna.

A volte lo invito a cena, mi piace molto ospitarlo a casa mia e fargli trovare i suoi piatti preferiti, se non mangia tutto resto male, se non porta a casa ciò che rimane della cena non ho pace, voglio essere sicura che abbia la pancia strapiena anche nei giorni seguenti.

Con la pancia piena si ragiona meglio….è così che voglio sapere le persone amate.

Noi facciamo tante cose insieme, abbiamo sempre un progetto in corso, qualcosa di bello in cui stare, un occasione per crescere, per dare un input positivo a noi stessi e agli altri.

Quando c’è qualcosa che non va mi dice sempre “Stai serena” io allora gli leverei gli occhi, mi sembra una frase scontata e un modo veloce di liquidare un problema, poi mi arriva tutta la sincerità e il calore di quelle parole e lo ringrazio,subito dopo penso a che cosa preparargli per la prossima cena.

Ci sono momenti in cui l’orgoglio che provo per lui è immenso, allora glie lo scrivo, a volte mi risponde “E’ merito tuo, mi hai aiutato”, a me questo non pare possibile allora gli rispondo che i rapporti speciali si nutrono di magia non di consapevolezze.

Non so quanto conto per lui ma so quanto conta per me…moltissimo.

Io se mi dovessi succedere qualcosa gli affiderei i miei stessi figli e non ho dubbi ne avrebbe grandissima cura, io ho sempre avuto paura di salire sul motore eppure la scorsa estate gli ho consegnato  il mio bambino perché gli facesse prendere posto dietro a lui e lo portasse a fare un giro, ho aiutato mio figlio ad allacciarsi il casco, gli ho fatto stringere forte la sua vita e poi ho guardato i miei ragazzi bellissimi sfrecciare per la strada.

Noi ridiamo tanto e di gusto, quando ho qualche spina sul cuore glie la racconto e dopo mi sento più leggera perché un peso condiviso diventa sempre più sopportabile e so ne avrà buona cura.

La prima volta che ci siamo incontrati lui mi ha misurato il polso e profetizzato improbabili letture io gli ho detto che saremmo diventati grandi amici.

E così è stato.

In questa e nelle prossime cento vite.

Chiara Macina

 

 

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