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“La scrittrice”: un racconto di Giovanni Renella

La scrittrice

Un racconto di Giovanni Renella

Sapeva che di lì a poco l’avrebbe salutata ed era giunto sereno, come mai prima d’allora, a quell’appuntamento irripetibile con la sua scrittrice preferita.

Negli anni trascorsi insieme aveva avuto occasione di apprezzarne la verve creativa profusa a piene mani nelle mille storie raccontate, in cui spesso sembravano confondersi la realtà e la fantasia, senza che si giungesse a capire dove l’una lasciasse spazio all’altra e viceversa.

Gli intrecci creati ne facevano una narratrice ineguagliabile, capace di stupire in ognuno dei capitoli che buttava giù di getto, così come venivano: imprevedibili, come solo lei sapeva renderli.

Quanto l’aveva amata per questa sua caratteristica, e quanto l’aveva detestata per lo stesso motivo!

Quelle accelerazioni improvvise di storie che scorrevano pigramente, o quei deragliamenti dai binari della routine, non avevano mai smesso di stupirlo.

La capacità di virare con naturalezza dalla commedia alla tragedia, semplicemente voltando pagina, la rendeva più unica che rara.

Fossero storie d’amore o drammi familiari, le sue trame si dipanavano lungo i più diversi percorsi, senza che nessuno potesse mai dare per scontato la conclusione o ipotecarne l’esito.

La sua ironia diveniva tagliente nella narrazione degli accadimenti politici, quando portava sulla scena funamboli e guitti che facevano a gara per dare un tragicomico spettacolo di se stessi, e pazienza se in quelle storie tutto finisse con l’andare a ramengo.

Drammatica nel descrivere gli orrori delle violenze e la tristezza della miseria, allo stesso tempo, con improvvisi cambi di registro, riusciva a prodursi in veri e propri slanci lirici raccontando di chi si prodigava per gli altri.

Giorno dopo giorno, con l’incessante narrazione di vicende che si susseguivano rapide nel volgere delle ventiquattrore, la scrittrice che tanto amava gli aveva fornito l’ispirazione per le sue storie, con cui cercava a sua volta di restituirle un senso e, forse, esorcizzare l’ineluttabilità della fine.

Con lei, per le tante emozioni che gli aveva regalato nel corso dei lunghi anni trascorsi insieme, sapeva di avere un debito di riconoscenza, che aveva provato a colmare con le sue storie, vissute o raccontate, a testimonianza di un tempo non lasciato trascorrere invano.

Per questo era sereno nel momento del commiato dalla vita, la più grande scrittrice che avesse mai conosciuto.

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