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Bambini capricciosi come capirli e gestirli

Quella dei capricci è una questione difficile e delicata, perché, nel momento del capriccio noi genitori sentiamo l’angoscia e la rabbia nostra che cresce, assieme all’angoscia e alla rabbia del bambino. Sentiamo la provocazione, la sfida, ma anche il senso di impotenza: nostro sì, però anche suo. E la delusione, la pretesa e lo sconforto, nostri si, ma anche suoi. E’ facile allora, che perdiamo le staffe e assumiamo comportamenti reattivi (di cui magari in tempi successivi è facile che ci pentiremo): o eccessivamente restrittivi, o eccessivamente permissivi. Atteggiamenti comunque eccessivi!

E’ allora importante potersi orientare, almeno a grandi linee, sia per cercare di prevenire i capricci, sia per riuscire a venirne a capo in modi adeguati, una volta che il capriccio è scoppiato!

I CAPRICCI SONO FENOMENI RELAZIONALI:

Troppo spesso viene da considerare il capriccio come fosse una cosa che riguarda soltanto il bambino; ma non esiste nessun bambino che faccia un capriccio quando si trova da solo.

Perché si strutturi un capriccio, è necessaria la compresenza del bambino e di un adulto cui il bambino è, e si sente affidato. I capricci infatti sono fenomeni relazionali!

Un’altra cosa utile da sapere è che i capricci si svolgono sempre su due piani; l’uno, quello ESPLICITO, che coinvolge cose sciocche pressochè irrilevanti per entrambi i partner relazionali (per esempio il bambino che punta i piedi e strilla a squarciagola perché al supermercato vuole il gelato e la mamma non glie lo vuole comprare); l’altro, quello importante, IMPLICITO, di cui entrambi non sono consapevoli, se non in modo piuttosto vago. Per di più, quasi sempre, ne è un pochino più consapevole il bambino che non il genitore.

Il PIANO ESPLICITO: qualsiasi oggetto, o azione o evento può essere il centro attorno al quale si struttura il piano relazionale esplicito del capriccio. Da parte dell’adulto, la cosa per cui viene scatenato il capriccio è sempre considerata di per se stessa una sciocchezza, mentre sembra che per il bambino sia una questione di fondamentale importanza. Il fatto è che, sotto sotto, anche per il bambino la cosa esplicita non ha un gran valore di per se stessa. Ha valore si, ma come rappresentante di quello che si svolge sull’altro piano, quello importante, quello implicito.

IL PIANO IMPLICITO: quello che si gioca su questo piano, può riguardare molti aspetti della vita mentale e relazionale del bambino, della vita mentale e relazionale dei genitori, e – direttamente – della relazione tra il bambino e l’adulto.

I più frequenti aspetti in gioco sono i seguenti:

  • L’AMORE: “Ho bisogno di un segno concreto del tuo amore per me, perché non sono sicuro che tu, in questo momento o in questo periodo mi ami”. E questo potrebbe essere perché magari il genitore in quel periodo è stato molto impegnato con lavoro, o con preoccupazioni sue o perché c’è un fratellino in arrivo! Ma ci possono essere altre motivazioni, quali il sentirsi in colpa verso l’adulto: “Ho bisogno di essere rassicurato che la mia colpa non ha fatto venir meno il tuo amore per me”.
  • IL POTERE MIO: “Ho bisogno di sapere quanto potere ho io, sia in assoluto sia nella relazione con te”. Il bambino può infatti essere angosciato sia se ha troppo potere sia se ne ha troppo poco. Certi atteggiamenti realmente prepotenti, nascono dall’incapacità di soddisfare in altri modi il naturale bisogno di sentirsi riconosciuto come soggetto.
  • IL POTERE TUO: “Ti segnalo che non stai gestendo adeguatamente il tuo potere con me, mentre io ho bisogno che tu lo eserciti adeguatamente, in modo più chiaro, coerente ed esplicito, così che io possa orientarmi meglio e trovare così sicurezza”. Il bambino provoca l’adulto per poter avere la percezione di essere importante per lui. Ha bisogno in sostanza che l’adulto gli dica “NO” con fermezza e chiarezza.

E’ bene comprensibile, allora, che l’adulto, che si sente investito dalla turbolenza di queste “onde” relazionali (angosciate, accusatorie, rabbiose), possa perdere l’orientamento e annaspare.

Per come si presenta il fenomeno “capriccio”, quasi mai i due che vi si trovano coinvolti arrivano a cogliere e a “negoziare” il rapporto sul piano relazionale importante, che così rimane implicito; si fermano quasi sempre al solo piano di superficie, che, come entrambi più o meno chiaramente sanno, è pretestuoso.

Bisogna però chiarire subito, che nell’occasione di un capriccio, conviene non farla mai troppo lunga. Poche risposte, chiare ed esplicite; ben orientate nella direzione giusta sono meglio di qualunque infinito chiarire, spiegare e rispiegare, contrattare e ricontrattare in vertenze senza fine.

Proviamo ora a fare un esempio pratico che a volte vale più di mille parole:

-Siamo al supermercato con nostro figlio, ha appena fatto un’abbondante merenda e punta i piedi che vuole un pacco di patatine; gli spiegate che ha appena mangiato e che quelle sono di troppo, ma lui non contento della risposta da inizio alla fatidica scenata!

Qualunque sia la vostra intenzione, se accontentarlo o meno, motivatela e cercate di capire, al di là del tema esplicito del capriccio (“voglio le patatine”), il tema implicito che lo rappresenta; che, come abbiamo detto si può muovere su tre aspetti fondamentali (ovviamente con tantissime sfumature differenti) che sono “L’AMORE – IL POTERE MIO – IL POTERE TUO”.

Partiamo dal caso in cui sottostante al capriccio ci sia il bisogno del bambino di venire rassicurato di essere ancora amato. E’ ovvio che qualsiasi risposta che non contenga anche questa rassicurazione non può risolvere il capriccio. Se decidiamo di prendergliele non serve a nulla prendergliele e basta, è necessario dirgli anche qualcosa del tipo: “Va bene, per questa volta te le compero; ma guarda che ti voglio bene lo stesso sai, anche senza che te le debba comperare per fartelo sapere”. Se decidiamo di dirgli di no, sarebbe opportuno per esempio aggiungere: “No, adesso non te le compero perché ti farebbero venire mal di pancia; guarda però, che anche se questa volta non te le compero, ti voglio bene davvero!”.

Da non fare assolutamente invece è rispondere cedendo e contemporaneamente, disprezzarlo. Questo confonde ancora di più il bambino e, mentre sul piano esplicito raggiunge quello che vuole, sul piano implicito rimane solo più insicuro e scontento.

Passato l’episodio “capriccio”, nei giorni e nelle settimane seguenti converrà lanciare adeguati messaggi, chiari e rassicuranti, sul fatto che gli si vuole davvero bene; e non con gli oggetti materiali come regali ma con ESPRESSIONI DIRETTE DI AMORE, mostrando genuino interesse per lui e per le sue esperienza di vita!!

Nel caso in cui il capriccio si attivi per il bisogno del bambino di sapere quanto potere ha, sia in assoluto che nel rapporto con l’adulto, è necessario che le risposte siano realistiche, in modo che possa percepirsi né con troppo potere (cosa che lo angoscerebbe), né con troppo poco (col rischio di farlo sentire privo di valore). In questo caso potrebbe essere utile nei giorni successivi creare delle situazioni dove il bambino possa esercitare un realistico potere, come il regalo da scegliere per un amico, il vestito da acquistare o la torta da preparare.

Infine, se il capriccio si innesca come segnalazione che l’adulto sta esercitando il proprio potere in modo confuso, contradditorio o omissivo, è necessario che le risposte siano chiare, ferme e univoche. Nei giorni successivi al capriccio l’adulto deve recuperare il terreno, col dare regole chiaramente esplicitate, semplici, facili da seguire, e deve rimanere fermo nell’esigere che il bambino vi si attenga.

Una buona soluzione quindi per risolvere realisticamente un capriccio in tutti i suoi aspetti, potrebbe essere quella di dare risposte brevi e chiare nell’immediato ed impegnarsi nei giorni a venire di dare risposte più profonde con comportamenti e dimostrazioni!!

“Quando un bambino è travolto da un impeto d’ira, sente di non riuscire a controllarsi. Il fatto di essere bloccato con fermezza, viene interpretato come un segno che ci si preoccupa per lui e che, per il suo bene, si è pronti ad affrontare la sua collera”. Asha Philliops, I no che aiutano a crescere.

 

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