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Raccontami una storia: Topos topolino coraggioso

I nostri valorosi topini erano in marcia ormai da qualche giorno, la stanchezza cominciava a farsi sentire, molta strada era passata sotto le loro zampine, ma con la stanchezza di pari passo aumentava anche l’entusiasmo e la gioia di stare insieme uniti in una nuova avventura, com’era bello al termine della giornata di cammino ritrovarsi insieme a mangiare formaggio.

Tra tutti i topolini il più infaticabile e coraggioso era Topos, a detta di tutti il solo capace di continuare a camminare per ore senza smettere mai di cantare e scherzare con gli altri, era sempre pronto alla battuta, per il suo carattere allegro e gioviale Topos era spesso vittima di battute da parte dei suoi compagni, anche perché sembrava non prendersela mai, essendo un po’ in sovrappeso era chiamato Panti (diminutivo di Pantegana) ma lui sembrava non prendersela, continuava a ridere e mangiare come se niente fosse, impossibile ricordare un giorno in cui fosse stato  triste, era sempre spontaneo e gioioso, o almeno così pensavano i suoi amici topolini.

Una  sera al termine di una buona cenetta a base di formaggio, i valorosi topini stavano giocando, ognuno di loro doveva scrivere su un foglietto un aggettivo che meglio rappresentasse la sua personalità, poi lo leggeva agli altri ad alta voce e il gioco proseguiva. Topos pensò a lungo non sapeva proprio cosa scrivere, nel suo piccolo cuore di topo si agitavano sentimenti contrastanti: scrivere un aggettivo strano comico che magari strappasse una bella risata a tutti in modo da confermare la sua fama di burlone oppure essere sincero, gettare la maschera?

Topos pensò a lungo, era ormai da troppo tempo che recitava la parte del burlone per essere accettato, quante volte avrebbe voluto piangere davanti a una battuta troppo pesante? Tante e invece continuava a ridere e fare finta di niente.

Basta era ora di cambiare! Nel suo biglietto Panti, ops scusate, Topos, scrisse due aggettivi: sensibile, solo. Quando li lesse i topolini esplosero in un boato, pensando fosse uno degli innumerevoli tentativi di Topos di provocare la loro ilarità, persino Capotopo lo riprese, ammonendolo di non scherzare e di essere serio per una volta.

Il nostro Topos si sentì più solo che mai, nessuno lo conosceva veramente, nessuno conosceva la parte più sensibile del suo carattere, la parte più tenera del suo piccolo cuore di topo.

La colpa in parte era la sua, che per paura di non essere accettato non si era svelato mai sino in fondo, ora basta era tempo di correre qualche rischio, Topos si allontanò dal cerchio e cercò rifugio nella sua tenda, singhiozzava forte e i compagni capirono che non si trattava di uno scherzo.

Quella notte tutti dormirono poco riflettendo sull’accaduto, Topos non era in fondo spensierato e allegro come voleva sembrare, forse non lo conoscevano così bene, non per questo0 era diminuito il loro affetto nei suoi confronti, anzi la mattina dopo era tutto un groviglio di codine e uno stringersi di zampine intorno al nostro simpatico, paffuto e per una volta coraggioso Topos.

Se non consenti agli altri di conoscerti nessuno potrà vedere veramente chi sei.

Chiara Macina

(Route sulle Dolomiti- settembre 1998)

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