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Il disegno, una materia di serie “b”

Appartenete a coloro che pensano al disegno come a un insegnamento di secondaria importanza? Io no, ma mi è occorso del tempo per riflettere su questa annosa questione. Osservando il disegno da una prospettiva più ampia, ovvero non legata esclusivamente al piacere che esso mi procura, sono giunta ad apprezzarlo e ad amarlo più profondamente. Mi ritrovo a scorgere il disegno ovunque, in un banale progetto di una tazzina, in un abito, fino ad una grande opera. Vedo chiaramente il disegno nella natura, all’interno della quale quale siamo calati. Mi sento parte di esso.

Spesso non si è consapevoli di quanto il disegno sia effettivamente presente nella nostra vita, nella vita di tutti intendo, non solo di coloro che si occupano di arte. E non credo che accorgersi di questo sia un elemento marginale. Sapere cogliere i rapporti di proporzione, le distanze, le forme, può aprire davvero nuovi mondi , in cui l’obiettivo è quello di rendere visibili i propri pensieri, le proprie emozioni, in maniera duratura.

E così, fra una riflessione e l’altra, mi sono ritrovata a condurre dei corsi di disegno dal vero.

Solitamente, durante il primo incontro, introduco la materia attraverso un discorso di carattere generale , cercando di non dilungarmi e perdere in questo modo del tempo prezioso.

Altrimenti finisce che i volti, le espressioni smarrite e ansiose dei partecipanti, mi annunciano puntualmente che occorre arrivare al dunque, ossia passare al disegno vero e proprio.

Confesso che, per una volta almeno, mi piacerebbe addirittura rivestire la stanza con disegni in cui vengono illustrati gli esercizi richiesti, le varie fasi di realizzazione di un disegno e starmene in silenzio. Chiedere ai miei corsisti di fare altrettanto e vedere che cosa succede. Chissà se è poi così indispensabile spiegare attraverso le parole. Magari , alla fine dell’incontro ,mi potrebbero pure salutare con un disegno. Ma se qualcuno invece iniziasse a protestare, eventualità molto probabile, a quel punto si romperebbe il silenzio, dichiarando fallito l’esperimento. Stavo, naturalmente, un po’ volando con l’immaginazione.

In ogni caso ditemi, vi sembra un’idea bizzarra spiegare il disegno unicamente attraverso dei disegni? A mio avviso lo è solo in apparenza. Ora vi spiego perché. E’ ormai risaputo, grazie al celeberrimo libro di Betty Edvards, “Disegnare con la parte destra del cervello”, che, quando si disegna entra in campo l’emisfero destro, cosa che accade per tutte le espressioni artistiche. E’ questo l’emisfero silenzioso, perché il linguaggio verbale è controllato dall’emisfero sinistro. Quando si disegna e si è profondamente concentrati, diminuisce l’esigenza di parlare. Ci si accorge che tutto esiste indipendentemente dalle parole. Si entra in contatto solo con la luce, il colore, la forma, ossia gli elementi propri del linguaggio visivo.

La difficoltà nell’apprendimento del disegno deriva, secondo Betty Edvards ,dalle continue interferenze dell’emisfero sinistro, dominante nella nostra società. E’ l’emisfero sinistro, per esempio, che fa erroneamente dedurre come disegnare un volto sia più complicato rispetto ad altri soggetti. Betty Edvards ha ideato degli esercizi per aggirare il problema e lasciare quindi libero di operare l’emisfero destro. Chi non si occupa di disegno può rimanere stupito di fronte a tali affermazioni perché, comunemente, esiste la convinzione che sapere disegnare sia una capacità innata. Invece le circostanze, l’ambiente in cui si vive possono incidere molto nella scelta di un percorso artistico. Ma soprattutto è ampiamente dimostrato che tutti sono in grado di imparare a disegnare, esattamente come accade per la scrittura e il calcolo. Esiste una grammatica del vedere che va conosciuta, studiata. Quando si pensa al disegno come ad una attività marginale, relegata all’infanzia, in attesa di potere passare a materie ben più importanti, bisognerebbe rivolgere uno sguardo al passato e scoprire che per gli antichi, invece, era addirittura considerato il padre di tutte le arti e di tutte le scienze. Per Leonardo da Vinci il disegno era lo strumento principe per indagare la realtà. Un discorso su cui intendo continuare a scrivere. Ora è arrivato il momento di disegnare…

Elisa Della Balda

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