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Totem: il nome di caccia

Gatta curiosa è il mio nome totem o nome di caccia che dir si voglia, mi è stato dato molti anni fa in occasione del mio primo campo estivo dai miei capi reparto.

Il suo eco continua ad accompagnarmi ancora oggi che sono una donna adulta, una mamma, ogni tanto ci penso e mi chiedo se queste caratteristiche mi corrispondano ancora oggi e quali aspetti di me abbiano spinto quei capi reparto a pensare a questo nome.

Quando si pensa al nome di caccia solitamente si accompagna un aggettivo alla scelta di un animale, quest’ultimo rispecchia le caratteristiche fisiche del ragazzo, mentre il primo ne fotografa la personalità.

Baden Powell associa il totem e la sua cerimonia alle cerimonie iniziatiche in uso presso gli Zulu: quando il ragazzo era pronto per essere ammesso nella comunità degli adulti il suo volto veniva dipinto di bianco e veniva allontanato per qualche tempo dal villaggio, doveva sostenere numerose prove e dimostrare di essere in grado di provvedere a sé “guidare da solo la sua canoa”, una volta tornato al villaggio il suo nome da guerriero gli sarebbe stato attribuito e lo avrebbe sempre accompagnato.

Un totem sarebbe stato consegnato al ragazzo durante una cerimonia con l’indicazione del nome.

Nel mondo scout il nome di caccia e la cerimonia con la quale esso è attribuito deve essere coerente ai principi del metodo e all’insegna della fratellanza e la gioiosità che caratterizza lo scoutismo.

Solitamente il totem è attribuito a coloro che si accingono ad entrare in Alta Squadriglia dai membri  più anziani, a volte nel corso di una cerimonia che prevede il superamento di alcune prove, oppure si può scegliere un momento molto significativo come l’Hike, la fine di un’Impresa oppure quella del campo estivo.

 

Chi sono gli scout? Cosa propone lo scoutismo?

L’unico modo per essere felici, è quello di procurare felicità agli altri”. Questa massima di Baden Powell sintetizza al meglio la filosofia alla base del movimento scout. La natura, il rispetto per il prossimo, l’impegno a fare del proprio meglio sono alla base della proposta rivolta alle varie branche che compongono il movimento.

Gli stessi scopi sono delineati in maniera diversa a seconda dell’età dei ragazzi.

Si parte con il branco dei lupetti, che accoglie bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni, “tutto viene fatto con il gioco, niente per gioco”, lo strumento usato per raggiungere i vari scopi educativi è quello della famiglia felice e libro della jungla come filo conduttore. Il reparto è invece indirizzato ai ragazzi dagli 11 ai 15 anni, guide e d esploratori, l’avventura è il cardine delle attività, oltre al mettersi in gioco. I ragazzi sono divisi in squadriglie, strutturate in modo gerarchico, con capo, vice, membri e novizi, ciò stimola il senso di responsabilità nel ragazzo più grande e la collaborazione tra membri.

Viene poi il Noviziato, per ragazzi di 16 anni, che cominciano a fare le prime significative esperienze di servizio al prossimoe non solo. Si arriva finalmente al Clan, per ragazzi dai 17 anni, animato dai valori del servizio della comunità e fede,funzionale al momento della partenza,quando il ragazzo è pronto a maturare una scelta di servizio al di fuori o all’interno dell’Agecs, avendo ormai maturato la consapevolezza che “è procurando felicità agli altri che si è felici. Il servizio al prossimo è scelto dal ragazzo che prende la “partenza”, che giunge al termine del proprio cammino negli scout, come scelta integrante della propria vita.

Chiara Macina

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