giovedì , Luglio 18 2024

Oggi, se non sai fare un on the table non sei nessuno

Se entri nel tunnel degli on the table è la fine del cibo mangiato. Senza rendertene conto ti trasformerai in uno “sbriciolatore professionista”, capace di studiare ogni frammento di pane che entra nella scena da ritrarre e l’hamburger piuttosto che l’invitante piatto di spaghetti saranno solo un effetto collaterale dello scatto perfetto. Sì, perché quei meravigliosi scattini che dai social inondano la nostra vita e finiscono per influenzare il nostro quotidiano, non sono frutto di casualità. Ogni immagine è studiata, pensata, provata. Ed è il risultato di un perfetto equilibrio fra oggetti scelti, luci e ombre che rendono il cibo fotografato un’attrazione irresistibile: da mangiare con gli occhi.

image001

Entrata a pieno titolo in questo tunnel, invece di uscire ho deciso di arredarlo in maniera impeccabile. Fortuna ha voluto che, attraverso i social, abbia intercettato un corso per food photography realizzato dall’Apt Servizi Emilia Romagna in collaborazione con Instragramers Rimini. Accattivante il titolo: SelfieDOP. Una quarantina di aspiranti food photographer, chi armato di smartphone chi di reflex, sabato si sono incontrati nella sede di Rimini Reservation in piazzale Fellini, a Rimini, per apprendere i primi segreti del perfetto on the table. Protagonisti dei clic: piadine, cassoni, sardonici alla griglia e golosi fritti misti, il meglio dello street food romagnolo. La ricetta di SelfieDOP prevedeva due workshop paralleli, uno dedicato alla fotografia con reflex, a cura di Marco Fortini e uno dedicato alla fotografia con smartphone, a cura di Silvia Canini

Copia di IMG_7067

Il mattino è passato fra visioni di slide e nozioni teoriche. Poi, un goloso pit stop da Strampalato, paradiso dello street food di qualità a misura di scatto da condividere sui social, ci ha permesso di arrivare alla parte pratica a stomaco pieno. Opzione quest’ultima, quando fotografi il cibo, che ha i suoi vantaggi: mai realizzare un on the table a stomaco vuoto, sarebbe un disastro. Marco Fortini, fotografo bolognese specializzato nel settore del food, è arrivato con tre borsoni colmi di materiale. Le assi di legno di più colori per realizzare gli sfondi, tutta una seria di piattini, bicchieri, contenitori, canovacci e oggettini di vario di tipo per comporre l’on the table ideale per valorizzare al meglio la cucina veloce romagnola. Una foto del resto è un racconto. Si ha il soggetto – nel nostro caso piadina e pesce azzurro – si crea la cornice, si trova la giusta posa, si perdono minuti nello sbriciolamento perfetto, per dare calore alla scena, si posiziona la macchina sul cavalletto con la giusta angolatura, si plasma la luce anche con marchingegni improvvisati, vedi un cartone bianco, oppure un foglio argentato e solo a questo punto si scatta. Ci sarebbe anche il lavoro di post produzione ma la faremmo troppo lunga. A vedere il risultato finale sembra quasi un gioco da ragazzi, invece dietro c’è un lavoro enorme e di grande creatività.

1927751_781097285368189_8627228839291880081_n

La giornata del SelfieDOP è stata anche l’occasione per conoscere da vicino le comunity di Instagram, il più giovane fra i social ma con una capacità unica di influenzare gli stili di vita. Amministratori del profilo @IgersRimini, parte di Igers Italia, sono: Italia Sergiacomi, la trovate sotto il profilo la @500_bianca, la sua prima auto. Pietro Pastorelli, @Aspire81 dal nome del suo primo computer, Giobbe Pellegrino profilo @giobbepelle e Fabiola Fenili profilo @fabiolarn. Quattro giovani, la passione per la fotografia e qualcosa in più: quella peculiarità che muove tutte le comunity Igers: fare conoscere persone e territori. In rete, attraverso i social soprattuto Instagram e Facebook, si fanno conoscere le iniziative che portano le persone a uscire fuori, incontrarsi, scoprire luoghi. Come? Spazio alla fantasia: dalle passeggiate fotografiche alle mostre, dalle biciclettate agli incontri colturali, fino agli happening, challenge e manifestazioni sportive, ogni scusa è buona per fotografare e postare. Sì, perché gli scatti, provvisti dei giusti hashtag, finiscono su Instagram e i social, creando un’eco mediatica e un potenziale di diffusione enorme. Il work shop SelfieDOP, interamente gratuito grazie all’apporto di @turismoer (importante lo sforzo messo in campo dall’Ente sul settore dei social come veicolo di informazioni turistiche) è uno degli esempi di queste attività.

Copia di IMG_7074

E a proposito di vita social, un’ultima curiosità. Oggi nel mondo ci sono otre 400 milioni profili Instagram, di cui 8,4 milioni in Italia, circa 95 sono le comunity di Instagramer sparse per il mondo. Emblematico il primo scatto  postato da Kevin Systrom, CEO e cofondatore di Instagram: il suo cagnolino fotografato vicino al piede. Era il luglio 2010, si apriva l’era dei selfie e delle foto in formato polaroid. E nulla sarebbe stato più come prima.

prima-foto-instagram

 

Antonella Zaghini

About Redazione

Prova anche

Buon vento piccola donna!

Quando io mi trovo in una situazione di poca chiarezza sulla strada da prendere, sulla …