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“Amicizie” di Renata Rusca Zargar

Amicizie

di Renata Rusca Zargar

 

STORIE DELLA VITA E DEL MONDO

 

Il grande pino verde di nome Verpì, nelle sere di luna piena, raccontava, alle mille orecchie in ascolto, storie della vita e del mondo.

Mille occhi lo osservavano attenti e mille corolle di fiori si riaprivano un poco per non perdere neppure un sussurro.

AMICIZIE

Margina, la margheritina gialla, che era molto vivace, allungava sempre la testolina per curiosare cosa ci fosse un po’ più in là nel prato. Un giorno, tra i cespugli di erba verde, aveva scorto una piantina che si allargava sul terreno e, sullo stelo, alla base delle foglie, apriva dei piccoli fiorellini rossi.

-Come va laggiù, fiorellini rossi? – aveva subito chiesto.

-Bene, qui c’è l’umidità e il sole caldo che ci serve per crescere. Qualche volta un bruco mangia un pezzo delle nostre foglie ma pazienza, anche lui deve pur vivere! – aveva risposto la piantina.

-Ah, sì, i bruchi ci sono anche qui e ogni tanto fanno un po’ di merenda, ma non ci fanno male. Piuttosto è già un po’ che non piove e noi cominciamo ad avere tanta sete.

-Eh, sì, quest’anno la stagione è assai calda, ma fa parte dell’estate. Poi, quando verrà la brutta stagione,

perderemo i nostri fiori e dovremo aspettare perché sui nostri steli ne germoglino altri.

-Lo so, la mia corolla si chiuderà e diventerà seme per altre piantine… Ma il mio stelo e le mie foglie cresceranno ancora. Senti, adesso cantiamo tutti insieme una canzoncina. La la la, oggi il sole ride qua, la luna e le stelle fan cucù, il vento spinge le foglie secche nel ruscello frrrr frrr la la la….-

Insomma, Margina aveva fatto amicizia con la bella piantina Rossina e insieme chiacchieravano e passavano il tempo.

Un pomeriggio, però, giunse nel prato una famiglia di umani. Essi stesero la loro tovaglia a quadretti rosa e blu sul prato, allargarono là sopra i loro cibi e passarono qualche ora mangiando e giocando. Era un pic-nic.

Anche i fiorellini osservavano ciò che succedeva e si divertivano ad ascoltare i loro discorsi, mentre i bambini umani si addentravano tra gli alberi.

Infine, i bimbi si erano seduti proprio sotto l’ombra dei grandi rami frondosi di Verpì. Il sole giocava a nascondino tra gli aghi, lanciando le sue lame di luce brillanti come oro: il mondo intero appariva meraviglioso!

Allora, il grande Pino aveva iniziato a narrare per i bimbi umani.

-Sapete, bambini, di notte, nella famiglia del gufo che si trova alloggiata proprio sulla grande Querciò, qui vicino, c’è un gran trambusto! La femmina ha deposto

le uova, ben cinque questa volta, e, in attesa dei Gufotti, il maschio si affanna a cacciare insetti, ratti, e quant’altro di commestibile per nutrire la mamma. In realtà, i gufi amano cibarsi anche di pipistrelli. Così, Gufone, una sera, prima di andare in esplorazione, ha chiesto alla futura mamma: “Signora Gufa, in questo stesso albero, in una cavità, si sono sistemati dei pipistrelli. Per noi, sarebbe una leccornia! Che ne pensi?” “Lo so, – aveva risposto lei -ho visto anche il piccolo che è nato, tutto peloso, che già iniziava a tentare di volare con le sue alette ricoperte di membrana. Mi ha fatto tanta tenerezza. Presto anche noi avremo i nostri gufetti spelacchiati! Non possiamo, dunque, disturbare quella famiglia. Anzi, fai amicizia con il padre e andate insieme a caccia di insetti e altre squisitezze.” Come al solito, Gufa aveva ragione. Non si potevano attaccare i vicini di casa e, men che meno, il loro piccolino. Gufone, allora, si era presentato davanti alla cavità di Querciò e aveva invitato ser Pipistrello ad andare con lui a caccia. Dunque, essi partivano insieme sul far della sera, uno con le sue ali ben spiegate e l’altro un po’ grassoccio e peloso. Non c’era fruscio che sfuggisse alle orecchie fini del gufo né all’attenzione del pipistrello, così, tornavano trionfanti con un gustoso bottino, in particolare di zanzare, che entrambi apprezzavano molto. –

I bimbi umani avevano ascoltato con interesse cercando di scorgere in alto gufi e pipistrelli che, però, stavano rintanati a dormire. Infine, preso un libro illustrato, avevano letto una storia.

-C’era una volta, una chiocciola che, lentamente, attraversava il bosco lasciando la sua scia di bava iridescente sul terreno. Andava a trovare una sua amica. A un certo punto, però, un filo di acqua che scorreva proprio da quelle parti, le si era parato davanti. La povera chiocciolina non poteva proseguire il cammino. Allungando le antenne di qua e di là, cercava di trovare un modo per oltrepassare l’ostacolo. Ma non ne scorgeva. Lì vicino, si trovavano molte piantine di fragole di bosco. Con pazienza, esse avevano disteso le loro foglie sul terreno: la chiocciolina vi era salita sopra e, lentamente, aveva continuato la sua strada. –

Le creature del bosco erano rimaste in silenzio ad ascoltare. Persino i grilli avevano sospeso di frinire e le api di ronzare sui fiori colorati!

Infine, tutto era tornato in movimento e anche i bimbi avevano iniziato a giocare a nascondino.

Gli umani adulti, nel frattempo, avevano mangiato, cantato, riso.

Però, erano stati così buoni che non avevano strappato neppure un fiore per portarlo a casa. Sapevano che non bisogna spezzare la vita dei fiori di campo.

Solo, prima di andarsene, avevano delicatamente tirato fuori dalla terra, con tutta la sua radice, la piantina dai fiorellini rossi per piantarla nel loro giardino.

Margina, allora, aveva pianto tutta la notte sconsolata: aveva perso per sempre la sua amica!

Quando era spuntato il giorno, ancora aveva gli occhi rossi e tirava su con il naso.

-Senti, -le aveva detto Verpì- so quanto è doloroso per tutti perdere un amico. Ma purtroppo capita. È ancora più doloroso quando l’amico non ti vuole più e questo, per fortuna, non è il tuo caso. Rossina non ti ha abbandonata volontariamente, è stata portata via. Non devi essere infelice. Gli umani l’hanno raccolta con rispetto: essi le daranno sempre da bere, la cureranno ed ella crescerà, avrà tanti fiorellini rossi, più di quanti ne avrebbe avuti qui. Potrebbe darsi che, un domani, gli umani tornino e raccolgano anche te.

-Davvero? – aveva subito chiesto Margina- Potrebbe essere?

-Nessuno può saperlo. Intanto, tu devi continuare a vivere felice e, se ti fa piacere, sognare di cambiare la tua vita diventando un fiore da giardino. E poi, devi imparare anche che ciò che succede, spesso, avviene per il nostro bene.-

 

 

Renata Rusca Zargar è autrice del libro “Pietre e piante: portafortuna, talismani e benefici effetti curativi per ogni SEGNO ZODIACALE”

 

Lo sapevate che l’uso di lenzuola color rosso vivo fosse un sistema semplice e sicuro per mantenersi giovani?

E che bruciare una candela verde favorisse gli affari?

Portare una collana di angelite, ad esempio, ci avvicina alla pace e alla serenità, mentre un anello di corniola allontana il malocchio e i piccoli teschi di osso tibetano portano fortuna. Oppure, sapevate che il quarzo rutilato, abbinato alla labradorite, aumentasse il fascino

personale e l’autostima? O che un rametto di acacia appeso dietro la porta tenesse lontano chi non ci vuole bene?

Il testo è, dunque, un manuale di curiosità pratiche sui benefici effetti delle pietre secondo i SEGNI ZODIACALI o secondo l’attrazione personale. Illustra i vantaggi che ci offrono alcune piante, spiega la terapia dei colori e, infine, insegna a fare per sé il profumo che ci renderà ancora più affascinanti e felici.

Chi è Renata Rusca Zargar

 

 

Savonese, impegnata in ambito sociale, studiosa di cultura islamica e indiana, insegnante in quiescenza, ha pubblicato diversi saggi e romanzi anche con il marito Zahoor Ahmad Zargar.

Tra gli ultimi nati c’è una raccolta di lavori delle signore anziane che hanno seguito i suoi corsi gratuiti di Lettura e Scrittura Creativa: “Leggere e scrivere …per divertimento, raccolta di racconti, poesie, disegni, calligrammi dei Corsi di Lettura e Scrittura Creativa”, pubblicato da Amazon.

Si occupa della Biblioteca di volontariato Libromondo e, prima del Covid, portava i libri in prestito nelle Scuole. Cura un blog di cultura, ecologia e società Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar  link

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