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Autunno insegnami a lasciare andare le cose morte

Autunno insegnami a lasciare andare le cose morte

“L’autunno ci insegna a lasciare andare le cose morte”.

Amo l’autunno, i colori delle sue foglie, il cielo malinconico, l’odore delle castagne nell’aria, le vellutate di zucca, le sere sul divano e quella nebbiolina fitta fitta che a volte fa capolino al mattino.

Amo tirare fuori dall’armadio i cappotti e certe sciarpe scozzesi o con motivi tartan che mi riportano indietro nel tempo.

Amo accendere il riscaldamento e godermi i pomeriggi guardando il mondo con il naso spiaccicato dietro il vetro di una finestra.

Amo alzare lo sguardo verso il cielo e notare gli stormi di uccelli che si allontanano “verso i paesi caldi” come tanti anni fa mi ha raccontato la mia maestra delle elementari, leggevamo in classe un libri di Rodari “Cipì”, la storia di un pennuto che aveva come compagna una certa Passerì…quante risate.

In autunno sono accadute le cose più belle della mia vita: è nata mia figlia il 19 ottobre, mi sono laureata e tanti altri accadimenti felici, è come se in questa stagione ricominciasse un nuovo ciclo di vita: la scuola per i ragazzi, si torna in palestra, si decide di intraprendere un corso, si torna  a fare le vasche in centro a Rimini il sabato pomeriggio, riaprono i cinema.

L’autunno in cui è nata Arianna era caldo per fortuna era sufficiente la felpa, non sarei davvero riuscita ad allacciare alcun cappotto, avevo una pancia gigantesca e il lato b non era da meno, questo è mite e dolce, ideale per passeggiare.

E’ un periodo che profuma di ciclamini, come quelli che spuntano davanti alle porte delle abitazioni, fucsia o rossi, una pianta bellissima che altro non domanda che un po’ di acqua nel sottovaso per essere bellissima.

Una pianta che ci insegna una lezione, quella della resilienza.

L’inverno è morto; la primavera è pazza; l’estate è allegra e l’autunno è saggio!

Primavera e autunno sono mesi bon ton che ben si sposano al mio animo che da sempre rifugge ciò che è troppo netto, adoro le sfumature, non troppo caldo, non troppo freddo, questa stagione mi fa sempre tornare alla mente quelle stampine naif, con colori tenui e linee oniriche e non troppo marcate, quelle appese nella mia stanza quando ero piccola.

Proprio come vorrei essere io che sogno di fare mia la frase di Italo Calvino “siate leggeri, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto senza avere macigni sul cuore”.

Ognuno dovrebbe trovare il tempo per sedersi e guardare la caduta delle foglie

 Gustave Lefrançais

Se è vero che l’autunno ci insegna a lasciare andare le cose morte….io chi devo salutare?

-Forse quella paura che ogni tanto mi viene a trovare e mi fa cucù sulla spalla, quella di non essere abbastanza…

-I nani di cuore;

-Il mio eterno “vorrei dirti di no ma ti dico di si perché ho paura che ci rimani male”;

-Chi non risponde al buongiorno;

-Rimuginare su vecchie cose;

-Chi non conosce la gentilezza;

-Chi offende gli altri per il puro gusto di farlo;

Cadete vecchie foglie lasciate spazio al nuovo…

Le foglie che non lascerò mai cadere

-la sala buia del cinema i titoli di coda e quello d’inizio, le liquerizie ripiene;

-la colazione al bar;

-L’odore del caffè per la casa che mi accoglie  appena sveglia;

-I cuoricini che fa la schiuma del latte nel cappuccino;

-Le penne con cui scrivo i miei racconti;

-Le moleskine che accolgono i miei pensieri;

-Quando riesco a superare un limite ma mille volte di più quando ci riescono i miei figli;

-Andare a cena fuori piume contro piume con un’amica che amo;

-Le luci accese nelle case degli altri;

-La mia auto red purple che mi porta ovunque io desideri;

-Le polpette e il purè che mi hanno fatto sentire al sicuro e a casa ovunque le abbia mangiate;

-Gli abiti a palloncino e gli scalda cuore dorati;

-Il bagno bollente con acqua calda e essenza di lavanda;

-Stare a letto mentre fuori piove;

-Trovare una moneta;

-Ricevere per posta una cartolina o una lettera;

-Tuffarsi nudi nell’acqua;

-Stendermi sul mio letto fresco e pulito;

-Fare una bella risata;

-Ritrovare un odore familiare;

-Quando riesco a fare sorridere qualcuno;

-Terminare ciò che comincio;

-Il primo sorso d’acqua quando sono molto asseta;

-L’odore della pioggia nell’aria;

 

Un autunno di qualche anno fa in un parco di Londra

 

Anna Chiara Macina

 

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