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A tutto pop! Elio Fiorucci, l’uomo che non ha inventato nulla, ma ha scoperto tutto

Elio Fiorucci porta con sé una miriade di spunti, significati e trascorsi.

Per il fashion system è un indiscusso mix di valori.

Elio Fiorucci ci ha lasciato lo scorso Luglio, con un grande interrogativo: qualcuno potrà mai sostituirlo?

Certo che no, la risposta è scontata, ed è scontata la domanda.

Eppure tutte le volte che qualcuno ci lascia, soprattutto se è una personalità rilevante, non possiamo fare  a meno di chiedercelo.

Riguardo Fiorucci si potrebbero sfogliare innumerevoli aspetti innovativi che lo contraddistinguono ma ciò che a me interessa è la sua concezione di Lifestyle, il fatto che non fosse solo uno stilista, ma un artista a 360° e oltre ..

Milano 1967, Adriano Celentano arrivato su una Cadillac rosa, inaugura il 1° store Elio Fiorucci, progettato dalla scultrice Amalia Del ponte.

Galleria Passarella diventa una finestra sul mondo, con le novità di Carnaby street e le hit Inglesi e Americane .

Ispirandosi a Biba, il famoso store Londinese, Fiorucci dichiara: “Basta  atelièr, la creatività è alla portata di tutti”.

L’anno dopo è il 1968. Timing perfetto.

Siamo di fronte all’ibridazione dei linguaggi e la portata mediatica che ne conseguirà, sarà notevole.

“Contro l’autorità e la noia”, gridava Fiorucci.

I giovani ribelli “perbene” trovarono in lui il mezzo di espressione più idoneo per opporsi alle convenzioni borghesi.

La ricetta perciò si compone veloce:

  • una bella dose di avanguardia
  • uno sguardo smaliziato sul mondo
  • un pizzico di ironia
  • qualcosa di maledettamente “nuovo”
  • un logo che ancora oggi ha qualcosa di geniale ed è rimasto impresso negli occhi di tutti noi: una coppia di angioletti, cosi contemporanei, (disegnato da Antonio Lupi)

I suoi spazi espositivi, regni del brand, diventano degli spazi “vivi”, dove hanno vita performance di ogni genere,  il tornasole di tutte le avanguardie dagli anni 70 agli anni 90.

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Dai cappelloni ai paninari, dalla New Wave alla New Age.

1974 apre il 2° store Milanese.

Un unico spazio: un ristorante, (hamburger serviti su lussuose porcellane Richard Ginori), un mercatino vintage, un negozio e un teatro!

E pensare che oggi le location che giocano se certi contrasti ci sembrano d’avanguardia!

Nulla di meno di quello che noi oggi definiamo “Concept shop”, però, quasi 50 anni fa.

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“L’uomo che ha distrutto la moda”

Corriere della sera

“Ogni volta che cerchiamo di fare cose nuove, ci sembra di fare Fiorucci”.

Marc Jacobs

“E’ il maestro di tutti noi”

Vivienne Westwood

“Fiorucci non ha inventato nulla, ma ha scoperto tutto”.

La trovo una grande verità.

Penso sia una costante dei talentuosi, quella di avere elementi a disposizione, di riconoscerli e metterli insieme in una combinazione magica e vincente.

La classe e l’avanguardia si esprimono nel venderti una t-shirt che in sostanza hai già, è solo migliore, scarabocchiata di citazioni ed esperimenti.Una fortunata ingenuità dei tempi, la minor concorrenza e un po’ di sana curiosità hanno sicuramente favorito il fenomeno.

1984: Keith Haring, trasforma il negozio in Galleria Passerella in una tela tridimensionale per i suoi disegni.

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Si esplorano, con Fiorucci, l’India, la Cina, la plastica e la pop art!

Collabora con artisti, chef, musicisti, comprendendo il grande valore aggiunto che si sviluppa nella mescolanza di queste arti.

Esperti di oggi lo chiamano Co-branding.

Oliviero toscani tra le collaborazioni nelle campagne pubblicitarie. Scandali fotografici che coinvolgono la Benetton sono esempi più vicini a noi temporalmente parlando.

Non serve aggiungere altro.

Andy Warhol lanciò da Fiorucci la sua rivista “Interview”.

“Fiorucci è il posto dove andare, come lo studio 54”.

 Andy Warhol

 

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Ciò che a noi oggi affascina come “Industrial style”, era già li, proposto con un’incredibile naturalezza.

Arredi in metallo, pavimenti in legno, high-tech e continui rimandi tra Italia e  Stati uniti.

Dove in altri spazi si cominciava ad assaporare sensazioni di minimalismo, nei suoi luoghi c’era sempre quel sapore di non finito, si vendevano adrenalina ed energia.

Fiorucci rinnegava il “corporate image”.

Un concetto secondo cui, qualunque elemento deve essere sempre uguale a se stesso.

Il logo ad esempio, intoccabile.

“Io chiedevo esattamente il contrario, sempre diverso, pechè sempre diversa è la moda. Per MODA, vuol dire MODO NUOVO”.

Fiorucci è arte, è Pop, è magma.

Qualcosa che si è saputo trasformare, plasmare e ha saputo interpretare corpi e menti del suo tempo.

A mio avviso chi sa rinascere continuamente in qualcosa di nuovo, non muore mai.

Giulia Castellani

 

 

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