lunedì , agosto 3 2020
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Raccontami una storia: “Ti perdono”

Ti perdono

di Franco Bellandi

Ti perdono, amore mio.

Il professore prese, delicatamente con due dita, l’ultimo pezzetto di torta di mele dal piattino e se lo mise in bocca, era delizioso. Distolse gli occhi dal libro che stava leggendo: “ Canne al vento” di Grazia Deledda, e portò alle labbra il bicchiere che conteneva solo due dita di vino. Da due anni, il professore, era un assiduo cliente della piccola trattoria che distava poche decine di metri dalla sua abitazione da, quando era rimasto vedova perdendo la sua amata moglie Costanza a causa di un tumore inesorabile. Il professore aveva due figli, sposati e con loro famiglia, che abitavano in altre città. Aveva rifiutato di trasferirsi presso di loro, alle soglie della pensione desiderava continuare a vivere in quella che, da tanti anni, era sempre stata, e quella di Costanza, l’amata moglie, la loro casa. Gli occhi del professore tornarono al libro, lesso l’ultimo paragrafo della pagina aperta:

“ S’alzò a sedere cingendosi le ginocchia con le braccia e si fece un po’ pregare prima di prendere la zucca arabescata piena di vino giallo che il servili porgeva. Infine bevette: era un vino dolce e profumato…”

L’occhio del professore andò alla piccola caraffa che conteneva ancora almeno un altro mezzo bicchiere di vino. Mise il segnalibro fra le pagine e chiuse il volume. Pensò che quel mezzo bicchiere in più gli avrebbe fatto bene. Forse sarebbe servito a fargli affrontare con meno dolore, il suo tormento notturno. Dopo poche settimane dalla morte della moglie, quasi tutte le notti, aveva cominciato a sognarla, e quei sogni erano diventati un tormento in quanto sognava di bisticciare ferocemente con la sua amata Costanza. Cosa che lo lasciava atterrito, e sfinito. La loro vita matrimoniale, trentadue anni, era stata una vita d’amore, mai uno screzio.

Vivevano l’una per l’altro con lo scopo di rendere felice l’altro. Una vita piena di gentilezze reciproche, di solidale affetto e amore. Sognarla, dopo morta, e nel sogno maltrattarla, offenderla, gli era insopportabile. E non riusciva a perdonarsi questi brutti sogni. Amava sua moglie, il dolce ricordo e non poteva accettare di sognarla, sempre, in quel modo. Uscì dalla trattoria, faceva freddo, alzò il bavero del cappotto e calcò il cappello sul capo. Percorse le poche decine di metri e fu a casa.

Sul tavolo della sala, la sua cartella aperta con i tema dei suoi alunni della quarta liceo, che aveva in parte già corretti nel pomeriggio, e quelli ancora da guardare. In quel periodo dell’anno scolastico, il professore era uso far svolgere un tema ai suoi alunni con un argomento a loro scelta. La possibilità, per gli allievi, di potersi esprimere su argomenti scelti da loro, che probabilmente erano, per loro, importanti, permetteva al professore di meglio conoscerli per poterli meglio aiutare nello studio. Il tema di Banti, che certamente non era il più brillante studente della classe, sbadato, spesso assente e poco ricettivo.

Il professore cominciò a leggere e correggere, ma…la sua attenzione fu presa dall’argomento del tema: Banti era innamorato, contraccambiato da una ragazza. Lei, per motivi di studio, doveva partire per l’Inghilterra e lui non voleva, non accettava la momentanea separazione, così il loro rapporto era entrato in crisi, e Banti era sconsolato ed avvilito, era arrivato al punto da ritenere questa esigenza della sua ragazza, un tradimento, un abbandono, e non riusciva a perdonarla di questa sua, non colpa. Per il vecchio professore fu una rivelazione. D’improvviso aveva capito il perché dei suoi sogni che lo facevano litigare con l’adorata, defunta, moglie. Non l’aveva perdonata di averlo lasciato solo. Non l’aveva perdonata di essere morta. Prese fra le sue mani, il ritratto della moglie che stava sul mobile della sala, lo guardò intensamente, baciò l’immagine della moglie, e poi le disse:

– Ti perdono Costanza, amore mio. Ti perdono di avermi lasciato.-

Da quella notte cessò l’incubo del maligno sogno. Da quella notte, ogni volta che gli capitò di sognare la moglie, era una gioia. La rivedeva, e sentiva ancora il calore del suo amore.

 

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