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Raccontami una storia: “Cuore nostrum”

Cuore nostrum

di Assunta Spedicato

Cuore nostrum

Quante notti ho trascorso insonne, nell’intento di riordinare gli ultimi tasselli. Quanti giorni ho voluto programmare, pensando di ottimizzare il tempo, consapevole di quanto poco ce ne fosse. Troppo ne spesi chiedendo al cielo il perché delle sue scelte, commiserando il coraggio del cuore datomi in affido, e l’eroismo dei suoi battiti incerti.

Quante veglie ho consumato a lume di preghiera, nella speranza di trovare un generoso donatore. Bramavo un meccanismo nuovo, perfettamente in sincronia allo spirito volenteroso della mia giovane vita. Trascuravo però i dettagli del caso. Preferivo non pensarci, e concentrarmi sul traguardo.

Il tempo volava via, insieme alle prospettive. Imparai a gestire gli entusiasmi, a controllare le illusioni. Ogni volta mi nasceva dentro un germoglio di sollievo. Mi dicevo pronto ad accudirlo, a seguirlo con amore e pazienza. Lo sentivo scalpitare, desideroso di crescere e sgambettare incontro a una felicità incosciente. Ma la mia era una fragile creatura. Col difetto di cadere sul più bello. E di svanire all’improvviso. Nel nulla di un referto incompatibile.

Poi invece…

Mi raggiunse in silenzio un’energia, che mai avrei creduto più potente del dolore.

Fu un amore inaspettato, di quelli che sbocciano sul finire dell’estate, quando tutto sembra essersi ormai compiuto. Una storia nuova, fatta di sfide e di scintille. Un pulsare contagioso, che dà la forza di affrontare i giorni freddi dell’inverno, le ore solitarie costrette dietro ai vetri a guardare venir giù la pioggia fitta.

Quello con Rosa fu un dialogo instauratosi all’istante, un amore dichiaratosi nel passaggio del testimone, nel delicato istante intorno al quale si decide l’avvenire della corsa.

La nostra è stata un’operazione di salvataggio, avvenuta di notte nella tormenta. Cuore nostrum: la missione conclusasi con successo, il natante che ci ha tratti in salvo.

Eravamo profughi in balia dei venti. Una fune sfilacciata ci legava in vita, e all’orizzonte solo un bagliore intermittente.

Siamo rimasti a galla sul fondo dell’abisso, stretti alla medesima boa, bilanciati verso la nostra unica occasione. È da lì che ogni giorno riprende vita la nostra missione.

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