venerdì , aprile 3 2020
Piazza Sant'Agata
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On the rocks

A me è toccata Piazzetta Sant’Agata. Dopo due anni d’attesa e sofferenza, due anni d’inverni miti e, quindi, inutili. Poi, via! Temperatura sottozero e un giorno appena di preavviso per preparare il materiale. Ho scaricato i blocchi di ghiaccio contro la parete del Teatro Titano che erano le due di notte. Piano, in punta di guanti per non svegliare nessuno, uno sull’altro, da riempire tutta la scalinata.

A terra, ai piedi di un monumento di bronzo che racconta una qualche vicenda del settecento, a giudicare dai personaggi agghindati con tricorni e pastrani, ho posato il materiale per il sottofondo: balle di paglia, sabbia, un grosso scatolone, un telo.

Rabbrividisco e cerco di affrettarmi. L’ombra del mio corpo va e viene sulle lastre del selciato. Ora il faro, ora la luna l’allungano come quella di un ladro. Distendo il materiale, calcolo le misure, mi ispiro col ricordo.

È quasi l’alba, già l’odore del caffè mi solletica dalla pasticceria all’angolo. Mi sento straordinariamente calmo, stranamente calmo. Mi affaccio. Una signora dai capelli colorati di rosso aspetta solo un mio cenno e spia i miei occhi arrossati che spuntano fra il colbacco e la sciarpa.

«Un caffé…», e lei esegue.

Mangio un cornetto caldo. La bocca mi sembra di cartone e inghiotto controvoglia. Un cornetto, ci ripenso dopo e mi viene da ridere.

«Lei, che scolpisce?» mi chiede quella, incuriosita dalla novità nelle piazze allestite per il Natale. Potrebbe essere un castello, qui ce ne sono tanti, oppure la facciata del Teatro, o il suo palco, dove sarei protagonista per poche ore soltanto. Qua fuori, invece, per giorni e giorni…

«Una donna» dico semplicemente. Pago e la lascio alle sue fantasie.

È già arrivato qualche curioso. Prendo lo spruzzo dell’acqua e umetto per bene i blocchi di ghiaccio. Levigo e affetto, per saldarli e farne un tutt’uno. Ora sembra tutto un groviglio rozzo e indistinto, un pugno in faccia a questa bella piazzetta.

Inizio a scolpire. La testa, i capelli, le gambe raccolte a sirena. Mi concentro sul viso e lo plasmo a memoria, tu con gli occhi chiusi.

La piazzetta si sta animando, gente addossata alle transenne che mormora, commenta, chi intrigato alla vista del tuo corpo nudo, chi scandalizzato.

Ecco, ho finito. Risalgo la scalinata che porta al terrazzo qui sopra, per godermi lo spettacolo. Ti ho fatto proprio bella, com’eri, come non sarai più, solo un po’ più grande, direi scala 10 a 1.

Ho tanta gente attorno, e giù pacche sulle spalle e complimenti. Loro vedono solo la scultura di ghiaccio, io invece vedo te, chiusa nello scatolone, brutta stronza!

Walter Serra

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