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Cose da dire a un babbo che se ne va

Cose da dire

Caro babbo

La tua malattia è stata lunga e dolorosa, l’hai affrontata con coraggio e con quell’ironia pungente e dolce che faceva parte del tuo modo di essere.

In un giorno lontano un medico parlando di te ti ha definito “Araba Fenice che risorge sempre dalle sue ceneri”, tante volte sembrava finita per te, tante volte ti sei ripreso, ho sperato potesse essere così anche questa.

Le cose materiali hanno sempre destato uno scarsissimo interesse in te, non distinguevi la marca di un’automobile da un’altra, poco ti interessava il valore economico degli oggetti, conoscevi però a memoria i classici, amavi e studiavi la storia sammarinese, ti interessavi di folklore e tradizioni popolari.

Eri un uomo di grande cultura, per te l’ignoranza era la peggiore delle malattie, però quando ti arrabbiavi con noi figli ti rivolgevi a noi in dialetto, eri molto orgoglioso delle tue origini umili, ci raccontavi spesso di quanti sacrifici avesse fatto la tua famiglia per farti studiare, ti recavi ogni giorno a scuola a piedi da Ventoso a città passando per la Costa dell’Arnella, sole o neve, ripassando la lezione ad alta voce, con il desiderio di costruire qualcosa d’importante per il tuo futuro.

I genitori trasmettono i propri valori ai figli non solo con le parole, anche con l’esempio, tu sei stato un uomo di grande integrità morale e profondamente onesto, non amavi le chiacchiere, davi però grande valore alla parola.

Ci hai insegnato che ciò che conta nella vita è avere un progetto, portarlo avanti con dignità e impegno.

Mi ha sempre molto colpito il tuo attaccamento alla vita, alle cose belle, hai onorato le tue passioni sino alla fine, ogni giorno in Ospedale mi hai chiesto di leggerti il giornale per essere informato su quanto accadeva a San Marino, ogni giorno hai ascoltato musica classica e coltivato il tuo amore per la poesia, persino nel reparto di Terapia Intensiva, per distrarti ti avevo informato che era uscito il bando di un concorso di poesia, solo un problema, era necessario presentare una composizione inedita e le tue erano negli anni già state tutte pubblicate, ti sei allora ricordato di una che avevi scritto a 18 anni, tempo di sogni in cui tutto sembra possibile e ciascuno sente di poter fare qualsiasi cosa nella sua vita, l’abbiamo letta e riletta, corretta e poi presentata.

Mi è di grande conforto in questi giorni sapere che hai conosciuto i tuoi nipoti, la sera prima di andartene la tua mano stanca ha stretto quella del tuo nipotino, in una sorta di passaggio di testimone.

Voglio sempre e per sempre ricordarti così, con la tua forza e quel desiderio di fare progetti per il futuro che continua ad ispirarmi.

Chiara Macina

9 settembre 2010

 

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