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Tra carnevale e quaresima: usi e costumi di una volta

I giorni del riposo e dello svago

Le feste religiose segnavano, all’epoca dei nostri vecchi (illis temporibus), il punto di riferimento di una vita intrisa di forte spiritualità e di superstizione: per altri aspetti scandivano i tempi dell’operosa vita contadina. Non c’erano però soltanto le feste religiose, ma anche quelle profane: occasioni non più di devozione, bensì di divertimento.

Pri Carnivèl tótt i schèrz i vèll

Il periodo più ragguardevole, tradizionalmente consacrato alla festa, era quello del carnevale. Per carnevale ogni scherzo vale (Pri Carnivèl tótt i schèrz i vèll), si soleva affermare. Era periodo di giochi, di balli, di pranzi, di allegria a ogni costo. Chi non poteva di più faceva festicciole in famiglia. Si festeggiava la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo, l’arrivo della primavera: in senso più ampio in tale periodo, in cui erano abolite le convenzioni del tempo normale, si bruciavano gli avanzi del passato, propiziando un avvenire migliore. Figure caratteristiche del carnevale erano le maschere: i bambini soprattutto usavano andare ‘a la vècia‘. Travestiti da vecchia andavano alla questua bussando di porta in porta.

La quaresima

Al carnevale inevitabilmente succedeva la quaresima: periodo di continenza e di preparazione alla Pasqua.

Era in uso che alle giovani restie a concedersi e soprattutto alle presuntuose che durante il carnevale non erano riuscite a trovarsi il moroso, veniva fatta un po’ per gioco e un po’ per scherno, la cosiddetta ‘fagiolata‘. La ‘fasulèra‘ consisteva nello spargere fagioli davanti alla porta di casa della ragazza che non era riuscita a trovarsi il fidanzato, a cui non restava altro da fare che ‘contare i fagioli’. E ormai piuttosto rare erano le possibilità di ripresa.

In tale periodo particolare rilevanza aveva a San Marino il Carnevalone, giorno che cadeva nella prima domenica di quaresima e che veniva adeguatamente festeggiato nel vecchio teatro di Borgo con musica e balli. Il giorno successivo alla terza domenica di quaresima c’era una singolare costumanza: davanti ai balconi ed alle finestre di casa veniva esposta la vecchia,  un fantoccio di grandezza naturale fatto di stracci e raffigurante una donna sdentata, adorna però di ricche collane e di biscottini, arance, fichi secchi e altre ghiottonerie che destano l’ammirazione di tutti i bambini. Non sfugge a nessuno che tale consuetudine era simile a quella della ‘Segavecchia‘ che si festeggiava in varie città della vicina Romagna.

Fonte: Giuseppe Macina, La festa nel folclore sammarinese, in «Studi Sammarinesi 1988»

 

 

 

 

 

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