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“Stasera tango”

Davanti a sé Viola distinse il braccio di un ragazzo e d’istinto lo strinse. Il ragazzo, oscurato da una luce viola, si voltò e non appena incrociò il suo sguardo la strinse forte a sé.

La luce era fioca, ma a quella distanza cosí ravvicinata la ragazza riusciva comunque a distinguere dei tratti fisici inequivocabili: occhi azzurri e penetranti. Altezza sul metro e settantacinque, leggermente meno di lei con quei tacchi vertiginosi. Fisico snello e sportivo. Un ciuffo biondo gli cascava sulla fronte, e quello fu il colpo di grazia. Perché non era stata buona e seduta ma aveva agito con il suo maledettissimo istinto primordiale?

Matt le fece fare una giravolta rapida giusto per iniziare in bellezza e Viola stava per cadere quando lui la prese per entrambe le braccia, bloccando il suo ciondolare. Le sussurrò all’orecchio con la voce roca: ‘Sei bellissima.’

Lei si stava per sciogliere, ma poi ricordò i suoi propositi, riprendendosi l’equilibrio e la fermezza mentale: ‘Grazie mille, ma direi che è meglio se non ricominciamo a…’

Vide l’angolo destro delle sue labbra sollevarsi in un sorrisetto fuggente e si accorse di aver lasciato la frase in sospeso. Quando lui strinse più forte la mano sulla sua vita, provocandole la pelle d’oca, capí che non l’avrebbe piú finita. Data l’assenza di vie d’uscita serrò forte la mano sulla sua spalla e alzò il mento decisa: le loro labbra erano talmente vicine che un minimo movimento sarebbe bastato ad accendere la miccia. Viola incrociò le gambe ancheggiando, prima la destra, poi la sinistra, con lentezza. Ma quella lentezza durò solo un attimo: vorticarono insieme perfettamente a ritmo, come se avessero provato quella danza da chissà quanti giorni. Mattia ballava il tango molto meglio di quanto Viola pensasse. Come se leggesse nella sua mente le labbra del ragazzo si avvicinarono al suo orecchio, sfiorandole la pelle e sussurrando: ‘Ti sorprende che io sappia ballare?’

Non aspettò nemmeno che lei rispondesse per proseguire con voce leggermente calante: ‘Non so se ricordi che io e Carlotta abbiamo fatto un corso di tango argentino due anni fa.’

Viola annuì rammentando tutto. Dopo quelle appassionanti lezioni il suo amico scoprì che Carlotta, la sua ragazza al tempo, andava a letto con il maestro di tango mentre lui era a casa a studiare. Oltre al calo di tono anche le gambe sussultarono, facendogli rallentare quei sensuali passi.

Ma di rallentare non se ne parlava proprio, avevano iniziato a giocare e ora si giocava fino in fondo. Viola non ebbe il tempo di bloccare i pensieri impetuosi della sua mente: ‘Mia nonna sostiene che gli uomini che sanno ballare sono pericolosi.’

Non appena si morse la lingua per l’inaspettata spudoratezza sul volto di Matt comparve l’arcinoto sorrisetto: ‘Io sono il tuo uomo pericoloso.’

La ragazza forzó una risata isterica e gli accarezzò la guancia con fare superiore: ‘Non metto in dubbio che tu sia pericoloso. Ma non sei il mio uomo.’

Per evitare ripensamenti Viola si lanciò indietro con la testa mentre lui la afferrava per i fianchi, stringendola forte a sé, per reggerla. Mentre lo stesso cantante dalla voce rauca di prima nominò una certe Roxanne, la ragazza si risollevò metodicamente e mosse la gamba destra sfiorando il pavimento con la punta del piede. Mattia non se lo fece ripetere due volte: non le diede il tempo di godersi la sua faccia esterrefatta che la sorprese ancora, scendendo giù e carezzandole con il dito medio tutta la gamba, poi su fino ai fianchi ed alla vita, per posarle infine le labbra sul collo. Viola rischiava di esplodere, ma quel briciolo di ragione che le restava venne utilizzato a dovere: ‘Ascolta, ci ho riflettuto molto, quello che è successo è stato un errore, noi siamo sempre amici come una volta e…’.

‘Amici, eh? Io ci chiamerei più…’ Matt fece un ghigno irresistibile mentre udivano la voce del nuovo cantante, dalla tonalità più dolce e melodica, esprimere la propria amara e struggente gelosia.

‘… scopa-amici.’

Viola aprì la bocca e chiuse gli occhi nel tentativo di far velocizzare l’ossigeno nel suo percorso verso il cervello. Il tasso di sopportazione di Viola si stava esaurendo, ma continuò a ballare come se fosse un valido metodo per dimenticare. Quanti gravi ed irrecuperabili errori stava commettendo quella sera, uno dopo l’altro, in un ciclo

‘Beh, allora è finita?’

La voce di Matt era dura e rassegnata. Il ragazzo le fece fare tre giravolte di seguito  con l’obiettivo di farle perdere quel poco controllo rimasto. Il suo corpo roteò rapidamente, ma la mente era ancora attenta a non fare eccessivi passi falsi.

La ragazza aggiunse suadente: ‘Perché prima di passare ai discorsi complicati non ci godiamo questa danza?’

Gli girò intorno provocante nel tentativo di distrarlo, invece lo stava facendo eccitare, il che non andava affatto bene. Viola si autoconvinse di non essere come Christian di Moulin Rouge, il quale affermava di non poter lottare contro i forti sentimenti che lo invadevano. Lei poteva uscirne distintamente, perché in fondo era solo un ballo, un tango, la passione per eccellenza, ma pur sempre un ballo. Ballo e sentimenti non erano obbligati ad andare a braccetto, quindi alla conclusione della danza tutto sarebbe tornato come prima, lasciando predominare l’amicizia e l’indifferenza sessuale. Anche se quel capitolo, ormai, apparteneva a molto prima.

La canzone proseguì mentre riprendevano a ballare sincronizzati, giravolte, rapidi casquè, passi a destra e sinistra. Alla fine di quel frammento veloce ed agitato la musica si placò, ma prima che sfumasse Matt le fece fare un altro casqué. Quella seconda volta tutto fu diverso: le sue labbra sfiorarono il suo petto, poi attraversarono il collo, fino ad arrivare alle labbra. Per un istante Viola temette di ghiacciarsi o bollire come l’acqua calda, ma prima di compiere ulteriori sragionevoli azioni uscì dalla pista da ballo. Angela stava conversando con un ragazzo dall’aria simpatica e appena la vide passare la afferrò per il braccio: ‘Mamma mia quanto siete bravi, sembrava che vi foste esercitati in quel pezzo per giorni e giorni. Tutte le persone intorno alla pista vi guardavano affascinate.’

L’amica sbarrò gli occhi, per niente soddisfatta del trionfale annuncio dell’altra: ‘Come?’

‘Non te ne sei accorta?’

Angie si scambiò uno sguardo d’intesa con il suo partner mentre Viola la implorava affranta in silenzio, e l’amica colse la sua espressione: ‘Ma ora cosa succede? Perché quella faccia?’

Viola deglutì e rinnegò con la testa, dirigendosi verso il guardaroba. Aveva bisogno di uscire fuori per riflettere un po’, magari una buona sferzata di aria fresca sarebbe riuscita a ridarle una consona capacità di ragionamento. Proprio mentre stava per varcare la soglia sentì una mano calda stringerle il polso: ‘La canzone non è finita, e i bravi ballerini finiscono di ballare.’

Si voltò di scatto, fissandogli le labbra suo malgrado, quelle labbra che pochi attimi prima l’avevano sfiorata in modo carnale, e parlò con voce fievole: ‘Io non sono una ballerina.’

Lui sorrise gentile, mostrando i denti bianchi perfettamente allineati: ‘Tutti nella vita siamo un po’ ballerini.’

Nicole Benedettini

 

 

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