mercoledì , Luglio 17 2024

Oliviero Toscani, tra moda e sovversione.

«Ci diamo tante arie, diciamo che siamo bravi: ma a far cosa? E i social? Servono a mettere tutti i cretini in ordine alfabetico»

“Siamo un paese di buzzurri, inaffidabili, siamo mammoni, saltiamo sempre sul carro del vincitore”.

Non le manda certo a dire Oliviero Toscani, fotografo Italiano, classe 1942.

Questi estratti sono presi da un’intervista a Libero, dove Toscani sfoga le sue perplessità sulla generazione di nati dal 1980 al 2000.

Oliviero Toscani è conosciuto internazionalmente come pubblicitario dietro i più famosi giornali e marchi del mondo, creatore di immagini corporate e campagne pubblicitarie per Esprit, Chanel, Fiorucci, Prénatal. Come fotografo di moda ha collaborato per i giornali Elle, Vogue, GQ, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern. Dal 1982 al 2000, si è occupato della pubblicità della Benetton, sviluppando anche la sua presenza online; ha creato anche Playlife, ramo sportivo della Benetton.

Nel 1990, ha fondato il giornale Colors. Nel 1993, ha fondato Fabrica, centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna, la cui sede è stata progettata dall’architetto giapponese Tadao Ando. Fabrica ha prodotto progetti editoriali, libri, programmi televisivi, mostre ed esposizioni per: ONU, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, la Repubblica, Arte, Mtv, Rai, Mediaset e film che hanno vinto tre premi della giuria al Festival di Cannes e al Festival del Cinema di Venezia. Oliviero Toscani è ateo.

Un nuovo progetto lo vede protagonista: fotografo e giudice del talent «Master of Photography», iniziato il 21 Luglio scorso.

Approfondiamo un pò l’intervista…

 

Lei che non è mai stato tenero con la tv: perché ora fa il giudice in un talent?

«Ma quale talent, non è il mondo dei cantanti che stanno lì a far scene da cretini. Social network, talent, ne ho piene le palle: smettiamola».

 

Di fare cosa?

«Tutti uguali, c’ è un conformismo che mi arriva fino alla lingua. Il talent: stalent, senza talento, ecco».

 

Allora può spiegare che cos’ è Master of Photography in due parole?

«Io non c’ entro, mi hanno chiamato a fare il giudice e nient’ altro: come vedete non intervengo, non interferisco. Non l’ ho ideato io i  “talents”, come piace dire a voi, non li ho scelti io».

 

Sembra quasi non le piaccia…

«Ma no, non è una critica. Però di mio non c’ è nulla, gli altri due giudici non li ho mai visti prima e nemmeno incrociati professionalmente. Chi ha prodotto il programma ha fatto un ottimo lavoro. Punto».

 

Ma l’ arte non è soggettiva?

«Certo: è chiaro».

 

E come si fa a giudicarla?

«La si giudica quando non è arte, è molto semplice. Quando è qualcosa che hai già visto, qualcosa che non ti emoziona, che non ti sorprende. Tutto quello che è alla moda, che fa tendenza, la banalità, la provincialità non sono mica arte, no?».

 

Giusto…

«Si vestono tutti uguali questi giovani del cazzo, parlano tutti uguali: non è mica arte. È conformismo».

 

Forse perché, soprattutto da giovani, è più semplice?

«Certo, quindi comunque è tutto il contrario dell’ arte».

 

E cos’ è l’ arte?

«È avere coraggio. Rischio. Arte significa essere criticato».

 

I volti e le storie che tirano oggi sono quelle dei terroristi. Così volano i populisti mentre, forse, manca un racconto efficace che porti alla tolleranza e di cui lei sarebbe capace…

«Non c’ è cosa? Una roba buonista?».

 

Non buonista…

«Lo sa perché? Perché alla televisione soprattutto non piace la pace, piace la guerra. Piacciono le discussioni, le cose grosse. La comunicazione è un oggetto che va venduto. Come il gelato. E le dico di più?».

 

Mi dica…

«Voi non dite la verità, dite ciò che vende. Siete un prodotto di consumo. Poi esiste l’ altra comunicazione, ma quella interessa a pochi. Ed ecco che i giornali sono in crisi, non hanno approfondimento, professionalità. Non frega nulla a nessuno, nessuno legge. Siamo un paese di teste di cazzo, di buzzurri. Siamo degli idiotizzati».

 

Addirittura?

«Sì, grazie a Berlusconi siamo il paese più coglione del mondo. Lei scrive per Libero, giusto?».

 

Sì…

«Ecco, il suo Direttore mi è simpatico, me lo saluti. Che siamo un Paese di buzzurri anche Feltri lo dice».

 

Ce l’ ha con l’ Italia, insomma?

«Siamo un Paese inaffidabile, siamo mammoni, saltiamo sempre sul carro del vincitore. Siamo giusto capaci di fare le borse e le scarpe».

 

Come se ne esce?

«Ci diamo tante arie, diciamo che siamo creativi, tanto bravi. Ma a fare cosa? Mi dica…».

 

Mi dica lei…

«Guardi, noi abbiamo quell’ imbecille di Salvini. Io ho un paio di cause con lui e ne vado fiero: voglio essere condannato. Ho avuto il coraggio di dire che Salvini è un testa di cazzo, grandioso, come pochi. Ecco il prodotto del made in Italy: Salvini».

 

Si può dire che lei abbia fatto della provocazione un’ arte?

«Provocazione cosa? Cos’ ho provocato? Provocare vuol dire provocare qualcosa: dalla guerra alla pace».

 

Riflessioni, polemiche, dibattiti, direi. Provocazione con accezione positiva, nel suo caso…

«Ma non è che deve essere positiva: tante cose fanno girare i coglioni ma sono giuste. L’ arte può essere anche la bellezza della tragedia. La pietà di Michelangelo è una madre col figlio morto in braccio».

 

In una recente intervista a Candida Morvillo ha detto che Renzi le ricorda Colombo, un suo compagno delle elementari che lei detestava. Forse per questo, ha dichiarato, non le piace nemmeno il premier. Motivazioni più politiche ne ha?

«Non detesto il Premier. Assomiglia davvero a Colombo che era un ruffiano, un po’ cicciottello, coi denti sporgenti e l’ aria da primo della classe. Ma non detesto Renzi, poverino. Detesto Gasparri, Salvini, questi cretini. Di Renzi ce ne fossero. Renzi è la mediocrità italiana, è un giovane vecchio, vecchissimo».

 

Ho capito, ma lei parla tanto dei giovani però voi cosa avete fatto?

«Ci siamo dimenticati di prendere a calci in culo quelli che ora hanno 50 anni perché eravamo occupati a suonare i Beatles e i Rolling Stones. Sa chi è l’ unico che ha tirato qualche buon calcio nel culo?».

 

Chi?

«Marco Pannella».

 

Tra tutte le sue campagne ce n’ è una che non rifarebbe?

«Rifarei tutto, meglio e più forte. E poi io non faccio campagne, sono un fotografo. Non faccio pubblicità, pubblico dov’ è possibile pubblicare. Non ho mai lavorato in un’ agenzia di pubblicità, non lo farei mai. Faccio le mie cose e se qualcuno vuole, pubblica».

 

Cosa pensa di Instagram?

«Non penso niente, non conosco i social media e non conosco niente».

 

Perché?

«Come principio: non voglio rovinarmi l’ occhio e la sensibilità. Sa cos’ hanno fatto di utile questi social?».

 

Cosa?

«Hanno messo tutti i cretini in ordine alfabetico».

 

Lei ha detto che tutti sono potenzialmente soggetti belli per essere fotografati. Ne è sicuro?

«Sì, tutti».

 

Anche Trump?

«Ognuno è un essere unico e irripetibile, certamente lui è molto più interessante di Bush. E anche molto più bravo. È la Clinton che mi fa paura».

 

Perché?

«Io non voglio Trump, ma lei mi fa davvero paura: è al servizio del potere. Se sale Trump succede un casino e dopo sei mesi, magari, troviamo la persona giusta. Com’ è successo dopo Bush…».

 

Lei ha più di 70 anni: com’ è che vengono ancora da lei a chiedere innovazione?

«La nuova generazione non vale un cazzo, sono delle seghe. La maggioranza dei giovani non è interessante, sono seduti, vecchi, paurosi, sono inerti e inaffidabili. Sono bravi, ma troppo miti, non hanno nessun senso della sovversione, della rivoluzione, niente. Sono noiosissimi. Sono degli zii: chiamo così i miei figli».

 

E perché, secondo lei?

«Perché sono sfigati, valgono poco».

 

Magari anche il contesto storico non aiuta, però?

«Il contesto storico uno lo fa e di storia loro ne hanno fatta poca. Io in macchina ascolto ancora i Beatles, non se ne può più: li odio. Sto aspettando i giovani. Quando mi chiedono cosa faccio per i ragazzi, io chiedo cosa fanno questi stronzi per me che son vecchio».

 

Oliviero Toscani: ha ancora un sogno nel cassetto o ha realizzato tutto quello che voleva?

«Non ho cassetti, quindi non posso aver sogni. Mi interessa la realtà».

Quanta provocazione. In queste righe c’è sicuramente tanto di oliviero.

Non chiamatelo creativo. Sovversivo, sicuramente. Visionari, certamente: Toscani, curioso indomito, feticista del mondo. E dell’ umanità. Della diversità. È stato il primo a fotografare Claudia Schiffer e Monica Bellucci. Ha scandalizzato (con gusto) i benpensanti e shakerato per bene le coscienze. Oggi ha 70 anni macinati, tre mogli, sei figli e dodici nipoti. L’ energia certo non gli manca..

Chi non ricorda gli scatti delle sue campagne pubblicitarie per Benetton, dove metteva in scena i più chiacchierati tabù: sessuali, di razza…

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E ancora.

Facce di donne dal mondo. Facce che raccontano storie, culture, riti, emozioni ed eleganze diverse, Nel segno della femminilità e della bellezza senza confini. Facce risvegliate sulla bocca, sugli occhi, sui capelli da una pennellata di colore vivo.

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E’ questa la nuova immagine che Oliviero Toscani,  ha realizzato con la nuova campagna pubblicitaria per l’edizione del Cinquantesimo di Cosmoprof Worlwide Bologna che si aprirà dal 16 al 20 marzo 2017 a Bologna Fiere per il salone internazionalissimo che ogni anno richiama oltre 200.000 visitatori.

Come il Cosmoprof che punta sempre più sulla ricerca e l’innovazione nella cosmesi e in tutto il mondo che gira intorno anche gli scatti di Oliviero Toscani raccontano di tanti tipi di donna nel mondo, simboli della bellezza diffusa nel pianeta, del significato multirazziale e multietnico del salone che grazie al Ministero per lo Sviluppo Economico è entrato nella graduatoria delle fiere italiane a maggior significato e sostanza internazionale. Oltre a quella di Bologna la fiera vanta saloni anche a Hong Kong e a Las Vegas.

Un potere comunicativo fortissimo, il mezzo fotografico.

Un potere che a Toscani piace usare e lo fa bene.

 

Giulia Castellani

 

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