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“No Kids”: la nuova tendenza di vietare l’ingresso ai bambini

Un nuovo fenomeno, nato negli Stati Uniti e poi esportato anche nella vecchia Europa: l’ambiente “childfree” (o “no kids zone“) diventa una tendenza sempre più comune in bar, ristoranti, voli aerei, stabilimenti balneari, che fra i criteri di selezione della clientela inseriscono un bel “vietato l’ingresso ai bambini“.

Sull’onda del successo globale del libro di Corinne Maier “Mamma pentita, No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli“, diventato nel 2008, in poche settimane, un bestseller amato soprattutto dalle coppie childfree (ovvero le coppie che non vogliono avere figli – circa un quarto delle coppie delle società occidentali) ovunque, cominciano a comparire sempre più frequenti cartelli che indicano espressamente che i bambini non sono ammessi.

I bambini, si sa, piangono, corrono avanti e indietro, giocano, sono rumorosi. I colossi dell’imprenditoria, che sulle esigenze dei potenziali clienti costruiscono floride strategie di marketing, non potevano lasciarsi sfuggire un’opportunità del genere, e non è un caso che esistano anche voli “childfree”, come quelli per Creta e Gran Canaria organizzati dalla compagnia inglese Thomas Cook Airlines, per lo più diretti verso villaggi e hotel che condividono la stessa filosofia.

 

 

La moda si sta espandendo a macchia d’olio, tra resort, ristoranti e alberghi, perfino nei paesi del Nord Europa, più notoriamente “children friendly”, come la Germania dove insieme agli alberghi e caffè “kinder verboten” (vietato ai bambini) si affiancano sempre più annunci immobiliari riservati agli ältern ohne kinder, cioè adulti senza pargoli. Lo stesso accede in Austria, in Svezia e in Spagna, ed è inutile specificare che tutte queste strutture viaggiano all’insegna del tutto esaurito.

Anche in Italia, Paese molto meno “family oriented” rispetto a 30 anni fa,  pur non vigendo alcun divieto ufficiale, un target adulto è infatti preferito da tanti resort esclusivi, come l’hotel Mont Blanc in Valle d’Aosta, l’Alpin Garden in Val Gardena, il Palazzo Hedone a Scicli, provincia di Ragusa, l’Antico Casale di San Gimignano o la Scalinatella di Capri, piccolo ed elegantissimo cinque stelle arrampicato su via Tragara e considerato uno dei  luoghi più suggestivi in cui soggiornare.

Anche locali e stabilimenti decisamente a costi più contenuti hanno cominciato ad adottare la regola “no kids”, garantendo in questo modo ai clienti il valore aggiunto di un soggiorno all’insegna della pace e del relax. Eppure,  come spiega Barbara Casillo, direttore di Confindustria Alberghi, “non è possibile vietare l’ingresso ai bambini, lo proibisce la legge. Un albergatore è tenuto a respingere un cliente soltanto se non ha con sé un documento di identità”.

 

Fonte: repubblica.it

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