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La storia di Vingo

Carmine Vingo era uno statuario ragazzone del New Jersey, di quasi 195 centimetri d’altezza.

Il suo principio di carriera era stato di grande effetto ed a soli vent’anni aveva il mondo in mano, la strada spianata verso il successo, la fama e la ricchezza.

Si può dire che Vingo fosse per i pesi massimi quello che ai giorni nostri è Antony Joshua; e come al gigante inglese oggi, il futuro della categoria, di allora, pareva appartenere a Vingo.

Tutto questo fino al 30 dicembre del 1949, giorno in cui nell’angolo opposto al suo, ad attenderlo, c’era un pugile tozzo e nerboruto di nome Rocky Marciano.

Davanti ai 9.277 spettatori del Madison Square Garden, Vingo andò al tappeto, per la prima volta in carriera, nel round d’apertura.

La cosa si ripeté nel secondo. Poi Carmine Vingo tornò a combattere furiosamente, ma al sesto round, quando Marciano cominciava appena a sudare, fu centrato da un micidiale uppercut sinistro, della forza di una quercia abbattuta, che lo lasciò provo di sensi.

Dopo venti minuti, durante i quali il giovane non aveva ancora ripreso conoscenza, si rese necessario il trasporto ad un vicino ospedale, dove ne fu decretato lo stato di coma.

Rocky Marciano contro Vingo

Nel corridoio attiguo, Rocky Marciano camminava nervosamente raccomandandosi a Sant’Antonio da Padova, cui la sua famiglia era particolarmente devota, per la salvezza del suo valoroso avversario.

Fortunatamente, Carmine Vingo si riebbe, migliorò ed a febbraio del 1950 poté lasciare l’ospedale.

La parte sinistra del corpo, però, rimase parzialmente paralizzata.

La sua carriera da pugile era terminata. Era stato un ottimo combattente, con la sola sfortuna di essersi dovuto confrontare con il più devastante puncher della storia, sui cui pugni molti sogni si sarebbero infranti da quel momento.

Tornato nel Bronx, fu assunto come addetto alla sicurezza per un palazzo pubblico, professione che avrebbe svolto per il resto della vita.

Fu dimenticato all’istante dal volubile mondo della boxe, mentre non lo fu nemmeno per un secondo da Rocky Marciano, che lo invitava agli incontri, anche ai campionati del mondo, riservandogli posti in prima fila e lo portava ai ritiri prima dei match assicurandosi che avesse un posto letto nel cottage che ospitava gli sparring partner.

Al matrimonio di Marciano, Vingo sedeva suo tavolo, insieme a star del cinema e della politica.

Nonostante la disabilità fisica, Vingo visse fino a quasi ottantasei anni, andandosene da questo mondo solo per una caduta accidentale.

Sopravvisse, quindi, per quasi mezzo secolo al suo amico Marciano; i giornalisti gli avevano chiesto, dopo la morte di questi, cosa rappresentasse per lui il grande campione di Brockton.

“Rocky Marciano” – aveva risposto Vingo – “era semplicemente la miglior persona con cui parlare”.

Riposa in pace, Carmine Vingo (28 dicembre 1929 – 2 giugno 2015)

Marco Nicolini

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