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La polvere sopra

17 dicembre 1945 “ Papà! Nell’anniversario della Tua morte, io Ti domando cosa ho fatto per meritare questa tortura fisica e morale che ancora perdura. Tu mi raccomandasti la mamma e il minore di mio fratello, ed ho assolto ai Tuoi comandamenti. Tu mi insegnasti ad essere galantuomo ed a servire il Paese ed io ho onorato le Tue disposizioni. Perché non mi aiuti?

“Quattro mura scrostate, un latrino…questa è l’unica mia compagnia. Una pioggia incessante e il timore di prendere il tifo, questo è invece ciò che mi sono meritato.La nebbia non solo copre il mare che scorgo dall’unica piccola finestra inferriata, ma offusca altresì la mia mente fino allora pensante, ora invece rimbombante di pensieri, dubbi non dipesi da me…Le ore trascorrono lentamente, il freddo entra nelle mie ossa e le mie viscere non mi fanno più l’uomo che sono stato.Tolta la dignità, l’identità… cosa mai ora potrei essere?

Sono il nulla, il niente, non esisto, sono la negazione di me stesso. Mio Signore abbracciami, confortami, dai la luce a coloro che non vogliono vedere la verità, che abnegano le mie urla disperate e il dolore che attanaglia il mio stomaco come in una morsa.

Sono solo, silenzio solo silenzio assordante in questi pochi metri quadrati.

“Oh mia adorata, sei riuscita a varcare la porta della Rocca…dammi le tue mani, la tua certezza che non mi hai abbandonato, perché così tanto hai atteso?”

“Non mi è stato possibile mio caro…io…io volevo, ma la porta per me era chiusa, lo sai! Non rattristiamoci…godiamo di questi pochi frangenti che ci uniscono. Dimmi…come stai…mangi? Lo stomaco ti da’ un forte dolore?”

“ Si mio amore, provo una forte fitta in mezzo al costato e tracce di sangue le rinvengo nell’urina. Sto male, sono distrutto nel fisico e nell’umore…tesoro mio unico”

“Si Giuliano, dimmi..”

“ Vattene, vattene via! Il vederti mi addolora maggiormente…non voglio che tu veda quell’uomo forte che hai conosciuto, che hai amato, ridotto ora ad un’ombra…vai ..vai…salutami la cara mamma, i miei fratelli e dì loro che sto bene…non allarmarli…ti prego”.

E così si allontana, da minuta che è, diventa ancora più piccina, come una bimba appena sgridata, inciampa su se stessa con le gambe tremolanti e la borsetta stretta sotto la spalla incurvata. I capelli raccolti in modo dismesso, incuranti nell’adornare il viso a suo tempo sorridente, ora anch’esso ingrigito dalla tristezza provata con il sorriso marmoreo che mi colpisce il cuore.

Ma cosa le ho detto…no, non dovevo, ho rovinato i pochi istanti a nostra disposizione…solo uno sciocco si poteva comportare così!

 “ Ma chi è?, avanti!….no,  non ho fame…, lasci pure lì, grazie…”

Il tempo passa. Stringo con le mani la mia testa che fa fatica a reggersi ritta. Mi asciugo maldestramente le lacrime che lentamente scorrono bruciando sulle mie guance. Una la assaporo. Salata…come il mare dell’Adriatico che vedo dalla finestra…ricordi infiniti…

Chiedo al secondino della carta copiativa ed una matita blu. Decido di scrivere constatando che questo è l’unico piacere ma anche un dolore che si aggiunge a quello che già provo. Scrivo tutto quello che sento, che percepisco, …ma avrà un senso tutto questo? Servirà a qualcuno come testimonianza? Il titolo? Le  disavventure di un cospiratore oppure Una storia che sembra un romanzo, queste le due possibilità.

Paola Barbara Gozi

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