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“La piccina dei fiammiferi” di Renata Rusca Zargar

La piccina dei fiammiferi

di Renata Rusca Zargar

Mohmad cammina lentamente lungo i vicoli del centro storico della città, caricando sulle spalle le lenzuola da vendere e due borse zeppe di accendini, fazzoletti di carta, stracci, portachiavi e mollette. Si guarda intorno, alla ricerca di qualche possibile cliente. Da qualche giorno, le vie sono tutte illuminate a festa, le vetrine dei negozi sono più ricche del solito e la gente, forse, sembra più allegra. Mohmad è in Italia da otto mesi e abita in una stanzetta insieme ad altri sette uomini provenienti, come lui, dall’India. Là, nel suo paese, non si festeggia il Natale ma, per la gente musulmana come lui, si onora il ricordo del sacrificio richiesto ad Abramo e la fine del sacro mese di digiuno del Ramadan. Allora molte famiglie uccidono gli agnelli e offrono poi la loro carne a tutti gli abitanti poveri del quartiere. Gli amici si scambiano regali e dopo si ritrovano, tutti insieme, spalla contro spalla, a pregare alla moschea. –Allah-u-akbar, Allah-u-akbar! Dio è grande, Dio è grande!- pronunciano molte volte, portando la fronte a terra. Solo le donne rimangono in casa a cucinare per tutti piatti prelibati e, nell’aria, si sparge, con l’odore delle spezie e della carne arrostita, il profumo della gioia e della speranza che Dio possa concedere, forse, al suo popolo, qualcosa in più. A Mohmad piacciono tanto anche le feste indu che si celebrano anch’esse al suo paese, come quella di Diwali (1), o festa delle luci. In quel periodo, ogni luce, ogni lumino, ogni lampada, viene accesa in onore della venuta della dea Lakshmi sulla terra, come per rischiararle il cammino in modo che ogni casa, ogni villaggio, ogni capanna sparsa nella foresta, possa essere visitata dalla dea portatrice di abbondanza e prosperità. Tutte le porte sono lasciate aperte alla dea della fortuna e prosperità. E poi c’è l’Holi (2), la festa dei colori, che segna il passaggio dall’inverno alla primavera. La gente si spruzza reciprocamente con acqua mista a polvere di colori ed è incredibile vedere come le persone si trasformino in maschere imbrattate, in pupazzi dalle mille tinte dell’arcobaleno! Anche quelli sono momenti pieni di gioia, che aprono il cuore alla fede, ricordando e glorificando Dio.

Mohmad sorride al ricordo. Che bello il suo paesino, che gioia poter vivere là, in quel minuscolo villaggio non lontano dalle dune sabbiose di Khuri, a 50 km da Jaisalmer, nel Rajastan. Eppure non c’è l’acqua potabile e neppure arriva l’elettricità: la gente raccoglie l’acqua piovana nei pozzi dove poi va ad attingere per tutta la stagione secca, sperando che possa bastare.

Qualcuno riesce a trovare lavoro a Jaisalmer come muratore od operaio e molti, purtroppo, sono costretti a emigrare. Fino a un anno fa, invece, Mohmad era occupato in una manifattura di vasi in marmo di Agra intarsiati in oro e pietre dure, così come aveva fatto suo padre prima di lui. Ma,

improvvisamente, era stato licenziato per esubero di personale, o almeno era questo ciò che gli avevano detto. Poco tempo dopo, aveva conosciuto un uomo che, in cambio di parecchio denaro, l’aveva aiutato ad arrivare in Italia e qui un altro uomo gli consegnava la merce al mattino e ritirava gli incassi la sera, trattenendone, però, una consistente parte per sé.

Al villaggio, era la luce del tramonto nel deserto che gli feriva il cuore, erano rimaste la moglie e quattro figlie che da allora non aveva più visto, né sentito. Ma lui non sapeva scrivere, né loro sapevano leggere, e là non era arrivato neppure il telefono.

-Tu sei ricco, ormai,- gli avrebbero detto i suoi parenti e i vicini quando, un giorno, fosse tornato a casa – sei stato in Europa dove il denaro non manca! Non avrai più, come noi, tanti problemi da risolvere.-

Il freddo della sera pungeva i suoi pensieri; laggiù, al paese, nessuno sapeva che lui non aveva denaro, né una casa, né del cibo soddisfacente, così come succedeva a molti altri, in Europa! Laggiù credevano ancora che il mondo fosse come quello che, qualche volta, qualcuno captava in città dalle scintillanti immagini della tivù!

Mohmad tossiva spesso e aveva notato che, ogni tanto, durante gli accessi, un grumo di sangue gli veniva alla bocca. -Devo andare da un medico –pensava – e appena avrò un po’ di tempo, lo farò.-

Frattanto, assorto nelle sue considerazioni, era entrato in uno dei luminosi negozi della via. Il titolare, un uomo dall’apparenza gentile e affabile, era assai indaffarato a confezionare pacchi per alcuni compratori. All’apparire di Mohmad, un lampo di fastidio gli aveva attraversato lo sguardo, ma subito lo aveva nascosto sotto la solita maschera inalterabile per non turbare, soprattutto davanti ai suoi clienti, l’atmosfera gaia della città. Frettolosamente, aveva comprato un pacco di fazzoletti di carta e l’aveva mandato via, per non perdere tempo.

Mohmad si era infilato in un portone e aveva suonato il campanello di una porta. Una donna ancora giovane, dai capelli biondi e corti, l’aveva fatto entrare e accomodare nel soggiorno dove un uomo magro, consumato da una terribile malattia, si riposava, sdraiato su di un divano. Il venditore aveva mostrato le sue lenzuola e la coppia ne aveva acquistato un paio. L’appartamento, dalla temperatura tiepida, era molto accogliente; in un angolo era stato allestito anche un albero di Natale meravigliosamente verde, carico di palline scintillanti, strisce, luci che si accendevano e spegnevano ritmicamente… Eppure tutto era desolatamente triste. Nonostante ciò, i due gli avevano offerto un dolce e una bevanda calda.

Tornato in strada, un attacco di tosse l’aveva colto all’improvviso, così che si era appoggiato, ansimante, al muro. Ormai era buio e, filtrata dai vetri, una voce narrava: “Forse un fiammifero acceso le avrebbe dato un po’ di sollievo… la piccina ne trasse uno da una scatola e lo accese: come scoppiettò! Come bruciò! Mandò una fiamma chiara e calda come una piccola candela, fiamma che

la bambina cercò di parare con la sua mano. Che luce strana! Alla piccina sembrò di trovarsi seduta davanti a una grande stufa di ferro, che spandeva attorno un dolcissimo tepore. La bambina stese le gambe verso quella stufa, pregustando la gioia che le avrebbe dato quella fiamma col suo calore…”

-Ancora, ancora, mamma,- interveniva un’altra piccola voce – ti prego, raccontami ancora la favola!- “Quando cade una stella, un’anima sale a Dio. Subito, la piccola strofinò un altro fiammifero, che si accese al pari degli altri e mandò subito un chiarore tenue all’intorno: e in quel chiarore la povera piccina vide la sua Nonna, la sua vecchia Nonna, che le sorrideva tutta raggiante, mite e buona… (3)”

Mohmad era rimasto incantato ad ascoltare, anche se non comprendeva completamente il significato di tutte le parole. Poi, passo passo, si era avviato verso la stanzetta gelida dove dormiva.

 

Oggi è la vigilia di Natale.

Tutti sono affaccendati nei preparativi. Le donne vanno a fare la spesa: carne, verdura, formaggio, sacchetti e sacchetti di merci varie vengono introdotti nelle case, nei portoni, negli ascensori, su dalle scale… I ritardatari si affannano alla ricerca degli ultimi regali e, in ogni negozio, ci sono acquirenti in attesa. Ma tutti hanno fretta. Oggi non è più facile del solito vendere sulla strada anche se qualcuno, ogni tanto, allunga a Mohmad qualche banconota di carta. Tutti sono più buoni a Natale.

Il freddo gli entra nelle ossa e gli dà i brividi. Al suo villaggio non aveva mai conosciuto la neve, né una temperatura così bassa. Allora, quando partiva al mattino da casa per recarsi al lavoro, i figli lo salutavano schiamazzando e sua moglie chiudeva il velo colorato per accomiatarsi da lui sulla porta. Quando rientrava, la sera, sentiva già nell’aria il sentore del riso cotto nella pentola sul fuoco, vedeva i panni stesi ad asciugare sull’aia e un balenio dolce negli occhi che sua moglie abbassava in fretta.

Mohmad sapeva che alcuni suoi compagni, uomini soli e lontani dalla famiglia per mesi, a volte per anni, desideravano la compagnia di una donna. Ma lui no. Non avrebbe mai diviso il suo letto e il suo cuore con nessun’altra, neppure per un breve momento. Fatima, la prima e unica donna della sua vita, teneva stretto in pugno il suo amore, anche se il suo corpo non era più quello di un tempo e la vita, a poco a poco, le aveva appannato quella bellezza che l’aveva conquistato, da quando era entrata nella sua casa. Dal giorno del fidanzamento, infatti, aveva dovuto attendere parecchi mesi prima di celebrare il matrimonio e conoscere la sposa che suo padre aveva scelto per

lui. Rammentando l’istante in cui, finalmente, aveva potuto togliere i veli a Fatima e osservare il rossore sulle guance dalla pelle di pesca, il cuore gli saltava ancora alla gola. Poi, anno dopo anno,

erano venuti la condivisione del cammino della vita, i figli, le difficoltà, le soddisfazioni, che l’avevano legato a lei indissolubilmente.

Dalla mattina, Mohmad ha mangiato solo un panino perché questa sera dovrà pagare l’affitto della miserabile stanzetta e ancora non ha guadagnato tutto il denaro necessario. La notte della buona novella sta scendendo sulla città. Una a una, le serrande dei negozi vengono abbassate, i passanti si scambiano gli ultimi saluti e auguri.

-Che farai domani?-

-Mangeremo tutti insieme, con i genitori, i miei fratelli e le mie sorelle.- risponde un altro.

Mohmad si risovviene dei fratelli e delle sorelle al villaggio (la madre e il padre non ci sono più) e dei suoi bambini. Forse, tra qualche tempo, per la festa di Eid, al termine del mese di digiuno e di preghiera di Ramadan, potrà tornare a vederli per qualche giorno. Quasi senza pensare, si siede nell’antro buio di un portone. “Accese subito un altro fiammifero.” La favola ascoltata pochi giorni prima balza di nuovo alla sua mente. “Anche questo bruciò, fece luce e il muro divenne come trasparente, nel punto rischiarato dalla fiammella del fiammifero. La bambina vide subito una stanza, dove era una tavola apparecchiata con una tovaglia di un bianco abbagliante e con finissime porcellane; nel mezzo della tavola, su un piatto ornato di fiori, fumava una magnifica oca arrostita, tutta ripiena di mele cotte e prugne.” Nella sua borsa non ci sono fiammiferi ma solo accendini e, prendendone uno, ne fa scattare la fiamma. Chissà come sarà, domani, la tavola di quel negoziante che gli ha comprato i fazzoletti di carta… La tovaglia candida di bucato, l’albero di Natale con le luci intermittenti in un angolo della stanza, i piatti fumanti provenienti dalla cucina: gli pare quasi di vedere tutto e persino di sentire le urla entusiaste dei bambini che scartano i pacchetti uno a uno.

I suoi bambini, invece, non hanno mai avuto pacchi con la carta lucida colorata e i fiocchi rossi.

Ma, nell’alone caldo dell’accendino, ogni sogno può diventare realtà e si può credere anche che, al limitare del deserto, dove non c’è acqua corrente ed elettricità, possa, un giorno, arrivare la slitta di Babbo Natale!

Mohmad abbandona la testa sulla spalla mentre il gelo avanza rapido dentro il suo corpo. Ecco, ora tutto questo è passato. Lassù, tra le nuvole, gli sembra di riconoscere quell’uomo che aveva visto sdraiato sul divano. Sì, forse, è proprio lui, ma non c’è più tristezza sul suo volto quando gli tende la mano. Stanno volando insieme verso la felicità.

Ormai è Natale, il compleanno di Gesù, e se lassù, nel firmamento, ci sarà un banchetto, saranno loro gli invitati speciali.

Molto più in basso, sulla terra, invece, c’è ancora, come sempre, da secoli e secoli, chi ride e chi piange.

 

Renata Rusca Zargar

(1)È la festa più importante, detta anche Capodanno indiano, che cade negli ultimi due giorni della luna nera del mese di kartik (ottobre-novembre), e dura tre giorni. Si onora Lakshmi, la dea dell’abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, della fortuna, della bellezza e della fertilità. Il saggio Durvasa donò a Indra, re dei Deva, una ghirlanda di fiori che non sarebbero mai appassiti; Indra diede la ghirlanda al suo elefante sacro, Airavata. Quando Durvasa vide l’elefante calpestare la ghirlanda maledisse Indra, e desiderò che tutti gli dei perdessero il potere che li aveva resi altezzosi e irrispettosi. Naturalmente, grazie alla maledizione, gli Asura, da sempre in lotta con i Deva, riuscirono a scacciarli dal cielo; gli Dei sconfitti si rifugiarono dal Creatore Brahma, che chiese a Deva e Asura di zangolare l’oceano di latte per ottenerne il nettare dell’immortalità. Gli Dei allora chiesero l’aiuto di Vizzu, che prese le sembianze della tartaruga Kurma e fornì la base per sostenere il monte Mandara, che fu usato come bastone, mentre il re dei Naga, Vasuki, fece da corda. Tra i tesori divini apparsi dalla zangolatura dell’oceano di latte, ci fu anche Lakshmi, che scelse subito Vizzu come compagno in quanto l’unico in grado di controllare la māyā (illusione). In conseguenza di queste origini, Lakshmi è detta anche figlia del mare e sorella della luna, anch’essa apparsa dalla zangolatura.

Durante il Divali, nel sud India, alle quattro del mattino, gli hindu si lavano, si cospargono il corpo di olio profumato al gelsomino e indossano vestiti nuovi; è diffusa l’usanza di scambiarsi abiti, sari e doti; anche i datori di lavoro, in questi giorni, regalano vestiti ai propri dipendenti. Nel nord, invece, i commercianti ne approfittano per iniziare i nuovi libri contabili e pregano la Dea per il successo e la prosperità della loro attività. Ma, dappertutto, tanta luce, file e file di lumi si accendono davanti alle case, scorrono nei fiumi, illuminano i templi. Le migliori illuminazioni si possono ammirare nel famoso tempio d’oro di Amritsar, dove migliaia di lucine vengono accese sui gradini della grande vasca del tempio, ma ogni tempio dell’India, come Tanjore, Tiruvannamalai, Madurai, è scintillante di lampade di tutti i tipi.

 

(2) L’origine dell’Holi festival si perde in diverse leggende della mitologia indiana. Le prime testimonianze di cui si ha notizia si trovano incise su una pietra ritrovata a Ramgarh nella provincia di Vindhya e risalgono al 300 avanti Cristo. I significati simbolici di questa sorta di carnevale della Primavera sono molteplici, legati alla stagione della rinascita del rinnovamento, alla fertilità che nelle tradizioni contadine chiedeva buoni raccolti e salute per gli animali, alla vittoria del bene sul male. Nella tradizione della medicina ayurvedica infine, l’uso del colore è una vera terapia e la gioiosità mista a goliardia che deriva dai giochi con i colori costituisce per la psiche e l’umore una innegabile fonte di buon umore e ben essere.

 

(3) Brani tratti da: Andersen, Grimm, Perrault “La piccina dei fiammiferi” Armando Curcio Editore

Renata Rusca Zargar è autrice del libro “Pietre e piante: portafortuna, talismani e benefici effetti curativi per ogni SEGNO ZODIACALE”

Lo sapevate che l’uso di lenzuola color rosso vivo fosse un sistema semplice e sicuro per mantenersi giovani?

E che bruciare una candela verde favorisse gli affari?

Portare una collana di angelite, ad esempio, ci avvicina alla pace e alla serenità, mentre un anello di corniola allontana il malocchio e i piccoli teschi di osso tibetano portano fortuna. Oppure, sapevate che il quarzo rutilato, abbinato alla labradorite, aumentasse il fascino personale e l’autostima? O che un rametto di acacia appeso dietro la porta tenesse lontano chi non ci vuole bene?

Il testo è, dunque, un manuale di curiosità pratiche sui benefici effetti delle pietre secondo i SEGNI ZODIACALI o secondo l’attrazione personale. Illustra i vantaggi che ci offrono alcune piante, spiega la terapia dei colori e, infine, insegna a fare per sé il profumo che ci renderà ancora più affascinanti e felici.

Chi è Renata Rusca Zargar

Savonese, impegnata in ambito sociale, studiosa di cultura islamica e indiana, insegnante in quiescenza, ha pubblicato diversi saggi e romanzi anche con il marito Zahoor Ahmad Zargar.

Tra gli ultimi nati c’è una raccolta di lavori delle signore anziane che hanno seguito i suoi corsi gratuiti di Lettura e Scrittura Creativa: “Leggere e scrivere …per divertimento, raccolta di racconti, poesie, disegni, calligrammi dei Corsi di Lettura e Scrittura Creativa”, pubblicato da Amazon.

Si occupa della Biblioteca di volontariato Libromondo e, prima del Covid, portava i libri in prestito nelle Scuole. Cura un blog di cultura, ecologia e società Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar  link

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