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Ci mancavano pure i fashion blogger!

Si è conclusa da poco la settimana della moda a Milano e uno degli argomenti di punta è l’attacco ai Fashion blogger, soprattutto da parte di Vogue Usa.

Ne parlai anche lo scorso Novembre qui nella mia rubrica di queste figure del fashion system.

Sono spesso al centro di curiosità e studiate da parte del settore.

Ricordo di aver anche  citato una divertentissima frase di Carla Sozzani, sul sito di Vogue, scritta nel 2011:

“Non fanno grandi danni perché la maggior parte vive la vita di una falena. Una sola notte. E quelle che durano di più non necessariamente sono le più brave o hanno un blog più interessante. È sicuramente una moda e come tutte le mode, specie nel mondo per appunto di moda, vengono seguite ed esaltate”… “A me personalmente però interessa sapere cosa dicono alcuni di loro per capire un altro punto di vista e non solo quello dei giornalisti: “so tutto io che sono qui da trent’anni!”

Continua: “Non avere dei preconcetti a volte aiuta a vedere quello che gli addetti ai lavori non vedono più”.

Un po’ di cose sono cambiate da ieri ad oggi. Queste righe provocatorie sono certamente un interessantissimo spunto di riflessione.

Di certo se torniamo a quell’anno  e pensiamo a cos’è oggi il fenomeno è strabiliante la crescita e la mutazione.

Questo perchè naturalmente la società cambia, cosi come cambiano le tendenze.

Il fashion system è in continuo divenire e fermento e tutto è estremamente  frenetico.

Torniamo ad oggi, ai commenti a caldo post settimana della Moda Milanese..

“Trovatevi un altro lavoro. State dichiarando la morte dello stile”.

Questa la  frase scritta da Sally Singer, direttore creativo digitale del sito Vogue America, in un post che avrebbe soltanto dovuto riassumere la settimana della moda maschile.

Destinatari di questo duro attacco sono le fashion blogger. Si proprio loro, quelle ragazze che spesso sono diventate famose nel mondo per il loro stile, per il concetto di street style che hanno creato e per outfit a volte bizzarri ma a prova di click (sui social) e di flash (agli eventi e in strada). Che poi è quello che a loro interessa. Vita dura dunque per Chiara Ferragni, Bryan Boy & fashion blogger varie: sono proprio tutte le giornaliste della famosa rivista americana ad aver unito le forze e le voci per un appello comune contro la categoria che ha segnato in qualche modo un’epoca del fashion system.

Ma cosa sta succedendo? Proprio la penna che ha decretato il loro successo e la loro influenza nel mondo della moda, oggi fa scricchiolare la loro fama e attendibilità??

Il direttore Creativo Digitale del sito Vogue, Sally Singer, insomma, si lamenta del disordine causato dai paparazzi che seguono le fashion blogger, agli eventi mondani.

Altrettanto pesantemente risponde Sarah Mower, Capo Critico dell’edizione online di Vogue:

“Hai ragione Sally, la categoria dei Blogger, inclusi i fotografi di street style che le aspettano e adorano, è orribile. Ma ancor di più, è patetico come queste ragazze corrano continuamente su e giù per le sfilate, nel traffico, addirittura rischiando di essere investite, solo nella speranza di farsi fotografare”.

Commenti duri, taglienti, che animano la conversazione sulla pagine virtuali del magazine di moda. Nicole Phelps, Direttrice di Vogue Runway, porta alla luce un altro aspetto del fenomeno demonizzato.

“Non è triste solo per queste ragazze che si pavoneggiano per i fotografi. È stressante, in egual misura, vedere quanti marchi partecipino al fenomeno accrescendolo”.

Per ogni ragazza appassionata di moda è infatti facile aprire un blog e farsi qualche foto, mettendo i link degli abiti indossati.

Ciò che fa davvero la differenza, è quando quegli abiti vengono inviati direttamente dagli stilisti, che vedono nelle giovani blogger un’opportunità per raggiungere un target diverso da quello dell’alta moda. Cosi facendo, le blogger diventano fashion blogger, poi opinioniste di moda, e infine “fashion Influencer”.

Questo punto a mio avviso è veramente rilevante, ci sono innumerevoli brand di successo che si comportano cosi e con ottimi risultati, (altrimenti smetterebbero), voi cosa dite? Si parla di milioni di €.

 

fashionblog

Ciò non significa di sicuro che va bene, che è giusto, o sbagliato, ma certamente è un fenomeno degno di essere studiato e compreso.

La faida tra fashion blogger e giornalisti non è nuova, e trova nel mondo della moda una delle sue espressioni principe. Questo perché le blogger possono portare visibilità e introiti massicci ai brand, soprattutto emergenti. E poco conta se la ragazza (o ragazzo) in questione ne sappia qualcosa di moda, l’importante è che abbia un nutrito numero di followers.

Che ci sia un punta di invidia in qualche critica? Ma come, qualche stagione fa erano gli “opinion leader” per eccellenza e ora sono un intralcio?

L’argomento è spinoso e di sicuro non avrà mai  fine, perchè queste figure sono destinate  a mutare e non certo a scomparire.

E’ fisiologico che il loro cambiamento influenzi ciò che ruota attorno.

La verità per me è che è sempre rilevante analizzare ciò che funziona, sia che sia giusto, sia no.

Di sicuro racchiude qualche chiave di crescita sociale.

ok, allora fashion blogger si, ma con  moderazione grazie!?

 

Giulia Castellani

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