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Ciclamini e frappè: linee d’ombra e polvere di fata

Ciclamini e frappè: linee d’ombra e polvere di fata

La linea del tempo è per me un concetto astratto ed affascinante, a volte la immagino come due rette perpendicolari, su una le date e sull’altra gli eventi, balzi avanti, come in uno schemino di storia, quelli a fine capitolo per facilitare lo studio.

Ultimamente propongo sempre un gioco a mio figlio, tredicenne e in piena pre-adolescenza, quello di fingere nel tratto, saranno venti passi, che separa il cancello dall’ingresso di casa, che la linea del tempo arretri di cinque anni e di prenderci in quel tragitto per mano, come allora.

Non sempre il ragazzo sta al gioco, a volte mi dice “Solo se mi porti te lo zaino in spalle sino a casa”, sentendo la sua mano nella mia, torno indietro mi sembra di stringere quella mano paffuta e avverto il mio sentire di allora come una nuvola morbida, poi naturalmente torno alla realtà ma a volte è bello passeggiare un po’ per il tempo, esplorare ciò che è stato, avvertire nell’aria l’odore di ciò che sarà.

“Ciò che deve essere sarà, ciò che è è ciò che doveva essere”.

 

Se mi spingo sempre più indietro nella linea del tempo esploro i miei ricordi più antichi, uno riguarda un film, anzi più di uno, il protagonista era un eroico cavaliere o condottiero, lottava per guidare il suo popolo non so verso che obbiettivo, un brutto giorno in battaglia viene ferito, una freccia lo colpisce molto vicino al cuore e non è possibile toglierla senza mettere in pericolo la sua vita, per dare coraggio alla sua gente che ha bisogno di combattere e vederlo in forze decide di indossare la sua armatura e sfila per le strade praticamente legato e issato al suo cavallo, completamente privo di forze non riesce neanche a sostenere il suo busto in posizione eretta.

Sfila acclamato dalla sua gente.

Non ricordo il finale, così come non ricordo quello di tanti film visti da bambina ma rammento amavo molto quelli in costume, nei quali le donne indossavano enormi abiti stretti in vita e con gonne a palloncino sino ai piedi, la mia passione per quel tipo di abbigliamento deve essere cominciata lì.

A fine settembre ogni anno progetto di acquistare i ciclamini e lo faccio, mi piacciono molto, fiori spontanei che non chiedono altro che un po’ di acqua per essere bellissimi.

Ogni anno in questa stagione ripenso a quando sono diventata mamma la prima volta, a metà ottobre del 2002.

Ero giovane e non sapevo bene cosa mi aspettava ma ero felice ed emozionata, a pensarci ora, forse in quegli ultimi giorni di attesa sentivo di non essere completamente pronta.

Non mi sento pronta neanche ora che mia figlia è grande e inanella velocemente tutti i passaggi che la porteranno in breve a essere una donna, adulta con un suo percorso.

Una donna che giustamente è altro da me…in tutto.

In realtà ogni suo traguardo mi ha colto impreparata, non si è mai pronti alla meraviglia, ho seguito sempre pancia e cuore, nei giorni quieti, di sole e in burrasca.

Preparo tovaglie e lenzuola per la sua casa da universitaria a Cesena e scherzando le dico “Poi in caso se ti sposi a breve le riusi …”

Io la teoria la so tutta: figli per la loro strada, ali robuste, lasciare andare e mille altre storie, ma in fondo al cuore di ogni mamma c’è sempre un po’ di paura: avrò fatto bene? Le avrò dato un esempio giusto? Ma va… assolutamente no.

Solo una cosa mi rassicura: la mia intenzione è sempre stata pura e orientata al bene, alla luce.

Ho quel tipico groppo alla gola pre-partenza degli uccellini dal nido che mi fa ripetere “Ehhhh ma è giusto così, eh ma io ora coltiverò il mio spazio, il mio tempo, la mia persona”,ogni tanto in uno slancio quanto mai inopportuno di drammatizzazione della realtà, pratica nella quale eccello, guardo il mio cane e gli dico “Solo tu non mi abbandoni”.

Nella mia linea del tempo presente c’è una fase attuale di transizione, una sorta di linea d’ombra elaborata la quale sarò poi proiettata verso una nuova fase della mia vita.

Sta a me riempire il futuro di nuovo senso e valore aggiunto.

Sta solo a me.

Penso a mia figlia, ripenso a quella bambina rosa e profumata che dorme nella sua culla io ho ancora l’impressione di sentirne i vagiti, accarezzo la nostra totale simbiosi fisica ed emotiva di quel tempo, poi mi si para davanti la donna di oggi, così diversa da me eppure così simile, mi mancherà tanto ma non posso dirglielo lei deve volare nel suo di cielo, in un orizzonte dove io sarò sempre più un puntino sullo sfondo, al massimo potrò parlarne con il mio cane, promettergli un bel premietto ficcare il naso in uno di quei trecento libri che desideravo leggere quando sognavo tanti anni fa che il mio tempo libero sarebbe stata una finestra tutta mia, una volta  cresciuti i figli.

Tutto è ciclico…

Sarà mia figlia un giorno ad avere gli stessi pensieri che ora ho io per la sua?
Chissà…

Mia nonna Anna amava raccontare storie incredibili e spesso le sue narrazioni erano impreziosite dagli oggetti che indossava, una volta mi raccontò che aveva dato mandato a dei pirati per procurarle dei rubini per il suo abito che mi mostrava con orgoglio.

Per tanto tempo ho creduto fosse la verità e ammirato questo vestito prezioso, sognando l’assalto dei pirati alle navi da crociera.

Ho ancora oggi un suo anello, non ricordo bene legato a quale fantasiosa storia, lo indosso quando devo affrontare prove che richiedono coraggio e sento quella voce forte che proviene dal passato e sussurra al futuro…con gentilezza.

Anna Chiara Macina

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