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C’era una volta…la “Bottega Meluzzi”

Definizione di ricordo

 la memoria di cose o persone che rimane impressa nella nostra mente

Ci sono ricordi destinati a lasciare impronte indelebili nel cuore, la protagonista di questa storia è un’officina d’arte “la bottega Meluzzi” raccontata da Nicoletta nipote e figlia dei suoi artefici, realtà nata  lungo la consolare Rimini San Marino, davanti a quell’edificio che ospitava il pastificio Ghigi e presente ancora oggi ma in zona diversa…un luogo attraversato da moltissime persone, clienti, familiari, amici che vi si radunavano la sera per parlare, ballare, innamorarsi…

 

da sinistra Carlo e Adamo Meluzzi e Bruno Marabini al lavoro per l’opera “Fiori di roccia”

 

Erano gli anni 60 e nella bottega di mio nonno, circa una volta ogni due settimane, dopo cena, tutti i vicini di casa e gli amici erano invitati a trascorrere due orette insieme.

La bottega veniva liberata dalle asse di legno e dalla segatura e venivano rimediate sedie e panche per far sedere gli ospiti. Mio nonno aveva comprato un mangiadischi per ascoltare i vinili 45 giri, sia quelli che aveva acquistato lui, sia quelli che portavano gli amici e aveva nominato mio padre, che al tempo aveva 14 anni, a cambiare i vinili quando finiva la musica… tipo un dj dei giorni nostri che anche allora affascinava le ragazzine. Tra la musica che ascoltavano andavano per la maggiore i valzer di Secondo Casadei tra cui “San Marino Goodbye”.

 I vicini di casa arrivano a piedi dalle loro abitazioni. Gli amici abitavano più lontano ma uscivano ugualmente a piedi, che ci fosse neve, pioggia o vento. La musica si sentiva anche dall’esterno e se qualche ragazzo passava di lì era tradizione che avesse il permesso di entrare e chiedere due balli alla ragazza più bella della serata, poi però doveva uscire.

Oltre a ballare e ascoltare la musica, tra di loro si facevano anche scherzi (andavano di moda quelli imbarazzanti e a doppio senso) e si raccontavano barzellette.

Mio babbo si ricorda che in bagno c’era la cassetta dell’acqua del wc che nella parte alta sporgeva nella stanza sovrastante tramite un buco nel pavimento. Quindi lui andava di sopra e si divertiva ad aspettare che qualcuno usasse il bagno per tirare l’acqua ancor prima che il malcapitato avesse finito di usare il wc. L’episodio finiva ogni volta con grandi risate. Capitava poi che qualcuno volesse parlare e fare il tipico discorso davanti a tutti non sapendo che qualcun altro di nascosto aveva già preparato un barattolo di fagioli aperto legato con uno spago alle travi che gli si sarebbe rovesciato in testa al momento opportuno.

Solitamente non si mangiava ma venivano offerti tè, cioccolata calda e anche qualcosa con qualche grado in più per scaldarsi. A questo proposito mio babbo ricorda un episodio divertente. Durante le serate in compagnia, oltre che liberare la bottega dalle assi veniva anche tolto dai cardini il portone in legno dell’ingresso per recuperare anche quello spazio. Anche se il portone era grande ed aveva ben tre cardini era sufficiente una persona a smontarlo e poi a rimontarlo a serata conclusa. Una sera avevano bevuto un po’ ed avevano la ridarella e nonostante fossero in tre, una persona per cardine, nessuno di loro riusciva a infilare la vite nel cardine.

Tra un ballo e una risata capitava che nascesse anche l’amore. A quei tempi l’approccio era meno complicato di oggi…il ragazzo chiedeva di ballare alla ragazza che gli piaceva.

Se a lei lui non piaceva rispondeva che non sapeva ballare. Così semplice, così bello.

Mia nonna si ricorda di una ragazza a cui piaceva un ragazzo però lui quella sera in bottega era arrivato accompagnato. Allora lei dopo l’iniziale delusione confida alla sua amica più intima che ad ogni costo sarebbe riuscita a ballare con lui quella sera almeno una volta.

Lui era molto bello e si distingueva dagli altri perché era sempre ben vestito, sembrava un Signore.

Lui era seduto a chiacchierare con amici e lei piano piano gli si avvicina, senza guardarlo mai direttamente ma solo di sottecchi ogni tanto. Anche lei era veramente bella. Lei si ferma poco distante e aspetta. Dopo un po’ lui le si avvicina e le chiede di ballare. Hanno ballato insieme e da quella sera non si sono più lasciati. 

Così semplice, così bello.

Semplice e bello come quegli anni dove mancava tutto o quasi ma non mancava niente. 

 

Nicoletta Meluzzi

 

Bottega Meluzzi: da sinistra Carlo Meluzzi, Giorgio Meluzzi, Adamo Meluzzi, Bruno Marabin

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