mercoledì , novembre 14 2018
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Un invito a cena

Oggi giornata infernale in ufficio. Sono molto stanco, sento il cervello bollire ma non posso rifiutare l’invito a cena di Maura.

Inaugura la sua casa nuova con piscina vicino al lago. La località è splendida. Mi ha detto ci sarà molta gente. Ci tiene moltissimo che ci sia anche io. Potrò mai dirle di no?

Mi butto sotto la doccia per una sferzata di energia e decido di indossare i jeans e la camicia bianca. L’abbigliamento che mi farà sentire a mio agio anche in mezzo a sconosciuti.

Salgo in auto pronto a percorrere venti chilometri per una serata mondana che si discosta alquanto dalle mie, monotone, casalinghe; solitarie.

Arrivo in lieve anticipo come sempre, ci sono almeno dieci auto nel parcheggio. Maura mi accoglie con il suo sorriso distintivo. Siamo amici da quando frequentavamo le scuole elementari e non la cambierei per nessuna ragione al mondo.

Mi bacia rumorosamente sulla guancia:«Bello come il sole! Il menù ti piacerà.»

A lei sono affezionato da sempre, mi fa sentire parte del mondo, io che spesso dal mondo fuggo.

A bordo piscina vedo muoversi gli altri invitati, non mi sembra di conoscere nessuno. Mi avvicino al tavolo con i cocktails, guardandomi distrattamente intorno mentre Maura continua a fare gli onori di casa.

Continuo a sentirmi stanco e vorrei quasi andarmene.

Allungo la mano per prendere il bicchiere di mojito e noto, una mano femminile di singolare bellezza che prende il bicchiere accanto al mio.

Avvicino il bicchiere alle labbra e mentre il mio sguardo risale piano, mano, polso, braccio, collo, incontro gli occhi verdi più incantevoli che abbia mai visto e mi sembra di sciogliermi come il ghiaccio nel mio bicchiere.

Sento scendere in gola il fresco della menta, ascolto il tintinnio del ghiaccio nel bicchiere… e il rum mi arriva nello stomaco.

È quest’ultimo a scaldarmi così, o il magnifico sorriso di questa sconosciuta?

Assorto nei pensieri la vedo allontanarsi e la perdo di vista.

Decido di entrare in casa a cercarla. Intravedo un morbido divano in stile moderno che ben si abbina al resto dell’arredamento, sobrio ma accogliente. Nell’aria, un profumo di spezie orientali.

Mi siedo rilassato e mi guardo intorno in cerca della sconosciuta. Bella la libreria con tanti libri, mi distraggo un attimo quando sento la voce di Maura che ci invita a prendere posto ai tavoli.

Mentre mi avvio intravedo la sconosciuta e accelero il passo, mi sembra non abbia nessun uomo che la accompagni. Con finta calma, faccio in modo di sedermi accanto a lei, cercando di mascherare l’emozione.

Ricambia lo sguardo in maniera giocosa. Si sistema morbidamente sulla sedia e mi dice sorridendo, porgendomi la mano: «Ciao, sono Carla. Era buono il mojito?»

«Giacomo, piacere di conoscerti. Ottimo il mojito.» Come il tuo profumo, avrei voluto dirle, ma mi trattengo.

Aspirando l’aria attorno a lei, avverto note fiorite di iris, e spezie orientali, mi sento anche un po’ ubriaco.

Davanti a noi, un meraviglioso cocktail di gamberi, il mio antipasto preferito. Adoro il sapore dolce dei gamberetti che si sposa perfettamente con la salsa rosa. Piace molto anche a lei a giudicare da come mette in bocca i gamberetti, uno alla volta, e da come lecca maliziosamente la salsa sulla forchetta.

Mi sento inebriato un vuoto nello stomaco. Non parlo, mi nutro della sua immagine, di ogni piccolo particolare che la riguarda. Dal disegno delle labbra, al modo che ha di muovere tenere la forchetta tra le dita.

È lei che mi ubriaca. Le sensazioni che mi provoca sono tanto intense che fanno sbiadire tutto il resto.

Il tempo passa veloce, è arrivato il primo piatto: spaghetti all’astice in salsa di zenzero, mi accorgo appena del piatto sul tavolo anche se il profumo è invitante. Mancava anche la spezia afrodisiaca: io sono carico già da un paio di ore!

Maura ci suggerisce di esaltare il sapore del dolce-piccante con una spolverata di pepe nero appena macinato. Carla allungando la mano per prenderlo mi sfiora il polso; volontariamente?

E’ elettricità pura. Mi sento pervaso da un piacevole tepore attorno al viso, mentre in bocca mi esplode il sapore delicato dell’astice abbinato al piccante dello zenzero.

Che sia la semplice presenza di questa splendida donna a scaldarmi l’anima? La seconda portata prevede gamberoni al sale rosso di Bombay e basilico. La padrona di casa impone garbatamente di non usare posate. Mentre osservo Carla sgusciare e mangiare i gamberetti mi scopro a desiderare di leccarle le dita una a una, ma mi diverte constatare che lei lo fa da sola, in maniera eccellente. Quando arriva un delicato sorbetto al limone e menta, sono decisamente innamorato.

Come è potuto accadere?

Le verserei un cucchiaino di sorbetto nella scollatura per vederla rabbrividire e poi… lascio il pensiero volare libero, mentre resto seduto davanti al mio piatto. Le verso il secondo bicchiere di vino bianco, gewürztraminer ghiacciato, fruttato e profumato al punto giusto. Il suo sorriso così seducente mentre beve aumenta il mio buonumore.

Finalmente arriva il dolce. Bavarese agli agrumi di Sicilia con granella di pistacchi e fave di cacao del Guatemala.

Le porgo la porzione che assomiglia a una maliziosa cupola rovesciata color arancio chiaro, con la granella verde e marrò. Mi ricorda i toni del sottobosco, anche se il profumo riporta al mare, vacanze, sole.

Continuo a fissarla aspettando che metta in bocca il primo cucchiaino di dolce.

Non mi delude. Lo fa in maniera molto sensuale e chiude gli occhi per un attimo rapita.

Quando li riapre, il mio desiderio è incontenibile; le rubo il suo cucchiaino e lo metto vuoto nella mia bocca per assaporare un po’ del dolce e un po’ di lei.

Socchiudo gli occhi.

Li riapro; lei mi toglie dalle mani il cucchiaino, mi prende il viso tra le mani e sta per baciarmi.

Mentre sento sulla mia lingua un sapore dolce… una mano mi scuote delicatamente, toccandomi una spalla.

«Giacomo… andiamo, stiamo per servire la cena» Vedo Maura che mi sorride «Ti chiedo per cortesia di far da cavaliere alla mia amica Carla, mia ospite solo per qualche giorno.» Carla sorride educatamente.

Devo essermi addormentato per qualche minuto su questo divano troppo comodo.

Allora, tutto può ricominciare.

Mariella Bucci

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