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“Qual è il suo nome? Mi chiamano tutti Coco.” Coco Chanel

Coco Chanel, pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel, fu la più grande creatrice di moda dei suoi tempi.

Jazz e Charleston, Parigi.

Capelli alla maschietta e labbra rosse, l’amore è libero, gonne corte e sigarette.

Sono gli anni ’20.

La donna, nella società,  attraversava una fase di cambiamento, era la donna che aveva vissuto la guerra, che si era emancipata e che ora non poteva più tornare ad essere solo l’angelo del focolare.  Lavorava, guadagnava e spendeva, per il suo aspetto esteriore.

Le silhouette erano esili, la Garçonne degli anni ’20 era magrissima.

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La moda aveva un grande impegno: sociale e stilistico.

« Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche; invece, avevo ormai una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche. » Coco Chanel

Ciò che la contraddistinse nel suo stile, fù l’affermazione sociale, il desiderio di liberare la donna da tutti i fronzoli che fino a quel momento erano protagonisti della moda femminile.

Nuovo look per una nuova donna.

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Era necessario vestirsi comode, gli abiti erano qualcosa di superfluo, occorreva concentrarsi sulla vita.

Furono la mancanza d’amore e la giovinezza vissuta in povertà a formare il suo carattere.

La sua sensibilità la aiutò a capire prima di altri che sabotare il meccanismo sociale legato alla donna “frou-frou” della Belle Epoque, avrebbe donato lei un’etichetta avanguardistica e anticonvenzionale.

Quello a cui puntava, era ancora più ambizioso di colleghi come Poiret e Mariano Fortuny ad esempio, che liberarono i corpi femminili da stecche e corpetti, voleva che il cambiamento fosse interiore, una conseguenza di quello esteriore.

Non si poteva più vivere nell’ombra dell’uomo.

“la moda non è solo qualcosa che sta nei vestiti, la moda sta nell’aria.”

Creatrice di lifestyle, non solo di abiti.

Trascinatrice e travolgente con il suo entusiasmo e la sua sensibilità, coinvolse donne di ogni genere: chi si rispecchiava nel suo stile e chi no, ma vedeva in lei qualcosa di “nuovo e fuori dalle norme”.

Nel 2009, un film biografico diretto da Anne Fontaine, “Coco avant Chanel”,  ripercorre la storia di questo mito.

Il punto di vista del film racconta Coco in una versione intima ed esplora a mio avviso molto bene la personalità, generatrice di un successo lavorativo.

Oggi il brand Chanel, nonostante sia diretto da Karl Lagerfeld e Chanel non ci sia più,  nell’immaginario collettivo, ha lasciato scolpita l’immagine di Coco , con il suo tubino nero, i suoi abiti “comodi” le sue collane di perle e  un cappello nero che nasconde uno sguardo “oltre tempo”.

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“Il petit noir”

Il tubino nero, l’abito passe-partout nella moda, per ogni occasione.

Dalla sua creazione, non ha più abbandonato la scena.

Elegante ma non vistoso, presente in tutte le  collezioni di ogni stilista.

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Fu reso immortale dalla sua apparizione, indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” , film del 1961.

Se Coco avesse intuito che tipo di rivoluzione stesse attuando nella moda, ci rimane da sapere.

Sarebbe fantastico poterla intervistare oggi per chiederglielo e per chiederle cosa pensa della moda oggi.

Sono convinta che certe anime talentuose, dentro di loro, sappiano bene qual’è la direzione dove andare.

Mi piacerebbe osservare al lavoro Coco, nel fashion system di oggi: chissà cosa combinerebbe..

Di sicuro il contesto odierno è di gran lunga diverso.. chissà cosa direbbe dell’impero del fast-fashion?

“La moda riflette sempre i tempi in cui vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo”.

A me sembra un’ottima risposta!?  😉

Giulia Castellani

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