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A San Marino scopri il “giardino degli innamorati”agli Orti Borghesi

Il nostro Stato può vantare una secolare tradizione di ospitalità.

Neutralità e diritto d’asilo rappresentano uno dei cardini della politica sammarinese.

Si rifugiò all’interno della Repubblica anche Bartolomeo Borghesi, insigne archeologo e numismatico di Santarcangelo, accusato e condannato a morte per la sua appartenenza alla società segreta “la Carboneria”, trovò un rifugio sicuro a San Marino, abitò per lunghissimi decenni in una casa nelle vicinanze della Pieve e costruì un magnifico giardino, dal quale si gode una bellissima vista e con al centro una cisterna molto antica del Trecento, era vietato gettarvi rifiuti o lavare panni nelle adiacenze del pozzo, si voleva evitare il propoagarsi di epidemie.

Borghesi negli anni che trascorse sul Titano si dedicò ai suoi studi di numismatica e storia e ottenuta la cittadinanza ricoprì anche importanti incarichi pubblici.

Durante il Risorgimento San Marino ospitò molti perseguitati offrendo un contributo importante al riscatto dell’Italia. Oltre a Borghesi trovano asilo sicuro sul Titano anche Melchiorre Delfico, Cesare Montalti, Eduardo Fabbri, Eugenio Valzania, Francesco Mestica, Luigi Zuppetta, Braccio Salvatori, Pietro Renzi, Livio Zambeccari, Vincenzo Caldesi.

San Marino ospitò anche Giuseppe Garibaldi, che arrivò sul Titano la notte del 31 luglio 1849, inseguito dagli austriaci, con le sue truppe allo stremo delle forze e la moglie Anita ammalata.

In seguito all’intervento dei Francesi, ai primi di luglio del 1849, la Repubblica Romana era costretta a cedere, ma Garibaldi non intendeva consegnare le armi.

Seguito dai più coraggiosi dei suoi volontari, prese il cammino che attraverso i gioghi dell’Appennino, lo doveva condurre a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci.

Alle spalle lo incalzavano truppe francesi ed austriache.

Per evitare l’accerchiamento da parte degli inseguitori, il generale entrò in territorio sammarinese e chiese ai governanti ospitalità per sè e per le sue truppe.

Il Reggente Belzoppi lo accolse, sebbene gli austriaci ne esigessero la consegna immediata e il Papa accusasse i sammarinesi di avere dato asilo a un fuorilegge.

Si arrivò a un compromesso, i garibaldini sarebbero stati riaccompagnati nei loro paesi d’origine senza essere “passati sotto le armi”.

Non è certo l’accordo sia stato rispettato, Garibaldi fuggì con Anita e alcuni fedelissimi, non fidandosi delle trattative in corso e degli accordi, avrebbe voluto raggiungere Venezia ma non vi riuscì.

Questo episodio causò per i sammarinesi, un grave inasprimento dei rapporti con lo Stato della Chiesa.

L’episodio dello scampo garibaldino diede incoraggiamento ad altri numerosi perseguitati. I Sammarinesi hanno contribuito direttamente al Risorgimento italiano partecipando come volontari alle lotte per l’indipendenza.

Anche al tempo della prima Guerra Mondiale, la Repubblica, neutrale al conflitto, non rimase assente. In segnò di solidarietà inviò sui luoghi del combattimento un ospedale da campo sotto la bandiera della Croce rossa.

San Marino può a buon titolo vantare una secolare tradizione di ospitalità, diede sempre asilo a chi glie lo chiese, cosa che si verificò più volte nel corso della sua storia e in particolare nel corso della seconda Guerra Mondiale.

In quell’epoca arrivarono in territorio migliaia e migliaia di profughi, convinti che la neutrale Repubblica sarebbe stata risparmiata dai combattimenti.

Arrivavano portando con sè masserizie, animali, cercando ospitalità dov’era possibile, i più fortunati trovarono alloggio nelle gallerie della ferrovia Rimini-San Marino, altri presso privati, altri in ricoveri di fortuna.

Si calcola che ben 100.000 fossero gli sfollati, di fronte ad una popolazione locale di circa 15.000 abitanti. Le autorità sammarinesi oltre che all’alloggio, dovettero provvedere al loro sostentamento e ai problemi relativi all’ordine pubblico.

Per andare incontro alle esigenze di tutti si arrivò persino alla decisione di razionare gli alimenti.

Chiara Macina

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