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La coppia perfetta gioca a nascondino?

“Un freddo giorno d’inverno i porcospini di un campo si avvicinarono gli uni agli altri per difendersi dal freddo col calore reciproco. Però, irritati dal dolore delle loro spine non tardarono a separarsi gli uni dagli altri. Obbligati a tornare a cercarsi per il freddo sperimentarono ancora una volta la sgradevole sensazione delle spine; e queste alternative di avvicinamento e di separazione durarono finché non trovarono una distanza conveniente in cui si sentirono al riparo dai mali”.

Questa storia è stata scritta dal filosofo tedesco Schopenhauer nel lontano 1800, ma è quanto mai attuale in tema di rapporti umani, che siano di amicizia, amore o conoscenza sono la croce e delizia di tutti gli esseri viventi, l’uomo è un essere sociale, necessita di relazionarsi al suo prossimo anche quando dichiara il contrario e la distanza, è sempre un terreno d’incontro e scontro in particolare tra gli amanti.

E’ l’eterno gioco delle parti, che trasforma un rapporto in un braccio di ferro, in una gara di prestazioni, privando il legame della sua valenza più spontanea e genuina. In alcuni casi si tratta di rapporti sbagliati, che testardamente si cerca di fare decollare.

Quando due persone entrano in rapporto si crea spesso una situazione in cui: entrambi provano attrazione, oppure A prova più attrazione di B (es.90), o ancora B prova meno attrazione di A (es. 50), si innesta allora un meccanismo complesso- spiega Olivieri- B percepisce l’attrazione 90 di A, quindi si trattiene e invece di manifestarne 50 ne dimostra 30 per non illudere A. Quand’anche A realizzi che B  prova un’attrazione 50, soffre comunque perché è insufficiente ed è come se ne percepisse 0. A soffre perché si sente rifiutato.

Si sprecano allora gli spasimi, le sofferenze, le imprecazioni di A nei confronti di un B, insensibile, snob quando in realtà si tratta dell’eterno gioco del “In amor vince chi fugge”.

Il che è una dinamica normale in amore, legata ai caratteri, ai momenti, che può vedere i ruoli  invertirsi o rimanere stabile.

Perché si possa strutturare una storia è necessario che quel divario si restringa, che B non sia costretto a trattenersi fino a 30, che per A il divario stesso diventi sopportabile. Altrimenti è una tortura, non è più in rapporto e la sola cosa da fare è troncare, senza rimpianti.

Chiara Macina

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