venerdì , settembre 21 2018
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Il sogno di cavallo pazzo

Questa storia inizia con un grido che squarcia il silenzio di una notte americana, anzi, di una notte Cheyenne, perché ci troviamo in una riserva di indiani Cheyenne nel momento esatto in cui una madre viene svegliata nel cuore della notte dal grido della propria figlia. La madre si getta giù dal letto e si scapicolla nella stanza della sua piccina, dove la trova tutta singhiozzante e in lacrime nel suo lettino. Le ci vogliono moltissime coccole e carezze per riuscire a farle tirare fuori la testolina da sotto il lenzuolo, altre coccole e carezze per farla smettere di singhiozzare, e coccole e carezze ancora per convincerla a confessare i suoi terrori:

  • Mamma, mamma, che cosa sono quelle cose terribili che ho visto?”.

La mamma si guarda attorno nella stanza, ma non vede niente. Cerca dietro gli armadi, le tende e sotto il letto, ma non trova niente.

  • Ma qui è tutto a posto, dice alla piccola e disperata Nuvola Fresca, che è il nome della figlia.
  • Eppure io le ho viste quelle cose, mamma, te lo giuro…
  • Ma dove le hai viste?
  • Non lo so, ma le ho viste, e poi…
  • E poi cosa?
  • E poi è strano, perché stavo dormendo, e avevo gli occhi chiusi, e come è possibile, mamma, vedere delle cose con gli occhi chiusi?

Domanda da un milione di dollari, anzi, visto che siamo in una storia Cheyenne, da un milione di bisonti.

  • Be’ vedi Nuvola Fresca” cerca di cavarsela la mamma, – le cose che si vedono con gli occhi chiusi, hanno due nomi: sogni quando sono belle e incubi quando sono brutte. Questo prima di tutto.
  • Prima di tutto, ripete Nuvola Fresca. – E dopo di tutto?
  • E dopo di tutto non si dice, si dice dopo. E comunque dopo ci sarebbe un terzo tipo di cose che si possono vedere con gli occhi chiusi, ma è una faccenda un po’ difficile da capire e adesso è un po’ tardi e magari te lo racconto domani mattina.
  • Ti prego, mamma, raccontamelo, così magari mi tranquillizzo e poi dormo.
  • Va bene. Il terzo tipo di cose che si possono vedere a occhi chiusi si chiama visione.
  • E cos’è una visione?.
  • Una visione, Nuvola Fresca, è un sogno rarissimo che può capitare solo a una persona specialissima.
  • Tipo?.
  • Tipo…, dice la mamma guardando l’ora, anzi, visto che siamo in una storia Cheyenne guardando la luna. E capisce che ormai c’è solo una cosa in grado di far addormentare la figlia.
  • Va bene, Nuvola fresca, adesso te lo dico, però poi mi prometti che dormi?.
  • Prometto!.

La mamma prende una sedia e un rametto di legno di salice, poi si siede accanto al letto di nuvola fresca e inizia a intrecciare un acchiappasogni, uno di quegli oggetti magici indiani che servono per catturare i sogni buoni e farli avverare e per respingere quelli cattivi.

  • Ascoltami bene, Nuvola Fresca. C’era una volta un bambino di nome Riccetto, un bambino piccolo come te della tribù dei Sioux coi capelli ricci ricci e specialissimo.
  • Era speciale perché aveva i capelli ricci, mamma?
  • No, lasciami raccontare e capirai perché era così speciale. Intanto per cominciare anche lui di notte vedeva delle cose con gli occhi chiusi.
  • E cosa vedeva mamma?.
  • Be’, vedeva quello che vedevano tutti gli indiani in quel periodo.
  • E cioè?
  • E cioè bisonti.
  • Perché vedeva bisonti?.
  • Perché in quel periodo era arrivato l’uomo bianco con i suoi fucili e si era messo a sterminare tutti i bisonti e i bisonti per noi erano indispensabili, Nuvola Fresca. Noi sopravvivevamo grazie alla carne e alle pelli di bisonte, e siccome non ce n’erano quasi più in giro, allora ce li sognavamo la notte. Capito?
  • Però se sognava quello che sognavano tutti gli altri indiani, non era un tipo poi così speciale.
  • E invece lo era, perché quando si svegliava al mattino, Riccetto saliva a cavallo e diceva alla sua tribù di seguirlo, e sai dove andava?
  • Dove?
  • Nella valle dove in sogno aveva visto i bisonti.
  • E la trovava?
  • Sì.
  • Ed erano davvero tutti lì, quei bisonti che tutti si sognavano ma che solo lui sapeva trovare?
  • Proprio così. Adesso sarai d’accordo con me che Riccetto era davvero un ragazzino speciale.
  • Superspeciale!.
  • E infatti un giorno ebbe una visione, o meglio: se la procurò.
  • In che senso se la procurò?.
  • Devi sapere che di solito le visioni si hanno solo quando si è adulti, maturi, saggi e con la barba bianca. E Riccetto era solo un bambino, ma vedeva che l’uomo bianco stava sterminando tutti i bisonti e il suo popolo avrebbe presto fatto una brutta fine e vedi, lui sapeva che solo da una grande visione può venire la liberazione di un popolo, e così Riccetto lasciò il suo villaggio e utilizzò un pericolosissimo metodo per avere visioni che aveva sentito raccontare da un vecchio sciamano origliando dall’entrata della sua tenda.
  • E cioè?
  • Passò tre giorni e tre notti senza mangiare né bere sdraiato su un letto di pietre aguzze.
  • E riuscì ad avere la sua visione, mamma?
  • Macché, Nuvola Fresca, solo un grandissimo mal di schiena. E sarebbe probabilmente morto di fame e di sete se non ci fosse stato un grande lago lì vicino. Al tramonto del terzo giorno Riccetto si alzò dal suo letto di pietre aguzze e andò barcollando verso il lago, tutto triste e infelice perché non era riuscito ad avere la visione in grado di salvare il suo popolo. E pensa Nuvola Fresca, proprio quando era a pochi metri dal lago, il Grande Spirito lo visitò.
  • Cioè?
  • Riccetto vide uscire dal lago un nobile cavaliere che cavalcava un maestoso purosangue nero come la notte. Il cavaliere portava una penna di falco tra i capelli, una camicia di pelle di daino. Lo vide uscire al galoppo dal lago schizzando falci di acqua ovunque, e se lo vide venire incontro. All’improvviso, come sbucate dal nulla, delle pallottole di fucile di uomo bianco cerarono di colpirlo, ma non appena arrivavano a pochi millimetri dal suo corpo, da cui scomparivano come dissolte. Poi il cielo si oscurò e grosse nubi nere lo coprirono. Spaventosi tuoni risuonarono tra le nubi e fitte raffiche di grandine presero a bersagliare i fianchi del cavallo e poi una saetta si staccò dalle nubi e cadde dritto sulla fronte dell’uomo, senza fargli nulla. Il cavaliere continuò a galoppargli incontro sempre più veloce, il suo corpo adesso irradiava un alone di luce splendente, come se quel fulmine tremendo che gli era entrato nel corpo dalla fronte lo illuminasse dall’interno, e quando Riccetto si vide arrivare addosso quella folgore umana, ebbe solo la forza di chiudere gli occhi. E quando li riaprì, pensa Nuvola Fresca…
  • E quando li riaprì cosa, mamma?
  • Non c’era più niente, Nuvola Fresca. Né l’uomo, né il cavallo, né la grandine e le nubi tempestose. Il cielo era di un azzurro splendente, e allora Riccetto iniziò a tremare dalla testa ai piedi perché pensò che forse quella che aveva appena avuto era una…
  • Era una che, mamma?
  • Era una visione, nuvola Fresca! E così con le gambe tremanti si mise a correre verso il suo villaggio veloce come una freccia, e si fermò solo quando fu nella capanna del padre. Si lasciò cadere ai suoi piedi e gli raccontò tutto quello che aveva visto, e poi rimase lì, in silenziosa attesa.
  • E il padre cosa gli disse, mamma?

Il padre gli appoggiò solennemente una mano sulla testa e poi disse:

“Riccetto, il Grande Spirito ti ha visitato. Dovrai fare esattamente ciò che hai visto fare al cavaliere del lago. Se dipingerai sui fianchi del tuo cavallo grossi chicchi di grandine bianca e sulla tua fronte una saetta d’oro, e se porterai in battaglia una penna di falco tra i capelli, sarai imbattibile, imprevedibile e imprendibile come la folgore”. E fu così che dal piccolo Riccetto nacque l’uomo che rispondeva al nome di Cavallo Pazzo: il guerriero con la penna di falco tra i capelli, il fulmine in viso e il cavallo tempestato di grandine, che l’uomo bianco avrebbe imparato a temere come il peggiore dei suoi incubi. E tutto questo solo grazie alla forza della sua visione, capisci Nuvola Fresca?

  • Sì, mamma, capisco.
  • Bene, e adesso dormi piccola mia.
  • Mamma…?
  • Sì?
  • Magari un giorno anch’io avrò una visione.
  • Sì, Nuvola Fresca, adesso però chiudi gli occhi.
  • E magari, mamma, anch’io saprò guidare il mio popolo nella valle in cui ho visto i bisonti in sogno.
  • Magari, Nuvola Fresca.
  • E magari anche noi torneremo a correre liberi per le praterie come i bisonti di quella valle da sogno.
  • Se per caso davvero ti capitasse di avere una visione, Nuvola Fresca, non dimenticare mai queste parole di Cavallo Pazzo: “L’uomo che possiede una visione deve seguirla fino in fondo, come l’aquila segue il blu più profondo del cielo”.

Eric Minetto

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