mercoledì , giugno 3 2020
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Il presepio vivente

IL PRESEPIO VIVENTE

di Rosa Speranza

 

Natale è di nuovo alle porte. La gente ha già cominciato la corsa al regalo urtandosi e spingendosi per le strade.

In queste sere piovose preferisco rimanere in casa, contenta di essermi liberata, da tempo, dalla schiavitù del consumismo natalizio.

Ma oggi la serata sembra interminabile. Si sta bene seduti davanti alla stufa con un libro in mano. Ma, di colpo, la noia mi prende, chiudo il libro e mi guardo intorno…

Che mi succede? Un improvviso attacco di malinconia, frustrante, pericoloso… Lo conosco bene. Mi prende alla sprovvista nell’atmosfera di festa che precede il Natale con i suoi richiami al calore familiare. Può riuscire a prostrarmi completamente…

Che cos’è questo suono?… Gli zampognari! Già, comincia la novena!…

Mi avvicino alla finestra. La strada è semideserta.  Di fronte le case hanno le luci accese. E’ ora di cena, c’è movimento nelle cucine…

Io non ho niente da fare. E’ tutto perfettamente in ordine nella mia casa e… immobile. E l’immobilismo è morte, lo so bene!

Gli zampognari continuano a suonare la novena davanti ad un’antica edicola della Madonna. Le note dolcissime evocano i ricordi dei Natali dell’infanzia, una parte della mia vita legata alla famiglia che non ho più…

Il mio primo presepio fu una grande grotta di sughero con Giuseppe, Maria, un asino e un bue, un pastore con un flauto e un altro con una zampogna, tutti rivolti verso un bambinello seminudo. Fuori, appesi alle pareti della grotta, c’erano gli angeli sovrastati da una cometa di cartone argentato.

Ero molto piccola ed abitavo con i miei genitori ed i nonni paterni in una grande casa lontana dal centro abitato di Napoli, confinante con l’aperta campagna.

Quel piccolo presepio fu forse il mio primo approccio con la storia sacra, ma anche con il mondo nascosto della fantasia. Mi piaceva contemplare quel bambino e la sua mamma. Inconsciamente le loro immagini destavano in me l’istinto materno, il senso del calore familiare, mentre tutti quegli angeli, la stella e i fili argentati mi introducevano in un’atmosfera fatta di sorpresa e di mistero.

Durante i giorni della novena, due zampognari si arrampicavano all’alba fin lassù. Personaggi misteriosi che sembravano apportare all’ambiente già freddo un supplemento di gelo che emanava dai loro vestiti umidi e dagli scarponi infangati.

Quando le note della loro musica si levavano nella penombra e nel silenzio, una strana commozione ci prendeva tutti, insieme al bisogno di stringerci e guardarci negli occhi come per fermare quegli attimi di incantesimo e di pace.

Mio padre si preparava tutto l’anno al Natale. Spesso si recava nelle botteghe degli artigiani di via S. Gregorio Armeno che modellavano le statuine del presepio. Di tanto in tanto ne acquistava qualcuna e la conservava.

Io sognavo un presepio con colline, cascate e anfratti profondi, ma lui, purtroppo, non sapeva costruirlo e così il mio presepio sorse sempre su un terreno pianeggiante. In compenso le statuine erano belle e di grandi dimensioni.

Ogni anno mio padre tirava giù dall’armadio le varie scatole dove avevamo riposto le statuine, le scartocciavamo e procedevamo ad incollare i pezzi che, inevitabilmente, trovavamo rotti. Queste operazioni preliminari richiedevano del tempo. Mia madre sbraitava un po’, ma poi finiva col sorridere.

Fuori l’atmosfera del Natale era scandita dalle note toccanti degli zampognari che suonavano la novena. Non c’era la corsa al regalo, non c’erano luminarie. Solo i negozi di generi alimentari rimanevano aperti anche di notte e i venditori si scaldavano al fuoco dei falò accesi sui marciapiedi in parte occupati dalle merci esposte. Tante donne, compresa mia madre, nel fare la spesa, versavano per tutto l’anno poche lire al giorno al negoziante di generi alimentari che metteva dei timbri su un libretto con tante caselle. Poco prima di Natale tutti gli spazi erano riempiti e ciò dava diritto a ricevere una quantità di viveri e persino uno o due polli vivi che arrivavano a casa starnazzando.

Per tutti i giorni della novena le campane chiamavano a raccolta i fedeli ogni sera. Nelle chiese profumate d’incenso si cantavano salmi ed inni in latino, incomprensibili e misteriosi, ma dalle note dolci e struggenti.

A scuola si preparava la letterina di Natale. La mia mi veniva dettata dalla maestra perché, per quanto mi sforzassi, non ero assolutamente capace di scrivere un solo rigo. Il mio linguaggio era quello muto degli abbracci e delle carezze.

Ogni volta la letterina veniva messa sotto il piatto di papà che fingeva di sorprendersi nel trovarla ed era letta tra la commozione di tutti e la mia vergogna per quelle frasi artefatte. Poi si mangiava nella camera da pranzo pervasa dai caratteristici odori delle pietanze natalizie.

Erano momenti indimenticabili per l’atmosfera di grande amore che li caratterizzava. Una felicità soffusa e tacita di cui spesso ci si accorge solo quando la si è perduta. Una sicurezza fatta di protezione e accoglienza, senza timore di essere respinti. Momenti indimenticabili e fugaci subito spazzati via dalla realtà della vita e trasformati in ricordi sconfinanti nei sogni. Presto, infatti, a distanza di tre anni l’uno dall’altro, il nonno, la nonna e mio padre morirono.

La mamma si chiuse nei ricordi e nella tristezza mentre io, crescendo, cercavo di guardare avanti superando il passato e mirando a costruire una famiglia mia. Ma mi scontrai violentemente e ripetutamente col mondo esterno, rimasi ferita e delusa, ne ebbi paura, tornai indietro e mia madre divenne tutto il mio mondo. Poi, all’improvviso, in un giorno d’estate, un terribile male le si manifestò violento e devastante.

Quando giunse l’inverno, intuii che quello sarebbe stato l’ultimo Natale che avrei trascorso con mia madre. Allora, ancora una volta, volli rivivere l’atmosfera della mia infanzia. Ritrovai il vecchio scatolone che conteneva il presepio, scartocciai le statuine e rilessi sotto le basi i nomi che avevo loro dato da piccola. Così costruii un altro presepio pianeggiante come quelli di tanti anni prima. Ma niente in quel Natale fu rivissuto ed il presepio rimase al buio in una stanza deserta. Quando lo riposi per sempre nella sua scatola, mia madre era peggiorata. Dopo due mesi morì.

La mia vita cambiò totalmente. Cominciai a frequentare amici, a dialogare e a conoscere tanti piccoli mondi sconosciuti, tanti modi di vivere.

E così il tempo è trascorso rapido. Le vicende della vita mi hanno portata sempre più alla scoperta di un mondo diverso. Ed è bene che sia così..

Ma allora, perché tutta questa tristezza?

 

Il  suono del campanello mi scuote. Sento già le voci e le risate dei miei amici. Apro e la casa viene invasa da un gruppo di persone eccitate, dai visi rossi per il freddo.

Ed ora sono lì, venuti a scacciare la mia malinconia con il loro entusiasmo, i loro progetti.

“Bisogna fissare una data per andare a visitare gli extracomunitari!”.

“Bisogna organizzare una tombolata con la comunità di recupero dei tossicodipendenti!”.

“Bisogna trovare un teatro per una recita!”.

Li guardo e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Loro mi fissano preoccupati, ma io sorrido e così si rassicurano. Però non riesco ad esprimere con le parole quello che provo. Mi ritorna in mente un’espressione di Gesù: “E chi sono mia madre, mio padre, i miei fratelli? Tutti quelli che ascoltano la mia parola e la mettono in pratica!”.

Con questa frase Lui, il grande rivoluzionario, ha istituito la famiglia “allargata”, quella che prescinde dai vincoli del sangue.

Guardo i miei amici intensamente e sento di essere parte di loro; so di essere in famiglia. Adesso ho capito che non si può rimanere legati a ricordi…  Adesso so che cosa sarà il mio Natale: accettazione della nostra evoluzione continua… scoperta dell’altro… solidarietà permanente… rinascita quotidiana come cittadina del mondo… I “pastori” del mio presepio sono tutte le persone che incontro, fanno parte della famiglia universale…

Con loro ho da inventare tante altre storie…

Il racconto ha partecipato al concorso “Raccontami Una storia” organizzato dalla Carlo Biagioli srl

 

 

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