mercoledì , novembre 14 2018
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Fine di un amore: “Lou e Dora”

Prese il bicchiere verso il whisky e stette per qualche secondo davanti alla finestra. Spostò la tendina, voleva vederla arrivare, erano le 16, tardava, “strano…” – pensò, non sgarrava mai di un un minuto. Mandò giù il whisky d’un fiato e subito ne versò un altro. Il vento soffiava lungo la strada e l’insegna di Tom il barbiere cigolava ad ogni folata.

Uscito se ne stava davanti l’ingresso sempre col bicchiere in mano, si toccava la barba incolta ed aspettava. Il suo orologio da polso segnava le 17.30. Decise di sedersi in veranda. Vide passare una vecchia biuik, gli Smith che si apprestavano a salire in macchina e il suo sguardo scrutò ogni loro movimento; i due bambini si rincorrevano, la signora caricava una valigia, il Sig Smith chiudeva la porta, chiamò i figli che salirono, lui li salutò e partirono.

Dora non arrivava. Rientrò in casa, si sedette in cucina, la bottiglia di whisky al centro del tavolo, appoggiò i gomiti e giunse le mani. Guardava le tendine a fiori della finestra: non le erano mai piaciute. Le avevano comprate all’emporio di Donald e ricordò la discussione che ne segui in macchina al ritorno: il silenzio tombale durante la cena con quelle cazzo di tendine ormai appese.

In effetti la loro casa era piena di oggetti che lui odiava: tutte cose comprate da Dora per renderla più accogliente. Ma erano ormai vent’anni che le osservava nauseato. Il whisky era quasi finito, la luce della sera incombeva e lui immerso nel buio della loro cucina. Si alzò, accese la luce ma la cosa lo infastidì, la spense subito e si andò a sedere sulla sua vecchia poltrona. Si senti nuovamente a suo agio.

Quante litigate con Dora per quella poltrona: lei la odia, dice che è vecchia, rotta, consumata, scomoda e rovina l’ambiente.

Eppure per diversi anni si erano divertiti, amati e quando potevano permetterselo viaggiavano per l’America, si sbronzavano

Insieme. Ora il più delle volte si ritrovava solo a bere.

Apri gli occhi, si era addormentato. Guardò l’ora segnava le otto. Sentì un rumore provenire dalla cucina chiamò “Dora sei tu….” Andò a vedere, accese la luce e una delle due tendine era caduta sul pavimento. Scoppiò a ridere pensando a quanto era strana la vita. Si avvicinò, si chinò per raccoglierla ma rinunciò lasciandola li nella speranza che Dora cogliesse un segno vedendola. Si versò l’ultimo bicchiere di whisky e tornò a sedersi sulla poltrona.

Dora non arrivava ma lui non era preoccupato. Quando si smette di avere cura della persona con cui si è passato gli ultimi vent’anni della tua vita? si domandò. L’abitudine e l’alcol, fu la risposta. All’inizio è amore, poi i figli da crescere ti svuotano e alla fine si diventa come due estranei che si conoscono troppo bene, sopportandosi, riempiendo la casa di cianfrusaglie e scolandosi whisky dalla mattina alla sera.

Chiuse gli occhi e con la mente tornò al giorno che si conobbero.

Stava seduto al bar da Ed, si faceva un bicchiere dopo il lavoro, si girò e la vide seduta ad un tavolo che leggeva il giornale bevendo del gin.

Si avvicinò “posso?…” domandò. Lei alzò la testa, lo squadrò da capo a piedi e rispose: “prego” -“piacere Lou” strofinandosi la mano sulla tuta sporca di grasso. Lei sorrise “Dora, piacere”.

Lei stava leggendo le inserzioni di lavoro “trovato qualcosa di interessante?”chiese Lou ” per il momento no”

“posso offrirti da bere?”

“si grazie del gin” Lou si girò verso Ed e ne ordinò due. Stettero insieme un’ora facendo altri tre giri di gin. Si diedero appuntamento per il giorno seguente.

Lou fissava la vetrina con dentro le bambole che Dora collezionava. Cercò di alzarsi ma ogni movimento gli risultava faticoso, lasciò cadere il bicchiere

e cadde in un sonno profondo. Fu svegliato l’indomani dalla voce di Jimmy il folle che davanti al negozio di Ted, come al solito cercava di portagli via

la bicicletta con cui lui faceva le consegne nel quartiere. Jimmy non era cattivo: aveva perso il senno dopo la morte della sua famiglia in un incidente stradale.

Si alzò prese il bicchiere da terra, lo portò in cucina, lo mise sul tavolo e chiamò un paio di volte Dora. Salì nella loro camera: le ante dell’armadio aperte le stampelle ammucchiate da una parte senza alcun vestito appeso.

Si spogliò e decise di farsi una doccia.

L’autore si presenta:

franco-cracolici

Sono Cracolici Franco nato il 12 Settembre 1968 a Milano città pulsante di energia. Frequento la scuola con scarso successo,e ben presto mi si apre il mondo del lavoro

coprendo vari ruoli nell’ambito commerciale.A 30 anni scopro il teatro frequentando la scuola il laboratorio dell’ attore di Raul Manso.

Partecipo a svariati seminari tenuti da Bob Wilson,Mamadou Dioume,Sabrina Corabi. Entro a far parte della compagnia atelier teatro in polvere,partecipando a vari spettacoli

come attore e tecnico luci. Poi la folgorazione: scopro la scrittura iscrivendomi ad un laboratorio di scrittura creativa Di Alessandra Carati e Letizia Buoso.

Scrivo da diversi anni prediligendo la forma dei racconti più o meno brevi di vari generi.

Vivo a Bologna la grassa la dotta la rossa da circa sei anni.

Franco Cracolici

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