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Come essere un buon genitore: qualche suggerimento

Nella vita ci sono corsi di formazione per qualsiasi competenza si desideri apprendere, a tutte le età ci si può iscrivere a corsi di cucina, cucito, informatica, lezioni per imparare a nuotare o a giocare a bridge.

Esiste però una tematica per cui è difficile trovare un corso di formazione completo, che dia indicazioni su come eccellere nella pratica ed è quella della genitorialità.

Essere un buon genitore: come?

Essere genitore è un impegno costante e totalizzante, ricco di gioie ma anche piastrellato di numerose difficoltà. Talvolta si ha la sensazione di non avere gli strumenti adeguati per poterlo fare in maniera soddisfacente e si desidererebbe avere un  manuale che indichi cosa fare e come farlo in tutte le situazioni. Per quanto i professionisti del settore cerchino di dare risposte esaurienti alle più svariate domande poste dai genitori non esistono risposte universalmente valide. Ogni persona è un individuo a se stante con caratteristiche sue, uniche e irripetibili, quindi ogni relazione genitore-figlio è esclusiva, regolamentata da equilibri propri che ne impediscono la generalizzazione.

Il fatto che non esiste un regola generale che dica come affrontare questo compito dà la sensazione di non avere gli strumenti adeguati, ma ogni genitore ha la possibilità di farlo nella maniera migliore. Il segreto sta nell’ascoltare quello che il figlio ci sta dicendo e, partendo da questo, essere disposti a mettersi in gioco nella relazione con lui.

Ascoltare è più complesso che sentire, è un processo che vede coinvolti in prima persona e in maniera attiva i genitori e che può estendersi a tutte le età di vita del figlio. Non sono solo le parole che devono essere percepite, ma soprattutto i gesti, il tono della voce, l’espressioni del volto e le emozioni che circondano quanto detto.  In questo modo il genitore ha la possibilità di cogliere molte più informazioni rispetto allo stato emotivo del figlio e al suo reale intento comunicativo.

Come essere un buon genitore: ascoltando

In quanto è impossibile non comunicare anche quando un figlio non parla sta dicendo qualcosa, sta esprimendo la sua rabbia, il suo dolore, la sua delusione, la sua tristezza, il fatto che nemmeno lui si capisce, la paura. Solamente mettendosi in una posizione di reale ascolto è possibile recepire quanto sta dicendo.

Questo tuttavia non sempre è possibile, perché mentre si parla l’attenzione  a volte è rivolta verso se stessi piuttosto che all’altro, a quello che si risponderà, al giudizio che si sta formulando mentalmente, alle obiezioni, ai consigli con cui rispondere. Altre volte la comunicazione si ferma ad un livello superficiale, non si colgono i significati più profondi. Si sente quello che il figlio sta dicendo senza avere tuttavia l’intento di capire ciò che intende veramente al di là delle parole. In una comunicazione facilitante della relazione ci si dovrebbe astenere dal giudicare e provare a mettersi al posto di chi parla vedendo le cose dal suo punto di vista, in una condizione di totale apertura alla comprensione.

Non è sempre facile porsi di fronte al prossimo in modo attento e accogliente, la stanchezza, la frenesia, le tensioni quotidiane ci limitano in questo aspetto, ma è possibile incrementare la propria capacità di ascolto facendo attenzione ai seguenti suggerimenti:

Suggerimenti per diventare un buon genitore

  • Avere una ragione o uno scopo per ascoltare, desiderare di capire l’altro.

“Voglio capire cosa mio/a figlio/a sta vivendo in questo particolare momento.”

  • Sospendere i giudizi o i preconcetti.

“Ha fatto tardi volutamente, non mi rispetta. Ho già capito dove vuole arrivare, inutile ascoltare le sue ragioni.”

  • Resistere alle distrazioni e concentrare l’attenzione su chi parla.

“Devo preparare la cena, si sta facendo tardi, devo ricordarmi quell’appuntamento domani.”

  • Attendere prima di rispondere a chi parla, le interruzioni riducono l’efficacia di chi ascolta.
  • Evitare di moralizzare, fare prediche.

“Non dovresti fare così, non sta bene fare questa cosa, cosa penserebbe la gente?”

  • Consigliare o offrire soluzioni quando non sono richieste.

Quanto proposto può apparentemente sembrare complesso da mettere in pratica, ma con costanza e applicando quotidianamente gli spunti suggeriti si acquisiranno alcune delle competenze necessarie per una buona comunicazione.

Per approfondimenti contattare la Dott.ssa Francesca Bologna, Psicologa Psicoterapeuta, all’indirizzo [email protected]

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