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Raccontami una storia: “E poi sono morta”

E poi sono morta

di Nadia Felicetti

 

E poi sono morta.

Sì, morta per davvero. Nessuna rabbia, nessun rancore, nessuna emozione confusa. Niente da rimandare, completare, aspettare, inseguire. Era una notte di febbraio quando ho chiuso gli occhi e mentre il cuore ha smesso di dolere, serena e lontana dalla vita, sono morta. E’ stata la sensazione più potente e completa che avessi mai provato. Nulla era sbagliato in quel momento. Mi sentivo parte di tutto.

Delle pareti, dell’aria artefatta di quella stanza di ospedale, del lenzuolo immacolato su cui il mio corpo soggiaceva. Mi sentivo parte della bottiglia d’acqua appoggiata sul comodino destro, delle ciabatte blu posate a terra e anche di quella rivista portata da mia madre. Mi sentivo assorbita dalla materia, mi sentivo senza risposte e senza domande. Nulla da dimostrare o da chiedere. Quella è stata la notte più silenziosa della mia vita, la più vera.

Forse non ce ne saranno altre così e, anche se sembrerà strano, io me la sono goduta. La paura non si è avvicinata mai, eppure ne avrebbe avuto tutte le ragioni. Ma non l’ho provata nemmeno per un momento. Solo silenzio dopo la voce decisa del medico. – La diagnosi la sapremo domani, adesso può solo riposare. Sono davvero morta, adesso lo so. Quella notte una parte di me è scomparsa per sempre. Non è stato un pensiero, un ragionamento complesso, ma un fatto crudo e reale a farmi nascere ancora.

E per la prima volta. Dopo aver scampato il pericolo, dopo che la vita mi ha regalato una nuova opportunità la persona che ero prima non esisteva più. Posso dire tranquillamente che quella ragazza sorridente che dava consigli con aria decisa mentre la sera piangeva in un angolo non ero io. Quella donna che non chiedeva aiuto perché sicura di farcela comunque e sempre non ero io. Quella che sfidava gli uomini con spavalderia non sono mai stata io. Da allora so soltanto che fuori il mondo è spietato e nessuno fa sconti, mai.

Non abbiamo obblighi, nessuno ce li ha. Possiamo impegnarci in ciò che ci piace ma anche cambiare idea. Possiamo protestare e ridere anche se gli altri non ci capiscono. Possiamo fare quello che ci rende felice senza sentirci in colpa. Possiamo piangere, sentirci stanchi o malati, correre via o sparire per un po’. E tutto ciò non potrà renderci persone peggiori. Sono morta per capirlo ma sono rinata per viverlo.

 

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