venerdì , Luglio 19 2024

Luna underground

Luna underground

di Anna Chiara Macina

Def. Underground:

Sotterraneo

Si dice di prodotto artistico, letterario o culturale diffuso attraverso circuiti alternativi a quelli tradizionali al fine di evitare i condizionamenti della commercializzazione e della produzione industriale

Di ciò che è nuovo, sperimentale, non conforme alla tradizione, non ancora istituzionalizzato.

Quello che sto vivendo da un po’ di tempo è un rapporto bellissimo e “underground” (nel sottosuolo si trovano i minerali più preziosi, alla bellezza di un fondale si arriva per gradi e dopo essere scesi in profondità) per due motivi: si trova un po’ nei miei“abissi” , abissi luminosi, nella parte più profonda e vera della mia interiorità, facendomi però raggiungere vette così elevate da farmi pensare di guardare un cielo stellato, un firmamento di quelli che si vedono in certe sere d’estate intorno alla notte di San Lorenzo, stesi su un prato con il viso accarezzato da un vento caldo e i pensieri leggeri leggeri, il naso all’insù.

Io delle cose più belle che mi capitano non parlo quasi mai con nessuno, ho paura di “sciuparle”, temo che se le condivido perdano quella carica di magia con la quale sono nate, si dissolvano e spariscano per sempre, le considero solo mie e in quanto tali come un tesoro prezioso da custodire e proteggere dal mondo. Come un cane che sotterra il suo osso, come due bambine che scrivono su un foglio una promessa di amicizia eterna e suggellano questo impegno interrando la lettera, come chi scava e scava per sotterrare un tesoro e poi fa una piantina dettagliata da lasciare ai suoi eredi affinchè sia trovato, come chi scrive un messaggio in bottiglia e la getta nel mare certo che arriverà alla persona giusta.

In questi mesi ne ho disegnate tante di “mappe del tesoro”, alcune su un foglio di carta scrivendo, altre interiori, una bussola speciale mi ha aiutata a ritrovare un orientamento che avevo smarrito, mi ha soccorso nel trovare la mia direzione, un filo rosso armonioso ha ricucito e tenuto legate tutte le parti di me.

Underground perché per scendere e andare a trovare la mia “pietra magica” io devo fare delle scale che dalla strada mi portano verso il basso in una tana coloratissima e piena di fiori, ciascuno ha il suo linguaggio e io li ho imparati quasi tutti.

E’ come lasciare la quotidianità per qualche ora e entrare in una Terra magica dove il tempo è sospeso e dilatato e io posso finalmente parlare di me stessa, una cosa che mi è sempre riuscita molto difficile e un po’ pesante, stressante anche fisicamente.

Ci sono tante meravigliose leggende sui regni sotterranei. Io credo di avere trovato il mio.

Una delle più antiche e diffuse tradizioni su questi regni è quella celtica, che narra di un mondo chiamato Annwn, o Tir na nOg, il paese della giovinezza eterna.

Si tratta di un luogo incantato, dove il tempo non scorre e dove regnano la pace e l’abbondanza. Gli abitanti di questo mondo sono gli dei, gli spiriti e le fate, che a volte si mostrano agli uomini e li invitano a seguirli nel loro regno.

Tuttavia, chi accetta di andare con loro deve fare attenzione a non infrangere le loro regole. I Regni magici hanno regole ferree.

Io sono sempre stata più brava ad ascoltare.

Io avevo bisogno di parlare.

Un po’ come avere recuperato la chiave giusta per aprire il mio forziere, uno scrigno che non chiedeva altro di trovare chi avesse la combinazione giusta per essere aperto.

Un dialogo che è fatto di tante risate, di tanti discorsi molto impegnativi e altri leggerissimi e così facili, da farmi pensare che abbiano la stessa consistenza delle nuvole.

Nelle favole gli incantesimi cominciano sempre con una magia, una frase, un motto allora io scavo nella memoria per cercare la mia formula magica e la ritrovo nell’ampiezza di un abbraccio, con due braccia che si allargano verso l’esterno, come le due estremità di un grazioso cavatappi.

Cavatappi: Strumento a vite o a leva per estrarre il tappo di sughero dalle bottiglie o dai fiaschi.

A me il cavatappi ha sempre fatto un enorme tenerezza, quando ero piccola e osservavo i grandi svitare il tappo di una bottiglia usandolo, avevo sempre l’impressione che fosse un omino con due braccia che si allargano per permettere al tappo di sughero di uscire dalla bottiglia…una magia, la genesi del mio incantesimo.

L’inizio è sempre in un’immagine ancora prima che in una parola.

In questi mesi ho imparato delle cose preziose, piccole ed immense, prima di tutto che la vita non è sempre bianco o nero, ad essere un po’ più rilassata e non prendere tutto di petto, esistono infinite bellissime sfumature e il vero segreto della felicità non è sempre l’adempimento di un desiderio o avere ciò che si chiede, ma estrarre il buono che arriva da ogni evento, distillare con cura la parte migliore che ogni nuova situazione porta nella nostra vita.

Ho poi appreso che a volte nella vita non serve avere tutte le risposte, non conta niente. In questa mia nuova fase non avverto più la necessità di avere tutte le risposte, arriveranno se arriveranno con il tempo, io nel frattempo mi godo quello che ho così tanto che quasi mi sono dimenticata le domande, non sono importanti.

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