Le cose più vere non si trovano si riconoscono
Nell’antica Terra della libertà, la mattina di Pasqua arrivava sempre in silenzio, con una luce dorata che si divertiva ad accarezzare i tetti e svegliava delicatamente le persone.
Quell’anno, una bambina di nome Anna si alzò presto e uscì nel suo giardino ancora bagnato di rugiada.
Cercava le uova colorate, consuetudine di ogni anno, ma trovò qualcosa di diverso: un tesoro, un bellissimo uovo dorato, preziosissimo, nascosto sotto a un fiore.
Lo prese tra le mani e, senza sapere perché, decise di non aprirlo subito, le cose più belle richiedono tempo. Lo tenne stretto a sé per tutta la giornata.
Solo verso sera, alla luce del tramonto, si sedette da sola e lo aprì. Dentro non c’era cioccolato, ma un foglio con scritto:
“Le cose più belle crescono solo quando le condividi.”
Anna sorrise. Quel giorno aveva capito qualcosa di importante.
E da allora, ogni Pasqua, oltre a cercare uova, era perennemente alla ricerca di momenti da condividere con una persona speciale, che però ancora non aveva incontrato.
La Pasqua successiva, Anna uscì di nuovo nel giardino all’alba. La rugiada era la stessa, la luce dorata anche, ma lei non cercava più soltanto uova.
Cercava quella sensazione.
Camminò piano, seguendo qualcosa che non sapeva spiegare, come una traccia luminosa tra i fili d’erba. Non c’erano mappe, non c’erano indizi, procedeva con semplicità e naturalezza quasi stesse assecondando un istinto naturale; eppure, ogni passo le sembrava quello giusto.
Giusto per lei.
Sotto un albero, poco distante, vide qualcuno.
Era seduto con naturalezza, come se fosse sempre stato lì. E in fondo lei sapeva che era così. Aveva uno sguardo molto acuto ma leggero, di quelli che vedono molto senza mai pesare o fare pesare nulla.
Anna si fermò.
Lui alzò gli occhi e accennò un sorriso, immenso e luminoso.
“Se è un altro uovo dorato, direi di non aprirlo subito”, disse, con un tono diretto e quieto, in cui si nascondeva un’ironia gentile.
Anna sorrise a sua volta. Non si sentì sorpresa. Solo semplicemente, magicamente…arrivata, a una destinazione che in fondo aveva cercato da sempre.
Si sedette accanto a lui, senza fretta.
Per un po’ non dissero niente. E in quel silenzio non c’era vuoto, ma spazio. Uno spazio che non chiedeva tanto di essere riempito, quanto condiviso.
“Sai”, disse lei dopo un po’, “l’anno scorso ho trovato qualcosa che mi ha cambiata”.
“Ah, ciò”, rispose lui piano, sospirando verso il cielo, “allora era una cosa seria”.
Anna rise. E in quella risata riconobbe qualcosa di nuovo: leggerezza, senza superficialità, nessun macigno sul cuore.
Tirò fuori dalla tasca un uovo dorato.
“Non l’ho ancora aperto”.
Lui lo osservò, senza avvicinarsi troppo, come si fa con le cose importanti.
“Meglio così”, disse. “Le cose buone… crescono”.
“Solo se le condividi”, aggiunse lei.
Lui annuì.
Non aggiunse altro, ma Anna ebbe la sensazione che avesse già capito tutto. Come se sapesse cogliere il nocciolo delle cose, e poi lasciarle respirare.
Passarono il resto della mattina insieme, parlando un bel po’, ridendo tanto, a volte semplicemente osservando. Come se ogni parola fosse una piccola perla, una gemma da offrire solo quando davvero necessaria.
Anna si accorse che, accanto a lui, non aveva bisogno di cercarsi.
Era già lì.
Quando finalmente aprirono l’uovo, dentro trovarono un altro foglietto.
C’era scritto:
“Le cose più vere non si trovano. Si riconoscono.”
Anna lo guardò.
Lui fece un piccolo gesto con le spalle, morbido e gentile.
“Direi che è una buona notizia”, disse. «Vuol dire che non dobbiamo complicare niente.»
Anna annuì. E per la prima volta capì fino in fondo.
Non era più solo un cercare.
Era un camminare incontro.
E da quel giorno, ogni Pasqua -e anche tutti gli altri giorni- Anna non cercò più soltanto momenti da condividere.
Ma qualcuno con cui, semplicemente, essere.
E nel farlo, scoprì che la parte più vera di sé… non era mai stata così vicina.
Anna Chiara Macina
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