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“Il viaggio” di Renata Rusca Zargar

Il viaggio

di Renata Rusca Zargar

’aereo romba sulla pista dell’aeroporto: una breve corsa sull’asfalto e quindi si alza, diretto, con il muso appuntato nel cielo azzurro dove ciuffi di nubi spumose scherzano leggere col vento.

Poi, in alto, tutto è sotto di lui.

Alfredo guarda fuori dal finestrino. È il suo primo viaggio verso una destinazione così lontana. A casa ha lasciato la moglie, due figli piccoli e un’altra figlia grandicella.

-Ciao, papà, torna presto!- lo ha salutato Marco di quattro anni, un po’ distratto mentre spingeva il suo trenino rosso con le ruote sul pavimento della cucina. –Tuuu tuuuu…- ha continuato a borbottare immaginando vagoni zeppi di persone e cose, la locomotiva con i suoi sbuffi di fumo bianco, tentando soprattutto di comprendere il misterioso sistema degli ingranaggi del giocattolo.

Elisa, invece, di cinque anni, stringendo al cuore la sua bambola preferita, Cicciobello, si è sciolta in lacrime senza neppure poter parlare. Ella, infatti, è la più attaccata a lui e ogni sera, quando egli torna dal lavoro, corre ad abbracciarlo. –Ciao, papà!- gli dice mentre gli saltella intorno festosa – Cosa mi hai portato?- Poi l’aiuta a togliersi la giacca e le scarpe, lo accompagna dappertutto per la casa. Il suo sorriso riempie l’atmosfera di gioia.

Alfredo ha anche un’altra figlia, Barbara, di dodici anni, nata da un suo precedente matrimonio, che vive con la madre. Egli è andato a salutarla alla spiaggia perché ormai, nel pieno delle vacanze estive, ella vi si reca ogni giorno per divertirsi con amiche e amici. Certo, anche lui a quell’età amava tuffarsi per ore e ore tra le onde. Ma ora sua figlia ha imparato uno strano sport, skimboard lo chiamano, ed è tutta presa ad esibirsi. Infatti, si tratta di saltare in piedi su una tavola di compensato, spalmata di paraffina sotto e sciolina sopra, lanciata sull’onda del mare e tentare di percorrere più spazio possibile mantenendo

l’equilibrio. Uno svago assai complesso, pensa Alfredo! Per questo Barbara non gli ha dedicato molta attenzione, impegnata com’era a piroettare sulla sua tavola nuova.

L’atmosfera, dall’oblò, sembra più rarefatta: sotto, proprio laggiù in basso, si stende il mare, splendido nel suo azzurro increspato lievemente di strisce più chiare e una barca trascorre minuscola sulla superficie intensa come un’unghia dipinta di smalto. Le case sulla costa sono minimi quadratini simili a quelli del monopoli, le colline e le montagne appaiono strani mucchietti colorati di scuro. Il velivolo prende quota, s’inerpica veloce sopra fiocchi di nubi sbarazzine e i paesaggi della terra scompaiono.

Per la prima volta, Alfredo affronta un periodo di ferie da solo: un esaurimento è la scusa ufficiale, il bisogno di non avere le solite facce vicine, la stanchezza del lavoro (o lo stress, come si dice oggi), la voglia di visitare un paese assolutamente diverso dal proprio. Ma non solo. Il suo amico e collega in ufficio, Giovanni, c’è già stato e gli ha spiegato che in quel paese le ragazze sono famose per i massaggi su tutto il corpo.

Nel sedile al suo fianco siede una donna. Egli la guarda ogni tanto con la coda dell’occhio. È abbastanza giovane, forse sui trent’anni, legge una rivista in inglese.

– Do you like a drink, mister?-l’hostess, dagli eleganti tratti orientali, interrompe i suoi pensieri con una frase incomprensibile.

-Non capisco l’inglese.- risponde un po’ imbarazzato Alfredo.

– Ha solo chiesto se vuole qualcosa da bere…- gli spiega la vicina.

– Sì, certo, un whisky mi aiuterà a superare le lunghe ore del viaggio.

– Dov’è diretto?

-A Bangkok. È il mio primo viaggio così lungo. Mi hanno parlato bene della città e dell’oriente in generale.

– Oh sì, l’oriente è splendido! Non sono mai stata in Thailandia anche se prendo spesso l’aereo della Thai. Ma scendo alla fermata che questo volo fa a Bombay e certamente anch’io so degli antichi templi immersi nei giardini della “città degli angeli” di Bangkok, dei mercati tipici dove la popolazione è così numerosa da camminare affiancata…

-Va a Bombay per lavoro o per vacanza?

-Per lavoro. Da anni collaboro con un’associazione umanitaria che ha centri in varie città del paese. Attraverso le “adozioni a distanza”, forse ne avrà sentito parlare, le famiglie occidentali possono, con una piccola cifra, contribuire al mantenimento di un ragazzo o una ragazza indiani lasciandoli nella loro famiglia e nel loro ambiente. Così, molti bambini e bambine vengono tolti dalla strada e mandati a scuola, anzi, spesso con quel denaro si riesce ad aiutare anche la famiglia. Come lei saprà, ci sono molti poveri in India, così come in Thailandia, i genitori sono spesso costretti a mandare i loro bambini a lavorare… Per le strade delle città, vedrà, non è raro incontrare piccoli ragazzi magrissimi, vestiti di stracci ma dagli occhi incredibilmente scuri e dolci che si rendono utili facendo le commissioni, portando il tè, vendendo mercanzie… E questi sono ancora fortunati. Altri lavorano nei campi o nelle fabbriche ed è ancora più duro! Ma l’alternativa è non avere neppure da mangiare a sufficienza. Si è parlato molto, nelle cronache degli ultimi anni, dello sfruttamento dei bambini: anche una nota ditta che produce palloni da calcio era stata accusata di usare, per assemblarli, dei lavoratori orientali di pochi anni. In occidente, il gioco è considerato un diritto e, per permettere ai nostri bimbi di giocare, altri bimbi sacrificano la loro vita perché nei paesi del terzo mondo non è un diritto neppure la sopravvivenza! Questi ragazzi corrono tra il traffico fumoso di migliaia di veicoli –quasi una nebbia- con i loro cestini, i loro carretti… non vanno a scuola, né hanno tempo di parlare con altri bambini della loro età, spesso sono vittime di incidenti sulle strade caotiche! A sera, hanno solo la forza di inghiottire un pugno di riso e di sdraiarsi su di un giaciglio al suolo. Oh, mi scusi, mi sono fatta, come al solito, trascinare dalla mia rabbia per le ingiustizie del mondo!-

L’aereo abbraccia l’infinito sempre più in alto.

–Allacciate le cinture di sicurezza- comunica il comandante dagli altoparlanti. Infatti, qualche vuoto d’aria, un po’ di turbolenza, fanno sobbalzare lo stomaco di Alfredo. Intorno, grandi masse nuvolose si sono addensate e non si vede nulla. L’hostess, intanto, sta distribuendo imperturbabile i vassoi con il pranzo.

Mentre apre i contenitori di alluminio con il riso e le verdure, Alfredo ricorda le ultime parole di Giovanni sussurrate in gran segreto: – Là si possono trovare ragazze di dodici, tredici, persino dieci anni… anche mai toccate da nessuno, basta pagare un po’ di più. Insomma, -ha concluso- tutto è possibile, ci si può divertire, ravvivare le proprie capacità…-

La notte è scesa all’intorno. La zona è più tranquilla e si possono slacciare le cinture.

La compagna di Alfredo si è appisolata e anch’egli, con le cuffie per ascoltare il film comico che stanno trasmettendo sullo schermo dell’aereo, si mette più comodo. Non capisce la trama del film che è in inglese e allora sintonizza l’ascolto su di un altro canale. La musica, dolcissima, gli entra nei pensieri.

“Certo, -riflette- sono paesi poveri, che ci si può fare? D’altra parte l’uomo è uomo e la donna è fatta per divertirlo. Poi, se incontrerò qualche ragazza, meglio se un po’ più giovane, – sa che ci sono case di appuntamenti adatte allo scopo- la tratterò bene, magari le farò un bel regalo.”

L’immagine della figlia con il corpo abbronzato, il costume olimpionico firmato, allegra e scherzosa tra le onde, gli appare davanti agli occhi nel suo tentativo di scivolare sull’acqua prillando, solida e leggera, tra la schiuma frizzante del mare. Come si divertiranno i bambini e le bambine thailandesi? In fondo, anche Alfredo, da ragazzo, non ha giocato granché! Ha dovuto ben presto iniziare a lavorare e a rendersi utile.

Ora, finalmente, dopo tanti anni, si è preso la prima vera vacanza della sua vita, un periodo di relax lontano da tutti!

L’aereo sta per atterrare a Bombay. –Buon proseguimento!- lo saluta la vicina prima di lasciare il velivolo.

Alfredo si guarda intorno: ci sono tanti altri uomini su quell’aeromobile, molti sono soli. Forse anch’essi si concedono un periodo di relax. Che c’è di male?

Finalmente, l’apparecchio rulla sulla pista densa di vapori caldi. Fuori siamo a 40 gradi, ha detto il comandante.

Ed ecco il velivolo punta verso il cielo grigio coperto, il carrello delle ruote rientra, la leggera ansia del decollo lascia il posto alla tranquillità e alla stabilità del resto del viaggio. Dall’alto, si può scorgere la città di Bombay, le baracche ricoperte di lamiera dove pullula una misera umanità che può anche vendere il corpo per sopravvivere e i grattacieli che svettano imponenti a costeggiare il mare e il porto…

Alfredo si appisola: il suo cervello libero da condizionamenti forma immagini di bellissime ragazze giovani dai lunghi capelli neri, il corpo acerbo fasciato da lunghe tuniche colorate. Vorrebbe toccarle ma gli sfuggono via come serpenti. Le chiama, tira fuori il portafoglio per mostrare una mazzetta di verdi dollari… I loro occhi sono irrimediabilmente tristi eppure si allontanano: le sue mani tese sfiorano l’aria e il profumo intenso inebria tutti i suoi sensi.

-Allacciate le cinture di sicurezza. Stiamo per incontrare una zona di turbolenza.-

Il comandante ha divulgato la notizia in molte lingue. Vengono abbassati anche gli scuri degli oblò. Per la prima volta, dalla partenza, persino le hostess siedono e allacciano le cinture.

Alfredo non ha timore, ormai si sente esperto di volo, dopo tutte le ore già trascorse sul velivolo. Sfoglia distrattamente uno di quei giornali patinati che si trovano nelle tasche dei sedili di tutti gli aerei.

“GRAN TOUR DELLA THAILANDIA-legge- Ecco una proposta dal fascino indiscutibile: coinvolgenti tribù locali e immense piantagioni di riso delle antiche capitali

della Thailandia del Nord e poi in volo verso Phuket, una perla del Golfo del Siam dove il viaggio comprenderà un soggiorno al mare.”

No, non lo interessa un lungo giro per il paese ma solo il soggiorno a Bangkok, dove senz’altro troverà tutto ciò che cerca.

La turbolenza non accenna a concludersi: l’aeromobile si agita sempre più affannosamente nell’alto del cielo. Molti dei passeggeri cominciano a essere veramente spaventati, alcuni pregano ad alta voce:

-Mio Dio, perdono dei miei peccati. Abbi pietà di me!-

Alfredo vede come in un film la moglie fiduciosa a casa con i bambini, il suo sorriso alla partenza: -Vai, caro. Divertiti. Hai bisogno di riposare un po’. Il lavoro è stato troppo pesante e noi ti abbiamo disturbato per ogni piccola cosa. Ti aspetteremo. Torna in buona salute.-

Ma non c’è spazio per altre riflessioni. Il sospetto di compiere un grave crimine contro la persona umana non lo sfiora neppure: è un uomo!

L’aeroplano sta perdendo quota molto velocemente…

Infine, sprofonda nel Golfo del Bengala con un rombo di tuono, sollevando spruzzi come urla umane alte fino al cielo.

Per ultimo, solo un verso, un’antica memoria di scuola, che non ha certamente nulla a che vedere con lui e la sua miserevolezza, gli balena alla mente:

“infin che il mar fu sopra noi rinchiuso”.

 

RENATA RUSCA ZARGAR

 

 

Renata Rusca Zargar è autrice del libro “Pietre e piante: portafortuna, talismani e benefici effetti curativi per ogni SEGNO ZODIACALE”

Lo sapevate che l’uso di lenzuola color rosso vivo fosse un sistema semplice e sicuro per mantenersi giovani?

E che bruciare una candela verde favorisse gli affari?

Portare una collana di angelite, ad esempio, ci avvicina alla pace e alla serenità, mentre un anello di corniola allontana il malocchio e i piccoli teschi di osso tibetano portano fortuna. Oppure, sapevate che il quarzo rutilato, abbinato alla labradorite, aumentasse il fascino personale e l’autostima? O che un rametto di acacia appeso dietro la porta tenesse lontano chi non ci vuole bene?

Il testo è, dunque, un manuale di curiosità pratiche sui benefici effetti delle pietre secondo i SEGNI ZODIACALI o secondo l’attrazione personale. Illustra i vantaggi che ci offrono alcune piante, spiega la terapia dei colori e, infine, insegna a fare per sé il profumo che ci renderà ancora più affascinanti e felici.

Chi è Renata Rusca Zargar

Savonese, impegnata in ambito sociale, studiosa di cultura islamica e indiana, insegnante in quiescenza, ha pubblicato diversi saggi e romanzi anche con il marito Zahoor Ahmad Zargar.

Tra gli ultimi nati c’è una raccolta di lavori delle signore anziane che hanno seguito i suoi corsi gratuiti di Lettura e Scrittura Creativa: “Leggere e scrivere …per divertimento, raccolta di racconti, poesie, disegni, calligrammi dei Corsi di Lettura e Scrittura Creativa”, pubblicato da Amazon.

Si occupa della Biblioteca di volontariato Libromondo e, prima del Covid, portava i libri in prestito nelle Scuole. Cura un blog di cultura, ecologia e società Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar  link

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