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Coscienza: come ci autogoverna?

La sua coscienza era intonsa. Non l’aveva mai usata”.

La coscienza un tema molto caro alla cinematografia e letteratura, al centro di una storia bellissima, quella di Pinocchio, creato dal desiderio di paternità del falegname Geppetto e trasformato in bambino vero da una fata grazie alla bontà del suo cuore.

In questo racconto la coscienza veste gli abiti del Grillo parlante, il saggio e buffo animaletto con ombrello e cappello a cilindro, almeno nella rivisitazione Disneyana, che invita il burattino a “fare la cosa giusta”, a non cadere vittima delle tentazioni. Anticamente con coscienza si intendeva qualcosa di diverso da ciò che si ritiene oggi nell’ambito psicologico e filosofico.

Non tutti gli antichi dividevano l’uomo in mente e corpo. Era infatti molto diffusa l’idea oggi tornata tra l’altro in auge, che l’uomo avesse tre funzioni relativamente indipendenti chiamate “centro intellettivo”, “centro motore-istintivo” e “centro emozionale”, collocate rispettivamente: in una parte dell’encefalo, nella parte terminale della colonna vertebrale e nella zona del plesso solare, in quelli che sono oggi chiamati “gangli del simpatico e del parasimpatico”.

Ebbene con “coscienza” ci si riferiva a quello stato interiore di sintonia tra i tre centri che, se raggiunto, permetteva all’uomo di elevare la propria ragione.

La coscienza ci indica la cosa giusta da fare, questa sua soggettività è data dal fatto che ogni persona ha una propria modalità unica di rapportarsi alle esperienze e tale modalità dipende in gran parte dal proprio background esistenziale.

Un bel libro dedicato a questo tema è “Coscienza. Che cosa è” di Dennett Daniel C.

Partendo da ciò che è considerato un dato non confutabile e cioè che la coscienza sia ciò che differenzia l’uomo dagli altri esseri animati, l’autore sostiene che non c’è traccia nel nostro cervello di un ‘Autore Centrale’, responsabile assoluto del nostro ‘Sé’, la nostra mente non è certamente paragonabile ad un governo dittatoriale, ma più simile ad una forma di democrazia molto sofisticata.

Dennett vule affiancare all’esposizione di una serie di fatti scientifici, diverse storie molto significative, per rompere vecchi stereotipi e pregiudizi di pensiero e costruire una visione più corretta e coerente che molto si discosta dal tradizionale punto di vista di quel mistero chiamato coscienza.

Chiara Macina

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