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Compresenza degli opposti

“Cherubino o spaventapasseri?”

Autrice: Chiara Macina

Illustrazioni: Luigi Lewis Busignani

Una favola per tutti i bambini che racconta di un rapporto vero, necessario e profondo di fiducia nei proprio sogni.

La favola è disponibile su amazon al link 

A seguire una delle recensioni scritte su Amazon da una lettrice Valentina Belgrado:

Fiaba controcorrente con valori universali, dove il simbolo archetipico dell’angelo custode viene destrutturato per dare vita a quello più umano e meno patinato dello spaventapasseri. Questo personaggio, alter ego dell’io narrante, è apparentemente vulnerabile nella sua fisicità («ha gambe sottilissime e lunghe, sproporzionate in eccesso […] È così magro che quando lo prendo sottobraccio ho sempre paura di romperlo […] tanto è delicato e fragile il suo corpo»). Tuttavia, si va concretizzando davanti agli occhi del lettore, pagina dopo pagina, come la sua parte più vigorosa ed energica, quasi a voler confermare il ragionevole monito di non fermarsi alle apparenze. Creatura impenetrabile fatta di materia povera e accessibile, lo spaventapasseri nasce dalle profondità del subconscio senza appartenere all’esistenza abitudinaria della protagonista («non fa parte della mia quotidianità […] la sua presenza è però forte in ogni momento della giornata»), è ego-sintonico («Lo sento rattristarsi quando mi lamento») ma sovversivo e sadico all’occorrenza («preferisce le bastonate […] si diverte a sottolineare le mie debolezze»), impietoso («non si siede al bordo del mio letto […] non ha parole balsamiche per me») ma rassicurante («soffia dal basso e protegge sempre il mio cammino»). È etereo ma reale, intrapsichico ma trascendente. Il suo enigma nasce dalla compresenza degli opposti, prerogativa, per l’appunto, di tutti quegli esseri limbici o ibridi che popolano da sempre l’immaginario collettivo: i folletti, le fate, i goblin, le creature acquatiche, le chimere, i centauri, i krampusses… ma anche, scendendo nel concreto, i giullari di corte, gli dei ex machina del teatro greco e perfino, in una certa misura, i pagliacci del circo. Tutte queste rappresentazioni ci sono misteriosamente vicine perché ci appartengono e ci chiamano dai baratri più arcani e impenetrabili dell’io, pur essendoci ‘intimamente aliene’ (un binomio solo in apparenza discordante).
Le pagine sono gradevolmente accompagnate dalle eloquenti illustrazioni di Luigi “Lewis” Busignani, poliedrico artista italo-americano.

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