mercoledì , Luglio 17 2024

Arrabbiarsi o non arrabbiarsi, questo è il problema

“Cantami, o diva, del Pelide Achille, l’ira funesta

che infiniti addusse lutti agli Achei …”

Omero

Chi non conosce la rabbia? Ognuno di voi almeno una volta nella vita l’ha sperimentata. Alcuni lo avranno fatto in maniera plateale, alzando la voce, mostrando il viso arrossato, occhi e bocca spalancati e inveendo contro la fonte dell’ira, altri l’avranno sperimentata in maniera più silenziosa, vivendo sommessamente dentro sé le sensazioni tipiche di questa emozione, senza tuttavia sentirsi autorizzati a manifestare il loro stato d’animo.

rabbia

La rabbia, insieme a gioia, paura, tristezza, sorpresa, disgusto e disprezzo è considerata una emozione di base, universale perché condivisa da tutte le persone a tutte le età e in tutte le parti del mondo. Tuttavia a differenza delle sue “sorelle” che sono accolte e accettate dalla società la rabbia e la sua manifestazione tende ad essere inibita a livello culturale. Fin da bambini siamo abituati a sentirci ripetere dai nostri genitori: “Non ti arrabbiare, non sta bene. Se ti arrabbi sei cattivo. Lascia perdere, non vale la pena arrabbiarsi.” Da sempre la rabbia è associata a qualcosa di negativo, da tenere a bada, sedare e preferibilmente evitare. E’ opinione condivisa che mostrare questa emozione non sia educato, che una persona arrabbiata dovrebbe mascherarne i segnali ed evitare di manifestare il proprio stato d’animo.

Questo tabù della società è determinato da una confusione di base che porta a confondere la rabbia con l’aggressività e la violenza, mentre  queste due esperienze sono decisamente differenti. La rabbia è un’emozione e può essere provata in differenti situazioni e con diversi livelli di intensità. Ci si può arrabbiare senza necessariamente arrivare ad una condotta violenta. L’aggressività è un comportamento ed è messo in atto per attaccare qualcosa o qualcuno. Può essere ti tipo fisico come picchiare o spingere qualcuno piuttosto che verbale come nel caso degli insulti rivolti contro la persona con la quale si è arrabbiati.

Al di là di questo limite culturale la rabbia è comunque un emozione faticosa da sperimentare a causa delle sue sensazione fisiche, il turbamento emotivo che si vive, la spossatezza che ne consegue e il ricordo sgradevole di alcune situazioni vissute.

Quindi se arrabbiarsi non è gradevole, come mai ogni giorno un gran numero di individui si arrabbia?

La risposta plausibile è solo una: perché è necessario.

La rabbia è la migliore valvola di sfogo, la migliore medicina in assoluto. Solo se ti arrabbi, riesci ad affrontare le difficoltà ed accettare il cambiamento, riesci ad accettare la realtà anche quando questa non è proprio come vorresti, ti liberi del timore che ti frena nel fare ciò che vorresti ed acquisisci fiducia e sicurezza. La rabbia esiste anche quando non la si manifesta, la differenza è la direzione che le si consente di prendere; o la si dirige verso il proprio interno, causandosi stress e tensioni, o la si indirizza verso l’esterno, dandosi la possibilità di liberarsene.

Ovviamente occorre una giusta misura nelle cose, arrabbiarsi troppo o non arrabbiarsi mai sono due estremi, occorre trovare la giusta armonia tra questi due lati della stessa moneta. Ogni persona necessita di trovare il proprio equilibrio tra questi due aspetti al fine di potere affrontare in serenità gli inconvenienti, gli ostacoli, le critiche che la quotidianità mette di fronte.

Per approfondimenti contattare la Dott.ssa Francesca Bologna all’indirizzo [email protected]

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