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Raccontami una storia: “La lavatrice”

La lavatrice

di Alina Pedruzzi

Oggi la mia lavatrice compie 18 anni.

È diventata maggiorenne.

Io e lei abbiamo molto in comune, siamo cresciute insieme fra molte storie, tanti parallelismi in cui riconoscerci.

Lei ubbidisce, non recrimina, non prende parola, in poche parole subisce, basta scegliere il programma adatto e voilà il gioco è fatto. Più o meno quello che facevo prima di entrare nell’ adolescenza. All’epoca non prendevo mai posizione, mi andava bene tutto, vivi e lascia vivere questo era il mio motto, effettivamente ero tranquilla, studiavo con poca passione, mi distinguevo per la mia parlantina, il saper cogliere un concetto con estrema facilità, solo in matematica ero carente, io e i numeri non ci siamo mai presi sul serio a parte i gradi della temperatura sul display della lavatrice. Il mio preferito è 40° non sbagli mai.

Vai sul sicuro con il programma delicato, come l’amore da ragazzina per un insulso giovanotto che non mi degnava di uno sguardo ed era pure brutto a sentire le mie amiche. Io lo vedevo piacevole non fosse altro per la zazzera in testa che gli conferiva un aria militare anche se ora ripensandoci tutto aveva tranne l’eleganza di un cadetto, ma gli ormoni da giovinetta erano impazziti perché obiettivamente col senno di poi ho dovuto ricredermi il suo viso era sgradevole, sembrava un ranocchio e se lo avrei baciato sulla guancia non si sarebbe mai tramutato in un bel principe.

Dopo alcuni anni di confusione, dove non sapevo chi fossi veramente, la mia lavatrice mi seguì nel caos di identificazione, ricordo magliette della salute linde e bianche uscire dall’oblò trasformate in colori stinti perlopiù in rosa pallido, mio fratello tentò di disconoscermi senza troppo successo.

Poi arrivò l’arcana domanda meglio il detersivo in polvere o liquido? Notti insonne a pensare, il dilemma per il bucato dei i miei straccetti, alla fine optai per il liquido solo per i capi leggeri e il detersivo in polvere per tovaglie, asciugamani e biancheria intima.

Quante ne abbiamo passate io e la lavatrice, ricordo i primi anni mi cullava un dolce rumore ora dopo moltissimi anni complice i numerosi lavaggi e l’acqua calcarea un fragore si accompagna alla centrifuga, sbuffante e rovinosa come certi pensieri farraginosi di domande senza risposte.

Ora dopo 18 anni sento che questo utile elettrodomestico sia arrivato al capolinea. Lo penso anche se l’affetto che mi lega è immutabile. Non pensavo che potesse suscitare sentimenti contrastanti e forti. Nessun’altra lavatrice avrà la mia attenzione e fiducia, nessun modello silenzioso e modernissimo avrà il mio cuore come lei, quella che mi ha accompagnato per ben 18 anni e sento fra poco mi lascerà è inevitabile, io piangerò lacrime calde e tristi.

Amica mia hai fatto il tuo lavoro, carico pieno, lanciando rumori cigolanti quando eri colma come la mia collera di ragazza, addio ti ho voluto bene, un elogio per te.

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