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Lucia Peruch: mutate and survive

Visitare Mutonia (base dei Mutoid a Santarcangelo di Romagna) è come visitare un universo parallelo in cui vecchi oggetti vengono assemblati e saldati con grande amore e poesia e trovano una loro anima, un loro potente ponte comunicativo con l’osservatore. La mia impressione iniziale è assolutamente confermata dal mio ingresso nella casa di Lucia Peruch dei Mutoid, un luogo delizioso dove il mio tempo si ferma, la mia anima si allarga e apre al bello, il mio occhio si sofferma con meraviglia su ogni oggetto, per la maggior parte assemblati e che danno vita a uno nuovo con un uso diverso da quello delle componenti iniziali.

 A introdurmi nella magia di questo processo la stessa Lucia “l’assemblaggio è un riconoscersi dopo-mi spiega-non c’è alcuna razionalità in questo processo creativo, sono i rottami che ti portano dove vogliono loro, con un richiamo al quale io rispondo a seconda dello stato d’animo con il quale mi approccio al lavoro”.

Qualche settimana fa Lucia ha vinto il secondo Concorso Internazionale d’Arte organizzato dalla Carlo Biagioli srl a Tema “Autoritratto” con l’opera Dancer , nelle intenzioni dell’artista è un invito a danzare con grazia e leggerezza tra le difficoltà della vita, ben rappresenta lo spirito del tempo in cui è stata realizzata “un periodo solare, bello. Ho deciso di partecipare a questa iniziativa perché ha un tema molto introspettivo che di solito non si affronta, è sempre una crescita e uno stimolo fare una riflessione su di sé”.

La ballerina ha le stesse fattezze di una delle pose del flamenco, una coincidenza assolutamente non cercata ma scoperta a posteriori, da un punto di vista tecnico i materiali di cui è composta la scultura sono tutti metalli di recupero, nello specifico:

Bricco per il latte in alluminio, moka elettrica, cachepot in ottone, denti di benne da scavatrice in acciaio, pezzi di marmitte di scooters, maniglie in zama nichelato, tuberia e ghiera in acciaio inox, bigiotteria vintage ed attaccaglie per pelletteria in ottone dorato, ornamento per pendola in lega di piombo, parte di un attacco in lega di alluminio per le forcelle di una moto, mestoli, scarto di taglio al laser, bulloneria e pezzi vari in ferro dolce ed acciaio.

La scultura è assemblata quasi interamente con fissaggi meccanici, anche se ci sono alcune saldature.

 

“Il filo rosso delle mie opere- spiega Lupan- è l’uso di rottami metallici, ho iniziato così e continuo in questo modo, la plastica non mi soddisfa altrettanto richiede un uso intensivo della chimica nella finitura, e soprattutto perché ciò che si realizza con questo materiale dopo dieci anni può capitare che sia già rovinato, io desidero che l’assemblaggio sia a regola d’arte, solido e duraturo”.

Lucia Peruch è arrivata a Mutonia nel 1996 vive questo luogo in armonia con uno dei suoi motti “mutate and survive”, il nucleo delle persone è cambiato negli anni, come i suoi componenti, c’è chi lavora a piccoli gruppi, in coppia e  chi da solo in differenti unità artistiche, perchè “lavorare insieme è bello finchè resta stimolante, altrimenti prevale il peso”.

Tra i progetti futuri di Lupan lavori su commissione e un progetto non radicato ma presente: quello di seminare libellule in ogni parte della Terra create da lei “a regola d’arte”, un simbolo di libertà, leggerezza e trasformazione “nel mio progetto di vita c’è di continuare a seminarle, il mondo ha bisogno di grazie, leggerezza e soprattutto tanta gentilezza”.

 

Ph : Gabriele Geminiani

Chiara Macina

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