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Il Trenino Biancazzurro: l’inizio

La storia della Repubblica di San Marino può essere declinata in diverse accezioni e raccontata in molteplici forme, dalla sua leggenda, attraverso gli avvenimenti e percorsi che nel corso degli anni hanno concorso a costituirla, ancora attraverso i monumenti più rappresentativi, le istituzioni e festività principali.

Una parte importante e ricca di significato per la storia di San Marino è quella rappresentata dal Trenino bianco e azzurro, la concreta realizzazione di un sogno, un’icona che ha riempito di orgoglio il cuore di ogni sammarinese, un mezzo che ha reso fruibile e accessibile il nostro territorio collegandolo in modo diretto e più veloce all’Italia.

Il Trenino ha permesso per decenni ai turisti provenienti da oltreconfine di provare l’ebrezza di spostarsi in territorio “straniero”, il nostro, senza spendere cifre in quegli anni non sostenibili, ha dato possibilità a quanti intrattenevano commerci con San Marino di raggiungerlo in modo agevole, inoltre negli anni bui della guerra si è trasformato in un prezioso “Ospedale da campo”, dando un importante contributo alla messa in salvo di molte vite umane.

Agli inizi del Novecento arrivare a San Marino non era certamente agevole, vi si giungeva con una diligenza trainata da cavalli che offriva due corse al giorno, a Serravalle questi erano sostituiti da buoi e asini, per riuscire a percorrere le salite ripide del tratto finale. Per percorrere il tratto Rimini- San Marino erano necessarie almeno tre ore, tempo che nei mesi invernali poteva espandersi sino a cinque o sei ore complessive.

Nel 1913 finalmente questo mezzo di trasporto venne sostituito da uno più sicuro e veloce: la corriera, che ridusse a un’ora i tempi di percorrenza.

I sammarinesi dovettero attendere il 1926 per vedere realizzato un sogno, quello relativo alla realizzazione del progetto di una ferrovia.

La storia del Trenino è la storia di un sogno, trasformato in realtà da un Accordo, quello stretto dal governo sammarinese con quello italiano, finalizzato alla realizzazione di un percorso.

Ogni rapporto comincia con un evento scatenante, un dato che a prima vista può essere considerato una casualità, ma che una successiva lettura degli eventi qualificherà poi come premessa ineluttabile di un percorso che andava intrapreso ad ogni costo.

E’ una visita di Benito Mussolini in territorio sammarinese a costituire la premessa per la costruzione della linea ferroviaria, il Duce stava ammirando il panorama accompagnato dall’allora Segretario agli Affari esteri Giuliano Gozi, quando sottolineando le bellezze del territorio, auspicò la costruzione di una ferrovia.

Con quella lungimiranza propria di tutti i sammarinesi il Segretario non si lasciò sfuggire l’occasione, ottenne la solenne promessa poi formalizzata in un Accordo, in cambio della cessione al governo italiano, per un periodo pari a dieci anni dell’esercizio di una stazione radio.

I lavori cominciarono nel 1928 con la posa della prima pietra il 3 dicembre. Il Trenino fu poi inaugurato il 12 giugno 1932 da Costanzo Ciano, ministro italiano delle poste e trasporti.

La linea aveva la prima tappa alla stazione di Rimini, seguiva la vallata dell’Ausa, per arrivare alla prima fermata in territorio sammarinese: Dogana, seguita poi da Serravalle, Domagnano, Valdragone, Borgo, e Città, per un tragitto totale pari a 32 km.

Le carrozze erano sei (a cui si aggiungevano 4 elettromotrici e oltre una dozzina di carri merci), dipinte nei colori rappresentativi del nostro Stato: bianco e azzurro, il simbolo della libertà e dell’indipendenza (in realtà il colore era una sorta di casualità essendo il bianco e l’azzurro i colori delle ferrovie “secondarie” quale era anche quella Rimini-San Marino).

La ferrovia giocò un ruolo determinante nello sviluppo del turismo verso il nostro paese, processo che conobbe una sonora battuta d’arresto allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando il nostro Trenino mutò la propria funzione, poca la gente disposta ancora a viaggiare per un fine ludico o culturale, moltissima quella animata dall’esigenza di recarsi sul Monte Titano alla ricerca di generi alimentari prima, e di salvezza poi, quando la linea del fronte raggiunse Rimini e a migliaia presero d’assalto la ferrovia in cerca di protezione nell’ “Antica Terra della libertà e indipendenza”.

San Marino può a buon titolo vantare una secolare tradizione di ospitalità, diede sempre asilo a chi glie lo chiese, cosa che si verificò più volte nel corso della sua storia e in particolare nel corso della seconda Guerra Mondiale.

In quell’epoca arrivarono in territorio migliaia e migliaia di profughi, convinti che la neutrale Repubblica sarebbe stata risparmiata dai combattimenti.

Arrivavano portando con sè masserizie, animali, cercando ospitalità dov’era possibile, i più fortunati trovarono alloggio nelle gallerie della ferrovia Rimini-San Marino, altri presso privati, altri in ricoveri di fortuna.

Si calcola che ben 100.000 fossero gli sfollati, di fronte ad una popolazione locale di circa 15.000 abitanti. Le autorità sammarinesi oltre che all’alloggio, dovettero provvedere al loro sostentamento e ai problemi relativi all’ordine pubblico.

Per andare incontro alle esigenze di tutti si arrivò persino alla decisione di razionare gli alimenti.

La guerra non risparmio la pacifica Repubblica che il 26 giugno 1944 venne sottoposta ad un immotivato bombardamento da parte di aerei inglesi, che causò 63 morti ed un elevato numero di feriti. Avvenne poi il passaggio del fronte: i Tedeschi, quando l’incalzare delle truppe nemiche diventò insostenibile, sconfinarono nel territorio sammarinese, inseguiti dalle truppe alleate, in particolare gli Inglesi.

Tra il 18 e il 20 settembre del 1944 si verificarono sul suolo sammarinese furiosi combattimenti.

Il 20 settembre tutta la Repubblica di San Marino, compresa la Città era in mano agli Alleati.

Conclusasi più tardi la guerra, San Marino dovette affrontare i problemi connessi alle distruzioni belliche e alla ripresa delle attività economiche.

Intanto si riorganizzavano i partiti e riprendeva la vita politica.

Nelle elezioni del marzo 1945 erano presenti due liste: il Comitato della Libertà e l’Unione Democratica.
ottenne la maggioranza la prima lista che raggruppava le forze della Sinistra.

Superati gli anni difficili del fascismo e gli sconvolgimenti della guerra, la Repubblica riprendeva la via della democrazia e di una serena operosità.

Tornando alla storia del nostro Trenino considerata nel periodo relativo alla Seconda Guerra Mondiale, dopo il bombardamento della stazione di Rimini, si optò per il trasferimento del materiale ferroviario a San Marino, ma una andò però distrutto nel bombardamento del giugno 1944, nel corso del quale fu centrato il tratto Domagnano- Valdragone. Altre distruzioni avvennero ad opera dei Tedeschi durante la ritirata nel settembre dello stesso anno, in particolare a Serravalle e a Rovereta dove fecero saltare anche dei ponti.

Delle sei carrozze solo tre si sono salvate, una restaurata pochi anni fa, ma non furono più riutilizzate. Riguardo i rotabili: l’elettromotrice AB 04, rimasta a Serravalle venne distrutta a fine anni ’90 per prelevare i carrelli, mentre i rotabili fino al 2004 erano di proprietà italiana. La carrozza AB 51 restaurata nel 1983 per la mostra ferroviaria fata all’allora Kursaal poi fu usata come ufficio del turismo presso i Tavolucci prima e poi nei primi anni 200 fu posizionata sul viadotto di Valdragone previo restauro e rafforzamento. L’altra carrozza giace ancora oggi come scheletro adiacente la galleria Ca Vir dove vennero ricoverate per poi essere estratte negli anni ’70 quando molte gallerie diventarono fungaie. Venne prelevato nel 2004 anche un carro merci da Domagnano e usato sulla ferrovia Genova Caselle. Un’altra elettromotrice la AB 02 doveva essere smantellata come la 04 ma prese fuoco all’interno della montale e del materiale se ne fece poi razzia. Nel 2011 vennero estratti dalla galleria Montale tutti i rotabili, carri e materiale ricoverato nei decenni precedenti tra cui 2 elettromotrici l’AB 01 e AB03 quest’ultima restaurata e funzionante, e alcune carrozze con i carri, depositati presso il magazzino dello Stato a Galavotto.

La linea ferroviaria Rimini-San Marino è stata una linea ferroviaria a scartamento ridotto, che ha collegato Rimini alla città di San Marino negli anni compresi tra il 1932 e il 1944. La costruzione della linea fu finanziata con capitali pubblici italiani del governo fascista di Benito Mussolini, dopo che era stata stipulata, il 26 marzo 1927 una convenzione di esercizio fra i due stati. La vita della piccola ferrovia internazionale fu molto breve, infatti venne danneggiata in parte dal Bombardamento di San Marino del 26 giugno 1944, l’ultima corsa si effettuò il  4 luglio 1944 con un treno che trasportava sfollati da Rimini. Molte furono le richieste di ripristino da parte della comunità, fu stilato anche un accordo nel 1953, ma l’indecisione delle amministrazioni portò ad un nulla di fatto.

Il tratto italiano fu smantellato tra il 1958 e il 1960 per far posto alla superstrada che la collega a Rimini (ma in alcuni tratti è ancora visibile ciò che ne resta). In territorio sammarinese la linea ferroviaria e gli edifici relativi sono stati progressivamente distrutti, in seguito alla firma dell’accordo, nel 1958, per la costruzione della superstrada e non solo. Alcuni edifici sono rimasti intatti, e sono stati venduti a privati o sono di proprietà dello Stato e concessi in uso ad associazioni o Enti. Il 21 luglio 2012 è stato ripristinato un tratto, riguardante la sola galleria elicoidale del Montale, in territorio sammarinese, nell’occasione è stata restaurata (ma data la mole dei lavori compiuti in pratica fu ricostruita) una motrice.

Continua….

Chiara Macina

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