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Il cuore pensa da sè e non ha bisogno del cervello

Si tratta del muscolo probabilmente più importante del corpo umano che è anche un organo, complesso e semplice al tempo stesso e che, forse non tutti sanno, può anche fare a meno del cervello.

Stiamo parlando ovviamente del cuore, motore e anche anima di ogni essere umano, che pompa il sangue in tutto l’organismo e che è tra gli organi vitali per antonomasia.

Fin da quando ci vengono insegnati i primi rudimenti sul corpo umano, un po’ semplicisticamente, si attribuisce al cervello il compito di generare tutti gli impulsi elettrici necessari al suo funzionamento, sia ovviamente quelli volontari, sia anche quelli involontari come la respirazione.

In effetti sono i neuroni, che con il loro impulso elettrico fanno contrarre i muscoli e addirittura sono responsabili dello stesso sviluppo delle cellule muscolari. Non fa eccezione il muscolo cardiaco, che però è anche una muscolatura già particolare di suo.

Il cuore però nello sviluppo di un organismo vivente complesso come l’essere umano, gioca un ruolo fondamentale e può capitare che continui a battere anche quando, in seguito a un trauma o a una malattia, il cervello abbia smesso di adempiere ai suoi compiti e la persona si trovi in coma irreversibile.

Tutto questo è possibile anche perché il cuore possiede un delicato sistema di autoregolazione del ritmo in quanto è dotato di una sua struttura intrinseca di conduzione. Diversamente dagli altri muscoli del corpo, la cui attività dipende dal cervello, il cuore è quindi autosufficiente perché possiede un proprio stimolatore che genera l’impulso elettrico che determina la contrazione, cioè il battito (nello specifico, il ritmo per l’attività comune è dato dal nodo sinusale, costituito da un gruppo di cellule situate nell’atrio destro).

Insomma, si potrebbe quasi affermare che il cuore potrebbe avere tutte le caratteristiche per pensare da sé, senza bisogno del cervello.

Ed è bastato infatti molto meno a poeti e filosofi per sviluppare teorie e attribuire al cuore di volta in volta la sede dell’anima, dello spirito vitale, dei sentimenti, dell’amore.

Certo è che se anche non sia lì che i sentimenti veri e propri trovano casa e si generano, è anche da lì che in minima parte si può dire che dipendano, perché è vero che anche le forti emozioni, non sempre e non solo di dolore, possono generare aritmie o peggio, portando anche a esiti fatali.

Che sia quindi anche il cuore stesso a entrare in gioco quando si sviluppa un sentimento forte come l’amore per una persona? La scienza medica al momento potrebbe avere più di un argomento per obiettare a tale affermazione, ma il dubbio a qualche inguaribile romantico resterebbe comunque.

Quel che è abbastanza sicuro, è che però il cuore va curato, allenato, e il più possibile protetto perché nella sua semplicità basta davvero poco perché dia problemi, anche se possiede davvero una resistenza come forse nessun altro organo del corpo umano.

Un suo cattivo funzionamento infatti, genera problemi a tutto l’organismo, mentre un suo perfetto funzionamento al contrario aiuta a vivere sani e a lungo.

C’è anche da tenere presente infine che proprio le malattie cardiovascolari, sono in quasi tutti i paesi occidentali la prima causa di morte tra la popolazione. Un triste primato dovuto soprattutto a dei non corretti stili di vita. Ma c’è anche chi da questo triste primato riesce a discostarsi, come ha fatto poco più di un anno fa la Repubblica di San Marino. Infatti, grazie alla notevole campagna di sensibilizzazione attorno al “progetto cuore” portata avanti dall’ottimo reparto di Cardiologia (fino a qualche settimana fa diretto dal dottor Liano Marinelli), ma anche da associazioni di volontariato come “Cuore Vita” e la dotazione nel territorio tanto di percorsi sulla salute, quando di defibrillatori automatici, il Titano ha abbassato il numero di morti dovute a infarti e altre malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Un risultato di notevole importanza, che potrebbe essere preso come esempio anche da altri paesi più grandi, Italia compresa.

Franco Cavalli

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