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Eravamo trash e felici, poi nulla è stato più così innocente

E’ il ritratto di una Rimini trash, specchio di un’Italia eccessiva, pacchiana e fracassona. Un’Italia in cui era facile essere felici e si guardava al futuro con speranza. Sarà per questo che quegli anni, dall’estetica smaccatamente grottesca, oggi li guardiamo con una certa benevolenza. E sorridiamo davanti agli scatti di vogliose signore in vacanza che si concedono agli sguardi dei birri di periferia sfilando in tanga, protette da maschere e cappucci, in improponibili concorsi di miss. Era l’epoca delle faraoniche feste in discoteca e delle sagre di paese, delle retate con i viados in lustrini e tacchi a spillo portati all’alba in questura, dei gavettoni a ferragosto, della gita a Italia in Miniatura e poi c’è quella famiglia allegra, spensierata, raccolta attorno al tavolo all’aperto del primo fast food italiano, nato proprio in riva al mare, che dà il nome al progetto di Luca Santese e Pasquale Bove: Italy & Italy, oggi esposto per la prima volta al Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia.

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Una mostra e un libro fotografico raccontano Rimini e di riflesso l’Italia, negli ultimi tre lustri del Novecento. II progetto Italy & Italy nasce dall’incontro tra il fotografo Pasquale Bove, uno che a Rimini ha bisogno di poche presentazioni e Luca Santese, curatore e cofondatore del collettivo di fotografi Cesura. Dal vastissimo archivio di Bove, che annovera qualcosa come 200.000 scatti, Santese ne ha selezionati 366 prodotti tra il 1985 e il 1999, per raccontare la prima iconografia degli anni Novanta. Rimini diventa emblema e specchio dell’Italia, un microcosmo dove avviene tutto: città di provincia in inverno, capitale della vacanza in estate. Il periodo 1985 – 1999, spiega Santese, coincide con l’inizio dell’attività di fotoreporter qui a Rimini di Bove e si conclude con il suo passaggio dalla pellicola al digitale. Potrebbe essere un dettaglio irrilevante, invece è il testimone silenzioso di un passaggio epocale. Nulla, infatti, negli anni a venire sarà più così innocente.

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Anni trash. Anni in cui i sogni si buttano a mare. Anni dove si ama, si trionfa o si crepa. Per chi conosce bene questi luoghi, per chi quegli anni li ha vissuti, l’arco di tempo che va dalla metà degli anni Ottanta alla fine del Millennio è un racconto che inizia dai libri dello scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli (il suo memorabile Rimini, come Hollywood, come Nashville), lungo la Riviera Romagnola immortalata negli negli scatti del compianto fotografo riminese Marco Pesaresi. E’ la Rimini dei Vip alla Baia Imperiale, dei politici che finite le convention si ritrovano al Paradiso e guardano la città dall’alto, da dietro i muri d’aria, come fosse una minuscola Los Angeles. Accanto c’è la Rimini trash delle bancarelle dei venditori di salamelle, le feste dell’Unità e tutto un universo diversificato che sulla costa romagnola si muove senza distizioni politiche e sociali.

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Per Luca Santese è il racconto perfetto. Era in cerca di una storia italiana e quando apre l’archivio di Bove, la sua storia è lì, già fotografata, solo da scrivere. Seguono settimane di incessante lavoro trascorse a guardare, scegliere, catalogare le immagini con cui raccontare l’iconografia degli ultimi 15 anni del secolo scorso. Non c’è una storia che svetta sulle altre, ci sono scatti di cronaca, fatti quotidiani, un “mucchio selvaggio” di vicende che si intrecciano in terra romagnola. C’è l’idea di una città di provincia che va oltre i suoi confini e si fa emblema di un’epoca sopra le righe, ma vista ai giorni nostri sicuramente nostalgica.

Antonella Zaghini

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